Gli artigiani locali costituivano una vera e propria “classe sociale”, assai diversa da quella degli agricoltori e, in particolare, dei braccianti agricoli da loro ritenuti ignoranti, rozzi e chiamati bifolchi. Al loro interno vi era una sottoclasse costituita da quelli che esercitavano mestieri poco impegnativi come: lo stagnino, il ciabattino, il maniscalco, il cordaio, il cestaio e il vasaio; mentre i “mastri”: edili, fabbri congegnatori, ebanisti, carradori, paratori e barbieri costituivano la classe alta dell’artigianato locale.Gli artigiani mastri possedevano una propria casa, con annessa la stanza per il lavoro o, propri locali adibiti a bottega, fuori dall’abitazione.Avevano quasi tutti frequentato la Scuola Elementare e, alcuni, erano in possesso della licenza elementare.S’incontravano nelle prime ore del pomeriggio, per la pausa giornaliera, passeggiavano in piazza, per qualche ora, prima di riprendere il lavoro pomeridiano e la sera, dopo il lavoro, s’incontravano presso le botteghe più vicine alla piazza.I saloni o “sale da barba” erano i “salotti” del popolo, dove la sera, in attesa di essere serviti, i clienti leggevano le notizie riportate dal giornale, sempre disponibile nel locale, e le commentavano; si ascoltavano i fatti avvenuti in paese, si riportavano i pettegolezzi, si cantavano canzoni accompagnate dal suono della chitarra o del mandolino e si organizzavano serenate.I barbieri servivano i notabili del paese nelle loro case e lì, ascoltavano le notizie che il dottore, il farmacista o i maestri avevano appreso dai giornali e, puntualmente, le riportavano ai clienti che, la sera, frequentavano i loro locali.Gli artigiani avrebbero potuto godere di una discreta agiatezza se, alle prestazioni, fosse stata corrisposta l’immediata retribuzione che, al contrario, veniva data dilazionata e spesso, alla fine dei raccolti stagionali, dai braccianti e dai contadini.I barbieri, in particolare, stipulavano con i clienti forme di “abbonamento” mensile o annuale. Simili forme retributive non assicuravano guadagni consistenti, sicché l’artigiano palagianese raramente poté disporre di un vero e proprio laboratorio, né poté spingersi oltre la normale attività a conduzione familiare.I pasticcieri e i falegnami, per assicurarsi maggiori e più sicuri guadagni lavoravano, i primi, per conto delle pasticcerie di Taranto e, i secondi, per i mobilifici dei comuni vicini.Le condizioni economiche degli artigiani erano comunque migliori di quelle dei braccianti agricoli e dei piccoli agricoltori. I loro figli potevano frequentare la Scuola dell’Obbligo anche se li aiutavano nelle botteghe; anche loro come gli agricoltori, miravano a riscattarsi dalla dipendenza culturale dei professionisti e, con sforzi considerevoli, avviavano i propri figli anche agli studi superiori per il conseguimento del diploma o della laurea.

Gli artigiani  per incrementare i loro guadagni si dedicavano ad altre piccole attività, improvvisandosi dentisti, rilegatori di libri, scrivani, maestri di musica, pescatori ecc…

 

 

  Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini