"Ché quella che nominiamo rosa cesserebbe d'avere il suo profumo se avesse un altro nome?", così scriveva Shakespeare nel Cinquecento.Alla stessa maniera, Ressa, trasformato nel "Dottor Rocco C'è" dal suo "sinistro" rivale Vito Cervellera, ha vinto la prima delle tornate elettorali amministrative combattute a colpi di filologia ed effetti speciali.
E non solo perché il nuovo nomignolo è la trascrizione fonetica della figura
romantica e immortale del mitico Che, ma soprattutto perché il nostro non ha
lesinato nulla a nessuno del suo repertorio di "ressate".
A iniziare dall'ostentazione dei titoli accademici, il suo e di alcune sue balestre sbalestrate, a cui neanche i Grandi della politica avevano mai pensato, credendo, a torto, di
risultare stucchevoli (salvo le eccezioni che confermano la regola del
Professore, del Cavaliere o dell'Avvocato, che però hanno lasciato fare ai
soliti giornalisti impiccioni!).
In pratica, col dottor Marra, che non è un ciceroniano, la CdL dopo aver provato con
gli scivoloni sull'omosessualità "problema psicologico", (che avrebbe fatto
orripilare anche i medici dei primi del '900, sostenitori dell'elettrochoc),
ha fomentato la folla sui "moscerini" che attanagliavano il paese nella loro
terribile morsa. E' successo che i "marrani", ma forse è meglio dire i
"marristi", per non incorrere nel delitto di lesa ebraicità, essendo i marrani
gli ebrei spagnoli convertiti al cattolicesimo, non sempre con le buone,
sono stati soggiogati dalle capacità oratorie del C'è, e da marristi son
divenuti ressomani, fino ad incitare anch'essi a votare "per gli uomini
onesti del centro-sinistra".
E proprio Marra, bontà sua, schivo dalla marrologia (gli scritti di e su),
mentre Ressa ha già una vasta ressologia, ha capito prima di tutti il suo
esito e ha sussurrato la sua afasia in una sola intervista, ma al giornalino
dell'oratorio. A lui, al Marra, né marrista né marrologo, resta il primato
dell'unico candidato sindaco dei 33 di Taranto e provincia a non aver
concesso interviste ai giornali locali in campagna elettorale: ma tant'è per
leggere il proprio pensiero, bisogna avere un certo qual pensiero, magari origliato o
comparato, come fanno i politici italiani. Dal che si vede che il Marra non
diventerà mai né marrista nè marrologo, perchè della politica italiana ignaro pare.
Del resto, che funzione aveva la perenne cravatta rosa che il commercialista
ha sfoggiato in tutte le occasioni pubbliche? Possibile che nessuno dei suoi
sostenitori lo abbia avvertito che quel colore lo avvicinava per chiara analogia all'avversario Andrea Lippolis?
Ma Marra non era solo a combattere l'impari lotta alla confusione semiotica
creata dal Dottor C'è.
Proprio l'altro dottore, il Lippolis appunto, egli sì frequentatore di giornali,
con la polis nel cuore oltre che nel nome, ci ha provato con la versione
nostrana del duo Totò e Peppino. I suoi ripetuti "E' ver' Peppì? Giust' Peppì?
Capit' Peppì?" rivolti dal palco al suo secondo di sempre, Peppino D'Andria, sono risultati così simpatici da essere innocui, anzi sterili,
senza valore aggiunto, neppure un voto in più.
Ma sarebbe ingeneroso limitare il "fenomeno Ressa" alla pura questione
filologica. Alle cravatte rosa o salmone che fossero (le ricerche sono ancora in corso…), il nostro ha risposto con la "t-shirt Palagiano", forse suggerita da un anonimo "esperto della
comunicazione" che, accompagnato del suo mezzo sigaro cubano, si aggirava
guardingo tra un quartier generale e l'altro dei ressiani.
Ma se la semiosi ha un senso, l'apoteosi del ressismo, anzi della
ressomania, si è avuta nel comizio conclusivo della campagna elettorale. La
piazza centrale si è trasformata in un paese dei balocchi virtuale, a metà
tra una convention dei repubblicani americani e la recente finale di Champions League,
entrambe mutuate da una naturale e malcelata ammirazione di Ressa per il
berlusconismo.
Anglismi a parte, è stato quello il momento catartico in cui dinanzi agli occhi dei palagianesi si è schiuso un nuovo mondo. Strombazzate, girandole di fasci luminosi e luci stroboscopiche da disco-dance hanno accolto i portabandiera dei partiti dell'Unione che, per l'occasione, si dice si siano allenati con i più noti sbandieratori di Oria.
Intanto, sulla parete rossa del Comune una stella roteante faceva
concorrenza al più celebre astro di rubino che svetta sulla moscovita torre Spaskajia in Piazza Rossa.
Il candido abito indossato nel giorno del ringraziamento da un Ressa in versione Tony Manero, sulle note della Marcia Trionfale, ha sancito l’ascesa all’Olimpo con tanto di fuochi pirotecnici.
Insomma, per chiunque non si accontenti di un qualsiasi addetto stampa, costi a
parte, c'è da giurare che la ressomania è destinata a trovare un suo Umberto
Eco che teorizzerà la "fenomenologia del ressismo". Che consiste nel colpo
di fortuna di avere avversari che stanno o non stanno è la stessa cosa,
insomma di combattere non da nessuno, come Ulisse, ma contro nessuno.
E gli insoddisfatti potranno sempre consolarsi con il Grande Bardo, il quale
pure sentenziò, ispirato da una qualche ulcera allo stomaco: "ciò che deve essere
sarà".
Lorella Perniola