L'altra 'mbost. La maggioranza ha tre consiglieri irrequieti, il Pd riunisce il suo sinedrio e decide di chiedere al sindaco di destituire l'assessore Orlando Rinaldo, in quota al "tagarelliani", Mauro Tagariello, Simone Lippolis e Domenico Latagliata; ma non ottiene le firme di tutti, quindi si rompe un po' al suo interno.
L'Udc Antonio Scalera avvicina il Pdl e sussurra l'ipotesi di governo tecnico, cioè uno o più assessorati a loro; fumo negli occhi per il Pd, perché dando al Pdl l'aura sacrale dei salvatori della patria, significa far crescere due tipi che già pare abbiano il concime in tasca, Donatello Borracci e Ciccio Serra.
A sua volta il Pdl, sapendo che il Pd porrebbe il veto a farlo apparire salvatore dello consigliatura. si dice costernato per la sfarinamenlo della maggioranza, dispiaciuto perché l'ottimo cittadino Gaetano Tarasco è caduto nella pania della partitocrazìa, ma aspetta che la maggioranza vada in frantumi. Infine il sindaco si chiede: al Pronto soccorso son cucitore di carni lacerate, in politica devo io allargare le ferite, fino alla mutilazione? Ma se non si prostra dinanzi ai partitanti, invece di perdere i tre tagarelliani, perde ressiani e scaleriani, cioè il resto della maggioranza, o quanto meno essi si disamoreranno di lui e della politica come servizio pubblico e saranno indotti a fare solo politica ad personam. Per dirla con un'immagine antica, Tarasco sta fra l'incudine e il martello: se manda via i tagarelliani avrà la maggioranza di un solo voto, cioè sarà in balia di tutti; se li trattiene si inimica coloro che gli hanno chiesto di espellerli e finisce in minoranza.
Al momento, l'unica cosa certa è che Pd e Udc, chiedendo l'estromissione dei tre consiglieri non crisi hanno provocato alla maggioranza, ma uno stato di profonda astenia, una debilitazione tale che d'ora in poi, dal suo secondo mese, andrà sempre barcollando.
In più nel Pd ci sono iniezioni di curaro. Quando si formarono le commissioni girò voce che Carmine Montemurro, come si addice ad ogni hidalgo (don Chisciotte era un hidalgo), parteggiò per i più deboli, i tagarelliani; egli spiegò d'aver sparso parole di concordia; ma in un'intervista a Pino Favale che chiedeva se ci fosse e chi fosse il quarto dissidente, Tagariello rispose: guarda i presidenti delle commissioni: e Montemurro è presidente di commissione. II caso (?) ha voluto che Montemurro fosse assente nella seduta d'ostracismo dei tre dissidenti, tutti hanno sospettato che l'assenza fosse diplomatica e il vicesindaco Maria Grazia Mellone ha detto che avrebbe firmalo dopo Montemurro, quindi rendendo inefficace tutta la seduta, perché Montemurro, da prof. di lettere che sa di poesie patriottiche e di storia unitaria, ha scelto di indossare i panni del saggio, paziente e longanime. Che, però, la situazione sia grave, è attestato dalle severe parole di Pietro Cifone, un uomo mite nella sua corporeità e nel ritmo del parlare. "Abbiamo discusso, dice l'assessore Cifone, già presidente del Consiglio comunale, e fra poco, come coalizione, presenteremo al sindaco una richiesta di verifica. Lo scopo: serrare i ranghi, perché i tre, in un mese e mezzo ne hanno fatte troppe, assenza al secondo consiglio, blitz nelle commissioni, caso comandante dei vigili urbani, vedono del marcio in tutto ciò che facciamo noi e non vogliono che noi si veda in ciò che fanno loro, e noi non possiamo perdere la fiducia dei nostri tecnici".
"In illo tempore" ogni verifica era prodromo di crisi, cioè di cambiamento della reggenza, per lo più soltanto di ruoli fra le medesime persone; ora ciò non è più possibile, il sindaco non lo si può cambiare, quindi nemmeno gli assessori se sono ben protetti in Consiglio. Come attori di scarso repertorio, si è di nuovo nel vecchio teatrino della politica; in palagianese si direbbe che è la 'mbost, che allagava il paese, portando fango dalla murgia mottolese, oggi è l'alluvione delle parole che ha allagato il municipio.
Michele Cristella
Fonte: Corriere del Giorno