“Chi rimproverar ti vuole, ambasciator si finge” = Si raggiunge uno scopo poco gradito all’antagonista attribuendone la responsabilità ad altri.

 

“Chi spianta e pianta ha sempre terra vuota” = Bisogna dar tempo ai terreni perché diventino produttivi.

 

“Chi ha figli maschi passeggia, passeggia, chi ha figlie femmine lavora, lavora” = Quella benedetta “dote “ non dava pace ai genitori.

 

Se vuoi conoscere il fesso dagli l’impiego = Nel rapporto con gli altri che ne consegue non gli sarà possibile nascondere i suoi difetti che necessariamente verranno alla luce.

 

Zitto zitto in mezzo alla piazza = Il segreto di Pulcinella.

 

Da padrone di barca a barca in fitto = Il lamento di chi si vede costretto a chiedere ad altri qualcosa di cui è stato da poco privato contro la sua volontà.

 

E sempre cinque tiri!? = Non cambi mai, sei sempre il solito!

 

‘E tu?’disse Pasqualino ttetté = Quando non si vuol rispondere a domanda indiscreta si prende a modello questo bonaccione il quale, qualunque cosa gli si chiedesse, rispondeva sempre in questo modo. Si racconta che così fece persino al giudice che gli chiedeva appunto: “Giuri di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità”.

 

“E va bene!” disse Michelino quando vide la moglie, la figlia e l’asina in cinta = Pazienza e sorriso allungano la vita.

 

E’ di pecora e non si cuoce = il testardo non cambia mai i sui propositi.

 

E’ meglio che muoiono cento padri e non una madre = la figura materna è insostituibile.

 

E’ morto coi funghi = riferito a persona che non si vede in giro da tanto tempo.

 

E’ andata la barca a mare = ormai è tardi e non si può più tornare indietro.

 

E’ andato il morto in chiesa = ormai è troppo tardi, avresti dovuto ricordartene prima.

 

Tra la madre e la levatrice morì soffocata la piccina = accade non di rado che le conseguenze di litigi altrui cadono su persone che non c’entrano nulla.

 

Fruscio di scopa nuova = lo zelo solerte del neofita che cesserà in men che non si dica.

 

Friggendo mangiando = senza perdere tempo, presto ed in fretta.

 

Bottega del fabbro ferraio o spezieria, ferrami l’asino che devo andar via = così leggenda vuole abbia detto un vecchietto al farmacista che invano gli faceva presente che aveva sbagliato posto. Per noi allora “non andiamo tanto per il sottile, veniamo al dunque”.

 

Scappa che è notte = presto presto, senza perdere tempo.

 

Le candele si consumano (la cera finisce) e la processione non cammina = il tempo passa e non stiamo concludendo un bel nulla.

 

I tre compagni amati, Francesco, Nicola e naso sporco = all’apparire della solita combriccola.

 

I guai della pentola li conosce la cucchiara = nessuno può conoscere realmente la situazione ed i problemi di una famiglia, se non coloro che ne fanno parte.

 

Abbiamo perso ‘terzi’ e capitale = Peggio di così non poteva andare. Il detto prende spunto dal fatto che il feudatario dava incarico di lavoro ed una percentuale del ricavo (“un terzo”) al contadino, e quando l’annata ed il raccolto erano magri o addirittura nulli, non ne beneficiava nessuno dei due.

 

Abbiamo detto la messa al cazzo = tanto lavoro per nulla. Così pare abbia esclamato un monaco il quale, recatosi in una località lontana per dire messa ed avendo avuto in compenso una certa somma, al ritorno incontrò una donna di facili costumi dalla quale si lasciò tentare ed alla quale dovette corrispondere lo stesso importo.

 

Abbiamo fatto come il riccio e la volpe = Pioveva, e il riccio si avvicinò alla tana della volpe e chiese ed ottenne di ripararvisi. Si arrotolò a palla e, gonfiandosi, con i suoi aculei pungenti a poco a poco costrinse la volpe ad andar fuori dalla tana. Morale della favola: i prepotenti trovano sempre il modo per avvantaggiarsi.

 

Siamo rimasti come la sposa di Pulsano = che attese invano sulla soglia della chiesa l’arrivo dello sposo.

 

Uno due volte si ‘impegna al massimo’, quando lavora per proprio conto e quando mangia a spese degli altri = e come gli si può dar torto? Mia nota. Conoscevo anche la terza volta che uno si impegna al massimo: quando va a letto con una donna diversa dalla moglie.

 

Vive alla ‘scusa’ di Cristo = manco il Padreterno sa che esiste, per quanto è derelitto e povero.

 

Caro (buongiorno) e cammina = ti saluto perché sono una persona educata, ma stammi il più lontano possibile.

 

Quelli di Palagiano, né gatti né cani = sferzante autocritica che evidenza abulia, pigrizia ed indolenza.

 

Chiacchiere e frutto: perentorio invito da parte del padrone o del caporale ai braccianti a produrre, non importa come. In genere si chiede ad altri di darsi da fare, per ottenere quanto ci si è prefisso.

 

Cristo è di giustizia (giusto)! = ben ti sta, così impari per la prossima volta.

 

Quando arriva cattivo tempo da Montecamplo, scappa avanti (fuggi) = le perturbazioni da sud – ovest sono foriere di forti piogge.

 

Quando la cosa va e viene l’amicizia si mantiene = quanto più gli aiuti sono reciproci, tanto più il rapporto è stabile e duraturo. Mia nota. Esiste una variante simile per significato: se il piatto va e viene, l’amicizia si mantiene; se il piatto va e non torna, l’amicizia si frastorna.

 

Quando ti trovi a ballare balla = vi sono circostanze in cui è bene non tirarsi indietro.

 

Quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima = non fidarti di chi ti circuisce né ti inganni la sua cortesia.

 

Per un misero peccatore, penitenza generale = “Hai disubbidito!? a digiuno sia tu che i tuoi fratelli”. Dunque per colpa di un solo responsabile, sono in tanti a pagare.

 

Cornuto e contento = la dabbenaggine di chi subisce consapevolmente.

 

Cornuto, battuto e cacciato di casa = al danno si aggiunge la beffa.

 

L’acqua che non ha fatto in cielo sta = non disperare, tanto prima o poi accadrà, è solo questione di tempo.

 

L’anno di poi e il mese di mai = non se ne parla nemmeno, scordatelo.

 

L’occhio vuole il vento e la gamba il riposo = a seconda del malessere varia il rimedio. Mia nota. L’autore traduce “il riposo” con “l’abbiéndƏ”. Infatti, “c’ sim abbiéndƏt”, equivaleva a “ci siamo riposati”.

 

La brutta disprezza e la sporcacciona prova disgusto = ognun dal proprio cuor l’altrui misura.

 

La figlia muta la mamma la comprende (sa quel che vuole)= ho capito tutto, so perfettamente cosa vuoi e cosa pensi.

 

La grossezza è mezza bellezza = l’essere robusto era indice di buona salute.

 

La gallina ‘piccolina’ sembra sempre una pollastrella = più si è minuti e più giovani si appare.

 

La gallina fa l’uovo e al gallo brucia il sedere = dedicata a chi si lamenta per un danno subito da altri.

 

La carta è amante dei fessi = un modo come un altro per consolarsi da parte di chi vedeva primeggiare senza merito il suo rivale.

 

La zucchina si cuoce con la stessa sua acqua = lasciamolo fare. Vedrete che alla fine si convincerà da solo.

 

La Madonna che ti aiuti, ogni passo una caduta = scherzoso augurio a chi sta partendo.

 

La miglior parola è sempre quella che non si dice = la discrezione e la riservatezza non guastano mai.

 

La mula di Alessio, per non fare un miglio ne fece mille = divenne un esempio di poca scaltrezza questo personaggio che, per far meno fatica, anziché caricare sul mulo tutta la legna da portare in paese, ne mise poco per volta, e fu perciò costretto a ripetere il tragitto tantissime volte. Mia nota. Esiste anche la versione: “Va e viene il mulo di Alessio”.

 

La ragione si dà ai fessi = in risposta a chi vorrebbe cavarsela col solito “hai ragione tu”.

 

La troppa confidenza va a finire a cattiva creanza = a tutto vi deve essere un limite, anche all’eccessiva familiarità che può degenerare in comportamenti sgarbati.

 

Meglio se avessi affogato una gamba in una fiscella di ricotta = non intendevo offenderti, non lo farò mai più.

 

Ma quando mai abbiamo mangiato insieme!? = con te non ho nulla da spartire, manteniamo le distanze.

 

Mariarosa (Maria contrariosa) quando piove innaffia le rose = il simbolo dello spirito di contraddizione.

 

Meglio cento chili sulla spalla che mezzo chilo in corpo = liberatevi subito del superfluo peso del ventre.

 

Presto (“ménƏ” ) ‘tu dell’uovo’! = raccontano di un padrone il quale si avvicinò furtivamente ai lavoranti ed a ciascuno, facendo credere che fosse il solo a riceverlo, regalò di nascosto un uovo. Dopo un po’ pronunciò ad alta voce il detto, e tutti gli obbedirono per ricambiare il privilegio che ritenevano di aver ricevuto.

 

Maggio, fa come ti piace = siamo in fase di chiara transizione climatica. Mia nota. Noto anche nella forma: aprile non cambiar vestito, maggio fa come ti piace.

 

Vino vecchio e olio d’annata = consiglio di chi se ne intende.

 

Morì il figlioccio ( sciussccéttƏ ) e non fummo più compari = non hai più bisogno di me e non ti fai più sentire.

 

Ce ne siamo andati da Cristo alle cozze = di punto in bianco siamo passati da argomenti seri a faceti.

 

Una gazza mantiene cento gazze e cento gazze non possono mantenere una gazza = i sacrifici che fanno i genitori sono unici e non hanno pari. Mia nota. Conosciuto anche nella forma: una gallina mantiene cento pulcini…

 

Natale a casa tua e Pasqua con chi vuoi = il clima rigido da un lato e la festività più sentita dall’altro consigliano il tepore domestico.

 

Narici di cane, mani di barbiere e sedere di donna, sempre freddi sono = il cane non sa soffiarsi il naso, il barbiere è sempre a contatto con l’acqua fredda, per la terza… mistero!

 

Ci vogliono gli spaghetti per riempire la pancia = fatti e non parole.

 

Non è ‘mustacchio’ ( mmustàzzƏ, baffo) suo = non è farina del suo sacco.

 

Non canta il gallo e non luce luna = tutto tace, non se ne sa più nulla.

 

No’ llu pƏgghjé kƏ ppàsta mƏnútƏ = non prenderlo per pasta sottile = non sottovalutarlo. Mia nota: ridendo, c’era chi aggiungeva “…ma è un maccarone!”.

 

Non mischiamo le bucce con le fave = procediamo con ordine e diamo il giusto valore alle cose.

 

Non ci vuole la zingara per indovinare la fortuna = era più che prevedibile, ero certo che sarebbe accaduto.

 

Non ne cadono spighe = non perdere tempo con lui, ti dirà sempre di no.

 

Non ne vuole paglia l’asina = da quell’orecchio non sente, non vuol proprio saperne. Non perdere tempo con lui, è inutile insistere.

 

Non prendiamo assi per figure = non cambiamo le carte in tavola.

 

Non ha nemmeno occhi per piangere = è ridotto così male che peggio non si può.

 

Non ha nemmeno numero di casa = è persona poco affidabile, senza fissa dimora.

 

Non ha né arte né parte = è un incompetente, un buono a nulla.

 

No’ ttƏ fè ngarkè u kappiéddƏ = non farti ‘premere giù’ il cappello = reagisci, ribellati a chi ti vuole umiliare.

 

Non gettarti nelle vigne piene = non esagerare e cerca di contenerti, abbi un po’ di ritegno.

 

Nottata persa e figlia femmina = al danno si è aggiunta la beffa.

 

Nessuno ti dice:”Lavati la faccia così sembri più bella di me” = tutte vogliono primeggiare.

 

PàrlƏ (puttènƏ) ka u kàzzƏ tƏ séndƏ = parla pure tanto nessuno ti sente.

 

Parlando del diavolo spuntarono le corna = appare qualcuno o accade qualcosa di cui si stava discorrendo.

 

Parla come ti ha fatto tua madre = invito ad essere schietti e a non darsi tante arie.

 

Passa l’angelo e dice ‘amen’ = formula magica con cui credenza popolare vuole diventi realtà ciò che si dice o si fa , di bello o di brutto, in quel momento.

 

Pecora pasce e campana suona = tutto resta come prima, non accade nulla di nuovo. Per qualcuno, con tale espressione si commentava il passaggio per strada di un fannullone.

 

Pesce di tutte (le) paranze = soggetto privo di personalità, che cambia opinione ad ogni mutar di vento.

 

Anche la regina fu soggetta alla (dipese dalla) vicina = nessuno può fare a meno del prossimo.

 

Anche la pulce fa la tosse = detto all’interlocutore che, pur non avendone i requisiti, ritiene di dover dire la sua in circostanze delicate.

 

Anche il sale fa i vermi = invito a restarsene buono, a chi non si ritiene per nulla essere all’altezza.

 

‘Dietro mi vieni’, il fiorone (kƏlùmmƏ) al fico (frutto) = ricorda che il tempo passa per tutti e per tutti viene il momento del declino e della sofferenza.

 

Sta come un asino in mezzo ai suoni = non sa che pesci prendere, è confuso e frastornato.

 

Si ‘getta in avanti’ per non cadere dietro = sapendo di essere nel torto, si precostituisce l’alibi.

 

Allora (tànnƏ) eravano fratelli e sorelle quando mangiavamo il pane di pane di papà (tutti ad un piatto) = malinconica presa d’atto dell’affievolirsi dei rapporti affettivi.

 

Tre sono i potenti, il re, il Papa, e chi non ha nulla = quest’ultimo, non avendo nulla da perdere, se ne infischia di tutto e di tutti.

 

Ti conosco ‘ciliegio’ = so bene chi tu sei per davvero. Leggenda vuole che così abbia esclamato un incallito miscredente ad un crocifisso che sgorgava sangue, ritenendo appunto doversi trattare della resina che fuoriusciva dal legno del suo ciliegio che aveva un giorno abbattuto e dal quale era stato ricavato un oggetto sacro.

 

Ti conosco pero selvatico (kalaprìscƏ) = “Anche se oggi ostenti benessere e sei così presuntuoso, sappi che ricordo bene quand’eri povero e negletto.

 

Te lo puoi bere in un bicchier d’acqua = persona educata e disponibile.

 

Il gusto dell’asino è la gramigna = non vedo perché ti meravigli, a lui piace così.

 

Il pepe e il resto = anziché ringraziarci, ci hanno rimproverato. Leggenda vuole che un bimbo si sia recato dal bottegaio al quale, mettendo sul banco moneta inferiore al costo della bustina, ebbe a dire in modo perentorio: “Il pepe e il resto, ha detto mamma”.

 

Il primo pensiero è angelo = segui l’istinto.

 

Il sole secca i fichi = “E tu infastidisci le persone”! (per i monelli era tutt’altro ad essere “seccato”).

 

La commissione (sruìzzjƏ) che ti secca (spìngƏ) falla per prima = la metti subito via e non ci pensi più.

 

Cerca sempre lo straccio (la toppa) a colori = ha sempre pronta una giustificazione per tutto.

 

Va’ a crescere figli! = il lamento di chi si vede dimenticato da coloro che ha beneficiato.

 

Va’ a mettere tenda da un’altra parte = togliti di mezzo, la tua presenza non è per nulla gradita.

 

Vuole che lo si porti col garofano davanti al naso = il permaloso che non vuole mai essere contraddetto.

 

Vuoi andare sempre sopra per sopra come l’olio = sei presuntuoso, vuoi sempre fare il primo della classe.