Eccidio di Cefalonia: anche Palagiano pagò un alto tributo.

E’ cominciata ieri sera, su Rai Uno, una nuova fiction di Riccardo Milani, con Luca Zingaretti, Valerio Mastrandrea, Luisa Ranieri, Claudio Amendola ed altri grandi attori.Il titolo “Cefalonia”, semplicemente.Un grande cast per un grande, seppur triste, evento che ha segnato la storia degli italiani.
Si concluderà questa sera il lavoro che la produzione Palomar ha voluto dedicare agli “Eroi di Cefalonia” ed ai “coraggiosi della divisione Acqui”.
Tra questi eroi anche un Palagianese, morto in prigionia per fucilazione…

Un po’ di storia:
L’8 settembre 1943 la Divisione Acqui che, forte di 525 ufficiali e 11.500 soldati, presidiava le isole di Cefalonia e Corfù agli ordini del generale Antonio Gandin, si trovò di fronte alla consueta alternativa: o arrendersi e cedere le armi ai tedeschi o affrontare la resistenza armata, sapendo di non poter contare su alcun aiuto esterno. Tra il 9 e l’11 settembre si svolsero estenuanti trattative tra Gandin e il tenente colonnello tedesco Barge, che intanto fece affluire sull’isola nuove truppe.
L’11 settembre arrivò l’ultimatum tedesco, con l’intimazione a cedere le armi.
All’alba del 13 settembre batterie italiane aprirono il fuoco su due grossi pontoni da sbarco carichi di tedeschi. Barge rispose con un ulteriore ultimatum, che conteneva la promessa del rimpatrio degli italiani una volta arresi. Gandin chiese allora ai suoi uomini di pronunciarsi su tre alternative: alleanza con i tedeschi, cessione delle armi, resistenza. Tramite un referendum i soldati scelsero all’unanimità di resistere.
Il 15 settembre cominciò la battaglia che si protrasse sino al 22 settembre, con drastici interventi degli aerei Stukas che mitragliarono e bombardano le truppe italiane. I nostri soldati si difesero con coraggio, ma non ci fu scampo: la città di Argostoli distrutta, 65 ufficiali e 1.250 i soldati caduti in combattimento.

L’Acqui si dovette arrendere, la vendetta tedesca fu spietata e senza ragionevole giustificazione. Il Comando superiore tedesco ribadì che "a Cefalonia, a causa del tradimento della guarnigione, non devono essere fatti prigionieri di nazionalità italiana, il generale Gandin e i suoi ufficiali responsabili devono essere immediatamente passati per le armi secondo gli ordini del Führer".
Il 24 settembre Gandin venne fucilato alla schiena; in una scuola 600 soldati italiani con i loro ufficiali furono falciati dal tiro delle mitragliatrici; 360 ufficiali furono uccisi a gruppetti nel cortile della casetta rossa. Questi gli ordini del generale Hubert Lanz, responsabile dell’eccidio: "Gli ufficiali che hanno combattuto contro le unità tedesche sono da fucilare con l’eccezione di: 1) fascisti, 2) ufficiali di origine germanica, 3) ufficiali medici, 4) cappellani. 5) fucilazioni fuori dalla città, nessuna apertura di fosse, divieto di accesso ai soldati tedeschi e alla popolazione civile. 6) nessuna fucilazione sull’isola, portarsi al largo e affondare i corpi in punti diversi dopo averli zavorrati".
Alla fine saranno 5.000 i soldati massacrati, 446 gli ufficiali; 3.000 superstiti, caricati su tre piroscafi con destinazione i lager tedeschi, scomparirono in mare affondati dalle mine.
In tutto 9.640 caduti, la Divisione Acqui annientata.
Molti dei superstiti dell’eccidio si rifugiarono nelle asperità dell’isola e continuarono la resistenza nel ricordo dei compagni trucidati e si costituirono nel raggruppamento Banditi della Acqui, che fino all’abbandono tedesco di Cefalonia si mantenne in contatto con i partigiani greci e con la missione inglese operando azioni di sabotaggio e fornendo preziose informazioni agli alleati.

Il Palagianese si chiamava Francesco Carucci.

Era nato a Noci (Ba) il primo gennaio del 1919, aveva studiato a Milano, dove conseguì a pieni voti una laurea presso l’ Università Cattolica S. Cuore. Un’ altra laurea la ottenne honoris causa.
Era sottotenente del CCCXVII Reggimento Fanteria a Cefalonia.
Aveva solo 24 anni quando, quella notte del 24 settembre 1943, morì per fucilazione in un campo di prigionia a Cefalonia.
A lui Palagiano dedicò una via.
Di lui è scritto il nome sul monumento dei caduti.
Anche alcuni giovani gli dedicarono, più recentemente, il nome di una associazione culturale.
Oggi il sottotenente riposa nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare a Bari.
Lì di lui si custodiscono, in una cassettina, un orologio ed una penna stilografica: gli unici oggetti trovati addosso ad un “grande” della nostra terra palagianese.

Altri conterranei: Andria, Putignano, Bitetto, Polignano sono paesi molto ricorrenti tra quelli che diedero i natali ai 9.640 caduti di Cefalonia e Corfù.
Scorrendo la lunga lista di questi nomi, appaiono anche alcuni paesi tarantini, come Laterza e Monteiasi.
Nacque a Laterza, infatti, il 16 settembre 1914, il sottotenente Natile Giovanni.
Di Monteiasi, invece, era il soldato Ladogana Domenico, che qui vi nacque il 21 febbraio 1913.
Entrambi appartennero al XVII Reggimento Fanteria ed entrambi furono dispersi in combattimento nel medesimo giorno ( 8 settembre 1943).
Il primo sul fronte greco, il secondo sull’ isola di Cefalonia.

Del XVII Reggimento Fanteria erano anche i soldati Gentile Filippo e Gentile Luigi, di Lacedonia.
Due gemelli nati il giorno 8 dicembre 1920, partiti insieme per il fronte e sacrificati insieme, nello stesso giorno (26 agosto 1943), all’età di 23 anni, a Corfù.

Tutti i nomi dei caduti sono sul sito cefalonia.it.



A cura di Antonello De Blasi.

Fonte: www.palagiano.net.

 

Articolo di Gianni Carucci - Carucci Francesco