Il sedere che procura più lavoro, il più irrequieto, il più misterioso. Il sedere perfetto, ed altro ancora.

Si presenti.
Mi chiamo Carta Igienica, e dimoro nei gabinetti. Nella versione hard vengo utilizzata di preferenza dai maschietti, mentre le femminucce preferiscono la versione soft.
Parliamo della sua storia.
Limitandomi al secondo dopoguerra, ero pressoché sconosciuta al grande pubblico, che preferiva uno straccio, c.d. “pezz du candr”, utilizzato da ogni componente della famiglia. Con il diffondersi della carta stampata, trovai un po’ di spazio per l’uso, fino a passare, metà anni cinquanta, ai fogli che impacchettavano il pane. Attualmente, vengo utilizzata da otto persone su dieci.
E le altre due?
Sono per lo più giovani, che in casi di emergenza, usano pietre arrotondate e ramoscelli di ulivo.
Il suo profumo preferito.
Più che da me, da chi mi usa. Il Partito Democratico preferisce al peperoncino, con un retrogusto amaro di margherita. Il Popolo della Libertà, più nostalgici, al garofano.
Che colore preferisce?
Il bianco carbone.
Cosa consiglia, nel caso di un bisogno improvviso, se lei fosse assente.
Beh, ci sono tante alternative: la cravatta, le calze, la maglia.
Il suo sogno nel cassetto.
Più che nel cassetto, nella tazza. Il triplo velo, per motivi di sicurezza.
Quale sedere ti procura più lavoro.
Quello dei componenti dell’attuale maggioranza consiliare.
E perché?
Hanno un bisogno continuo di andare al bagno. Vanno molto da corpo. Per correttezza devo però aggiungere, che c’è una bella lotta con il centro destra.
Si apre la porta del bagno, entra Rocco Ressa.
Questo è un problema, perché è da un po’ di anni che mi frequenta assiduamente.
Quale sedere ti rende malinconico.
Quello di Tito Anzolin, è dal 2002 che non viene a trovarmi.
Quale il più irrequieto.
Nessun dubbio, Domenico Latagliata, non sa mai quando e dove andar da corpo.
Quale il più mistico.
La risposta è così ovvia, che non la dico.
E il più profano?
Quello di Mimmo Forleo, non crede a nessuno, neanche che Tarasco abbia perso le elezioni.
Chi la rende perplessa.
Carmine Montemurro. Appena si siede, comincia a leggere, leggere, leggere. Forse deve sostenere degli esami, ma non ho capito quando e dove.
Il più misterioso.
Salvatore Monaco. Arriva sempre ad orario fisso, all’alba, verso le 04.30. Non capisco perché quando uno viene al bagno, per defecare, non lo deve vedere nessuno.
Il più illuminato.
Nessuno. Posso però parlarti del più tenebroso. Quando entra Giacomo Di Pietro, spegne sempre la luce. Dice che al buio si precepisce solo la puzza, ma non se ne vede la fonte.
Forse saranno usanze da siculo.
Può darsi, da “si culo”.
Quale la tiene più impegnata.
Maria Grazia Mellone, ogni volta che la vedo, devo disdire tutti gli impegni: non si sa mai quando finisce.
Nota delle differenze tra Borracci e Serra?
Questa è una cosa che va raccontata. Si siede Borracci, Serra gli passa la carta e pesa il PIL (prodotto interno lordo) finale. Lo stesso Borracci, quando si siede Serra.
Ha notato altre stranezze?
Certamente! Quando entra Michele Amatulli, Piero Cifone spia dal buco della serratura. Lo stesso fa Amatulli quando entra Cifone.
Ha mai fatto uno strappo alla regola?
Che fa, sfotte? Sono gli altri a strappare i miei veli.
Esiste il sedere perfetto?
Si, quello di Vito Cervellera, ma bisogna riconoscere che ne ha molta cura.
Giuseppe Favale