Tela tela casarola. Gioco fatto di preferenza intorno al braciere o vicino al camino. I partecipanti toccavano un lembo di fazzoletto, mentre chi comandava il gioco diceva, rivolgendosi ad uno dei presenti: “Tela tela casarola…tira!”. Se il designato, non tirava il suo lembo, pagava un pegno. Stessa cosa quando il comando era “allenta!”.

 

Calcio con le monetine. Le panchine che negli anni cinquanta stavano in piazza Vittorio Veneto, erano a forma di parallelepipedo rettangolo, che ben si prestava a simulare un campo di calcio. Bastavano tre monetine, due rappresentavano i due giocatori avversari, la terza il pallone. I passaggi di gioco avvenivano con l’indice strofinato sul pollice (in dialetto palagianese, gesto chiamato tipp’t), in modo che il giocatore facesse entrare il pallone nella porta avversaria.

 

La piramide di sabbia. Con la sabbia si costruiva un piccola piramide, in cima alla quale si inseriva un rametto o simile. A turno, si toglieva un po’ di sabbia dalla base della piramide, e chi faceva cadere il rametto, pagava un pegno.

 

Il cinema in cilindretto. In un quaderno arrotolato a cilindro, si inserivano pezzettini di carta, e si avvolgeva il quaderno con fazzoletto. Si guardavano poi le varie figure che si formavano.

 

L’impiccato. Si disegnava un piccolo patibolo, e si scriveva poi la prima e l’ultima lettera di una parola. Ad ogni errore, si disegnava una parte del patibolo fino alla completa impiccagione.

 

Giro d’italia. Per terra veniva tracciato un circuito. Al punto di partenza, si mettevano pezzi mattoni o pietre lisce, che venivano lanciati a contatto terra, fino a completare il circuito. Chi toccava il tracciato, cominciava dall’inizio.

Giuseppe Favale