A ’buono a buono’ = così all’improvviso, senza che ve ne sia motivo.

 

A che ora suona mezzogiorno? = ci vogliamo sbrigare, non vedete che è tardi?

 

Chi vuoi tingere? = gira al largo perché con me non attacca, non mi lascio prendere in giro da te.

 

Ha fatto la ‘faccia lavata’ = si è comportato così solo per salvare le apparenze.

 

Defecherai (kakè) l’uva e l’acino = me la pagherai cara e mi restituirai il maltolto con gli interessi.

 

Capiterai sotto! = prima o poi avrai bisogno di me ed allora faremo i conti e ne vedremo delle belle.

 

A casa ( casello) ‘ventotto’ = nel primo posto che mi capita a tiro e dove comunque è certo che non spenderò una lira.

 

A ll’acceccè = per finta, per scherzo, senza dare effettivo valore.

 

A ll’avvérƏ KrístƏ = con la massima fermezza e decisione, sul serio.

 

Alla ‘che me ne importa’ = da veri incoscienti, senza criterio alcuno.

 

A lla dƏfrƏsckètƏ = alla ‘rinfrescata’ = quando c’è frescura ovvero “quando si è più sereni e meno indaffarati”.

 

A llu rangónƏ! = all’assalto. Ognuno che si dia da fare e vediamo chi riesce a prenderne di più!

 

A ‘non se ne capisce’ = senza limite né ritegno, in maniera eccessiva.

 

Ha preso il ‘capo sotto’ = sta andando alla rovina.

 

Ha preso il ‘muso’ = si è offeso, si trova in cattive acque, sta male in salute, è morto.

A rrénzƏ a rrénzƏ = appena in tempo, per un pelo, a stento.

 

A sci’ frísckƏ! = andrai ‘fresco’ = povero te, sapessi quanti guai ti aspettano!

 

Sei andato ‘riva riva’ = poco è mancato che

 

A spurkjètƏ la ràzzƏ = è del tutto diverso dai genitori e dagli altri familiari.

 

A vvístƏ u mèlƏ parètƏ = si è reso conto che le cose si mettevano male per lui.

 

Sei venuto o ti hanno mandato? = ma chi ti vuole, chi ti ha mai invitato!?

 

AbbúzzƏ abbúzzƏ! = pugni chiusi, una mano che batte sull’altra: così si canzonava e ci si burlava del compagno di gioco.

 

Ovunque lo metti ne tira fuori le mani = sa fare di tutto, riesce sempre nei suoi propositi.

 

“Dove ti vai ‘attaccando, aggrappando’ (appƏllƏkànnƏ)”, oppure, “Non cercare pretesti (skàsíllƏ)” = non accampare scusanti così banali, non arrampicarti sugli specchi .

 

Dove vuoi scappare (fúscƏ)!? = stanne certo che prima o poi accadrà di certo.

 

Ho fatto ‘pensiero’ = ho cambiato idea, ci ho ripensato.

 

àgghjƏ skulètƏ = ho ‘svuotato’ = ho perso tutto, sono rimasto senza una lira.

 

Raccogliamo le robe = è ora di andar via.

 

Alé alé! = la forma più comune e semplice per canzonare e prendere in giro, quasi a volere dire “sei ridicolo e perciò devi provare imbarazzo e soggezione”.

 

Almeno ho un ‘respiro’ vicino = qualcuno che mi è di conforto sia morale che materiale.

 

Tuo padre come ‘lo dicono’? = qual’è il soprannome di tuo padre e dunque: “Tu chi sei?”.

 

BaldínƏ baldínƏ! = Ubaldo Ubaldo! = povero te, quanto sei scemo! Come riferito da Cenzino Cetera, trattavasi di un trovatello molto povero degli anni venti, il cui nome col tempo venne a identificarsi con la figura di un bonaccione da burlare.

 

Che sorta di ‘esofago’ (kannanóscƏ) che ha = mangia tanto, ingoia tutto, sia cibo che regalie.

 

Che hai mangiato, culo di gallina? = non fai altro che parlare, sta un po’ zitto.

 

Da dove esci tu ora? = ma cosa dici, come mai ti comporti così, perché questa tua sparata?

 

Facciamo le ‘facce – prova’ = mettiamo i due litiganti a confronto ed ognuno dica la sua.

 

M’ àgghjƏ fàttƏ nízza nàzzƏ = mi sono abbuffato, ne ho presi a non finire, ho soddisfatto in pieno le mie voglie.

 

Puté puté! = cantilena rituale per ‘incitare’ la fiamma del focolare che si sta accendendo a prendere vigore. Mia nota: durante i falò di San Giuseppe, usavamo questa formula anche per far cambiare direzione alla fiamma, aggiungendo “io non sono stato, il cane è stato!”.