Incredibile, ma vero. Lei fa voto di castità, marito chiede separazione e danni. C’era una volta l’adulterio (per la moglie) ed il concubinato (per il marito) che oltre a costituire un reato penale, punito anche gravemente, costituiva un violazione dei doveri matrimoniali rilevante per il coniuge «tradito» ai fini di chiedere l’addebito della separazione.
Oggi nessun Tribunale d’Italia pronuncerebbe un addebito della separazione per il semplice tradimento. Il codice civile ha però salvato il diritto/dovere di un coniuge di avere rapporti sessuali con il consorte. Il venir meno a tale «obbligo» in maniera radicale e volontaria può comportare una richiesta di separazione con addebito. È quello che è successo ad una coppia sposata da circa dieci anni. La moglie M. I., 43 anni, casalinga, qualche anno fa, ha intrapreso un cammino religioso che l’ha portata a pronunciare il voto di castità. Il marito B.T., sessantenne, operaio, in un primo tempo, ha accettato la cosa, poi con il passare dei mesi non tollerando più l’astinenza ha deciso di adire le vie legali. E così ha deciso di citare la consorte per ottenere una sentenza di separazione con addebito a causa del voto di castità della moglie che si difenderà sostenendo che il marito era stato edotto del suo cammino religioso e ne era consenziente.

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it