Il carnevale per secoli, ha segnato l’inizio del nuovo anno, coincidendo con il tempo del maggior risveglio della natura. Un fondamentale rapporto quindi, tra l’uomo e la natura, fondato sul principio magico della vita ispirato al bisogno di rinnovarsi periodicamente, mediante l’espulsione  del male (malattie o peccati) accumulatosi durante il ciclo che si conclude e della propiziazione della nuova fase che si apre.Il Carnevale, periodo di gioia e di allegria, rappresenta l’evento con il quale almeno una volta, è concesso capovolgere l’ordine sociale costituito.Questa antica motivazione è alla base dell’espressione corale  di riti che si manifestano nelle celebrazioni carnevalesche. Sono la vita e la morte che si fronteggiano, si esorcizzano con riti, travestimenti e balli attraverso la vitalità più sfrenata. Con questo spirito è stata realizzata la sfilata di Carnevale con la partecipazione di tutti gli alunni e i   genitori del nostro Circolo Didattico, compresi gli alunni “Adulti” dei corsi E.D.A. (educazione degli Adulti) che in collaborazione con l’Associazione di volontariato del territorio, vigilanza ecc.., hanno voluto ricordare il carnevale di una volta…“

…..U CARNVEL MURT”

Nella nostra tradizione palagianese, come in larga parte del Sud, durante l’ultimo giorno di festeggiamenti, si commemora la morte di Carnevale. Esso viene raffigurato da un uomo, qualche volta da un fantoccio confezionato con vecchi abiti rimpinzati di paglia. La rappresentazione si svolge con la fase del processo nel quale vi agiscono, oltre all’imputato, l’avvocato difensore, il pubblico ministero e la moglie dell’imputato che porta in braccio un bimbo per commuovere i giudici e culmina con la messa a morte di Carnevale, al quale si addossano tutti i mali e i peccati. Il giudice, con un procedimento molto sommario e in maniera solenne, condannava a morte “ u carnvel”.

Urli, schiamazzi, fischi e altro, accoglievano la sentenza, mentre la moglie gridava: ah, murt…! Una volta morto, bruciato o in un altro modo, veniva messo in una rudimentale bara e portato in giro con un carro addobbato di campanelli, nastrini colorati, palme: anche il cavallo e il cocchiere erano bardati di nastrini e cianfrusaglie varie. Lo piangeva disperatamente la pittoresca moglie (che poi era un uomo vestito da donna con mantellina a lutto) con urla, frasi strazianti, si strappava i capelli, anzi la parrucca. La fisarmonica dava vita a melodie  funebri. Il carro era seguito da amici e parenti, anche loro “distrutti dal dolore”, mentre la moglie continuava ad urlare: “tutt i debbt, ci l’ha pajè mò!? …. e la terr ca ma lasset, ci l’ha zappè? I m’accis u purc, ci slu mang a stu dlor!!! La colp iè tott la toj. A manget com u maiel e po’ ha sciattet!!! (traduzione in italiano: “i debiti chi li paga ora?”, “e i terreni che mi hai lasciato, chi li zappa ora?”, “abbiamo ucciso il maiale, chi se lo mangia con questo dolore!”, “ è tutta colpa tua. Hai mangiato come un maiale e poi  sei scoppiato!”).

 

 

 

Fonte: “Palagiano tra saperi e sapori”, Circolo Didattico Giovanni XXIII.