Questo mestiere scomparso del tutto, nel nostro Comune, giΓ  dagli anni ’50, fu fiorente nella prima metΓ  del secolo. In quegli anni, il trasporto delle merci e delle persone avveniva solitamente coi veicoli tirati dagli animali.I carradori costruivano carri per il trasporto delle merci a due e a quattro ruote, sciarrette e calessi per il trasporto celere delle persone.Era un lavoro che richiedeva maestria, nella scelta del legname per costruire le teste delle ruote, i raggi, le stanghe, le crociere e le sponde; l’ascia era l’unico mezzo per sgrossare, smussare, lisciare i tronchi di abete, di frassino, di faggio, di leccio o di quercia. Il legname veniva scelto nei boschi di Mottola e Palagiano o acquistato dalle segherie di Lucania e Calabria.Un buon carradore si conosceva dall’impostazione che dava alla ruota; in particolare erano importanti gli incastri ricavati nelle teste, dove trovavano alloggio i raggi equidistanti e leggermente inclinati all’esterno, rispetto all’asse del carro.I carradori avevano anche buon gusto nella scelta dei colori che andavano a stendere sulle ruote, sui raggi, sulle stanghe e le sponde dei carri; predominavano il rosso sul fondo, il giallo e il verde nelle righe, nei cerchi delle ruote e nelle foglie di vario genere dipinte, in ogni parte del carro.Vedere i carri nelle botteghe, prima della consegna, era uno spettacolo di luci e colori!Nei periodi di magra preparavano manici per zappe, pale, accette e rincalzavano i cerchioni di ferro delle ruote quando si allentavano.Il mestiere del carradore era interdipendente con quello del fabbro, in quanto i veicoli, oltre alla parte in legno, avevano quella in ferro: i cerchioni per le ruote e per le testate, le barre laterali di sostegno delle stanghe, le staffe e i perni.Alcuni carradori provvedevano direttamente alla costruzione di questi elementi di ferro, utilizzando una piccola fucina posta nella stessa bottega.Questo mestiere cosΓ¬ ricercato, nella prima metΓ  del secolo, andΓ² sempre piΓΉ esaurendosi, fino a scomparire dal 1960 in poi. Il suo epilogo si ebbe con la Riforma Fondiaria.In quegli anni, per conto della Riforma, furono costruiti gli ultimi carri agricoli dai carradori, di Mottola, per gli assegnatari.Β La viabilitΓ  del territorio mottolese interessato alla Riforma, col fondo stradale piuttosto irregolare, richiedeva ancora i carri tradizionali con le ruote alte.La Riforma Agraria sperimentΓ² nel nostro territorio, per le vie interpoderali, il fondo stradale in terra battuta dove necessitavano carri con le ruote gommate. Gli assegnatari furono dotati di carri completamente diversi dai tradizionali che furono messi da parte per sempre.I carradori furono cosΓ¬ privati del lavoro principale e dovettero ripiegare su lavori meno impegnativi o chiudere bottega.Alcuni allievi giovani fecero in tempo a lasciare il mestiere intrapreso e si dedicarono ad altro.

Tra i primi carradori tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 si ricordano: G. Maldarizzi, D. Simeone, A. Simeone, Vincenzo Lasigna classe 1891; Catucci Giuseppe con i figli Francesco e Giovanni (Francesco lasciΓ² il mestiere intorno alla I Guerra Mondiale per dedicarsi all’ebanisteria, mentre il fratello Giovanni passΓ² all’Arsenale militare di Taranto); Malagnino Francesco classe 1882, allievo di Simeone; Carlo Annicchiarico e Antonio De Leonardis, allievi di Malagnino Francesco, ultimi carradori.

Β 

Β 

Β Β Fonte: Memoria storica del nostro β€˜900, di Michele Orsini