In estate vi erano ferie per pochissimi e, quando il lavoro lo permetteva, si andava a mare. Lo si raggiungeva giornalmente in bicicletta o coi carri. Solo alcuni giovani montavano le tende sui costoni delle dune, dove sostavano per diversi giorni: erano i più felici.
Le località più frequentate erano Venti e Chiatòna, in quest’ultima, ci si riversava di più, sia per la vicinanza, sia per la presenza, dagli anni trenta di un lido custodito, dove si poteva usufruire di una cabina o di uno spogliatoio.La maggior parte delle famiglie contadine si riversava su Venti. Erano giorni di felicità, dopo un anno di fatiche.Quando a bordo dei carri si giungeva nei pressi della pineta, l’odore dei pini ti raggiungeva, ti accarezzava, t’invadeva; man mano che il carro procedeva, all’odore dei pini subentrava quello del mare, indefinibile.Nelle carreggiate sabbiose tracciate tra le dune più basse, le ruote dei carri affondavano e il carico diveniva sempre più pesante. I cavalli sollecitati ripetutamente rifiutavano di proseguire.Si scendeva allora dai carri e, scalzi, si proseguiva verso il mare baciati dalla bianca e granulosa sabbia.A qualche metro dalla riva, poi, i carri sostavano e, coperti da ampi teli, si mutavano in tende, spogliatoi e ripari per consumare il pasto.Le donne, lontane dagli occhi indiscreti, in quei ripari, lasciavano le vesti, venivano fuori con circospezione coperte da lunghe sottane che lasciavano intravedere solo i piedi e le braccia; si adagiavano in mare nei pressi della riva attorniate da nugoli di bambini che spruzzavano acqua da ogni parte, inondandole.I ragazzi più intraprendenti, dopo aver indossato i pantaloncini da bagno, si spingevano nel mare più in dentro, trastullandosi con le creste delle onde che si rincorrevano proiettandosi verso la riva.Gli uomini, poco lontano, coi bianchi mutandoni affioranti dal mare, col petto nudo e l’immancabile paglietta in capo, sorvegliavano sornioni.I cavalli legati ai cespugli guardavano l’immensa distesa del mare che brillava sotto i raggi del sole: il collo teso, la testa alta e le froge dilatate sembrava richiamassero i galoppi nelle immense praterie, la carezza delle acque marine e fluviali, richiami ancestrali indelebili.I padroni li portavano in mare quando il sole diventava più cocente e li lasciavano sulla riva. I cavalli, al primo impatto, si fermavano, assaporavano gli spruzzi delle onde, si addentravano pian piano, fino a raggiungere l’acqua alta, per provare l’ebbrezza del nuoto.All’ombra del carro, intanto, le mamme preparavano da mangiare; mentre i piccoli venuti fuori dall’acqua, si rotolavano e si trastullavano nella sabbia calda. I ragazzi grondanti acqua si rincorrevano sulla spiaggia per asciugarsi al sole.Lontano si intravedevano le azzurre cabine del lido di Chiatona e la spiaggia punteggiata dagli ombrelloni variopinti. Era lì che si ostentavano i primi vestiti da bagno.
Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini