Cenni biografici

Don Leonardo Ventura nacque il 19.02.1919 da Rocco Luigi e da Maria Stella Scialpi. Dopo aver finito le elementari a Palagiano, entrò nel Seminario di Bitonto, dove frequentò le scuole medie, quindi passò al Seminario Regionale di Molfetta dove concluse gli studi. Fu ordinato sacerdote il 30 settembre del 1934 da Sua Eccellenza Mons. Potenza, Vescovo di Castellaneta. Divenuto sacerdote, fu chiamato a prestare la sua opera nel seminario di Castellaneta, dove restò fino al 1936. In quel periodo si ammalò, ed avendo necessità di un cambiamento d'aria si trasferì a Campagnola paesino nella provincia di Padova. Vi rimase come Vice parroco per circa 2 anni fino al 1938 quando, guarito, fu chiamato da Mons. Potenza ad operare nel seminario di Castellaneta come Rettore. Lasciò questo incarico nel 1945. Divenne in quell'anno collaboratore di Don Giovanni Masella, parroco della Parrocchia dell'Annunziata di Palagiano. Fu parroco il 2 gennaio 1962 incarico che tenne per 14 anni fino al giorno della sua morte che avvenne il 20 marzo 1976. Primo di tre fratelli, ebbe un'adolescenza provata dal dolore: perse il padre quando aveva 14 anni. Anche l'inizio del suo sacerdozio fu segnato dal dolore: perse la madre dopo soli 7 mesi dalla sua ordinazione. Andò quindi a vivere con la zia Maria Lucia fino al 1960. Visse con lui anche il fratello Giacomo che morì dopo pochi mesi dalla morte di Don Leonardo e precedette di pochissimo la morte dell'altro fratello Antonio.

L'uomo e il sacerdote

Don Leonardo Ventura fu parroco per pochi anni ma furono anni che nella storia della nostra parrocchia e del nostro paese segnarono un'epoca. Divenne parroco in pieno Concilio Vaticano II, anni che coincisero con un profondo rinnovamento della Chiesa. Rinnovamento che non lo trovò impreparato, anzi fu entusiasta realizzatore dei dettati del Concilio. Tenne sempre una linea di grande equilibrio nella conduzione della Parrocchia; ciò perché fu sempre legato al suo Vescovo e Pastore. Seguendo la linea già tracciata da Don Giovanni Masella fu attentissimo a seguire la catechesi per i ragazzi, organizzando un gruppo di catechiste ed istituzionalizzando il catechismo per i bambini delle scuole elementari con un corso per tutte le classi della durata uguale a quello scolastico con frequenza bisettimanale. La catechesi per adulti fu da lui incrementata. Infatti per la Quaresima, per Natale e in altre occasioni particolari intervenivano bravi predicatori; a scadenze fisse si tenevano le missioni. Fu sua grande preoccupazione l'istruzione religiosa dei fedeli e per questo lui stesso continuamente studiava e si aggiornava ciò perché riteneva che una fede matura non può prescindere dalla conoscenza delle verità fondamentali del Cristianesimo. Nel rinnovamento della liturgia egli fu attentissimo e sono rimasti proverbiali i periodi di preparazione alle celebrazioni solenni. Curava personalmente con grande meticolosità la preparazione delle stesse perché voleva che nulla fosse tralasciato, diceva che a dio deve essere dato il massimo della nostra attenzione, capacità e dedizione. Evitò con cura che elementi di fede scadessero nel folklore infatti Don Giovanni Masella abolì l'asta per i misteri della Processione del Venerdì Santo. La partecipazione della gente alle attività di fede lo rendeva felice. Curava personalmente la catechesi per l'Azione Cattolica ed era particolarmente attento ai giovani che seguiva anche con la direzione spirituale. Spesso lo di vedeva giocare o stare nei locali della parrocchia adibita al gioco: campo sportivo, sagrato e anche sulla spiaggia con i chierichetti; per essi infatti organizzava venti o trenta giorni di mare come una mini colonia in cui tutto era gratuito. I chierichetti in quel periodo divennero numerosissimi, e alla benedizione serale non mancava nessuno. Don Leonardo era il classico "burbero dal cuore d'oro". Molti di noi hanno assaporato i suoi scappellotti piuttosto pesanti che ci hanno resi uomini seguiti dal suo sorriso segno di incoraggiamento e di affetto. L'elemento che lo contraddistinse fu la mirabile coniugazione tra preghiere e giovialità:chi può dimenticare le gite organizzate da Don Leonardo? Anche i suoi rimproveri piuttosto frequenti destavano allegria per il modo in cui venivano fatti. Grandissima attenzione ebbe nei riguardi del tempio che voleva quanto più bello possibile per la maggior gloria di Dio. Volle un altare con abside in marmo pregiato ed il tabernacolo incastonato in un mosaico. Completò la pavimentazione della chiesa in granito. Migliorò, ammodernò ed ingrandì i saloni parrocchiali adiacenti il tempio per ricavarne aule catechistiche per tenere conferenze. Volle  è realizzò il campo sportivo parrocchiale, per una sana e pulita attività sportiva dei suoi giovani. A loro affidava l'organizzazione di quasi tutte le attività della parrocchia e il signore lo benedisse facendo sbocciare numerose vocazioni: Don Pietro Balzella, Don Gaetano Infante e Don Salvatore Lillo. Entrando in chiesa, non era difficile trovarlo assorto in preghiera in un angolino in un sincero colloquio con Nostro Signore al quale si affidava molto fiducioso. Per lui Gesù era veramente tutto, infatti, il saluto che era sempre sulle sue labbra e che voleva dagli altri, era; "Cristo regni". Non tralasciò l'impegno sociale , subito dopo la guerra assunse l'incarico di presidente dell'Ente Comunale di Assistenza che mantenne per circa 20 anni, durante i quali dimostrò che nessuno meglio di lui avrebbe potuto gestire quell'ente, e ciò per la grande carica di carità che lo animava, una carità che portò i parrocchiani a poter dire che a Don Leonardo gli si poteva togliere la camicia di dosso. E la camicia di dosso Don Leonardo la toglieva molto spesso. La sua carità fu tanto silenziosa quanto copiosa. In quegli anni la povertà della nostra gente era grande e anche quando il benessere cominciò ad essere piuttosto diffuso, i poveri di Palagiano sapevano di trovare in Don Leonardo un angelo custode. Spesso a sera inoltrata indossava la sua ampia mantella dove nascondeva quell'aiuto materiale che si recava a portare ai poveri. Non di rado quando vedeva un bambino scalzo, lo prendeva per mano e lo portava in un negozio a comprare le scarpe. Quando c'era da fare una colletta per i poveri, per le missioni, per il seminario, egli esortava l'assemblea ad essere molto generosa, celebre la sua frase;"nella busta mettete i soldi di carta non di metallo perché questi sono pesanti ed io sono vecchio e non ce la faccio a portarla": quindi scendeva dall'altare prendeva la borsa e la colletta la faceva personalmente lui. Conosceva ciascun parrocchiano e la sua situazione familiare; amava andare in tutte le case e l'occasione propizia si presentava nella benedizione delle stesse nel periodo dopo Pasqua. Conosceva gli anziani e gli ammalati uno per uno e per loro aveva una delicatezza ed un'attenzione particolare; ogni anno in occasione della candelora, metteva da parte per loro un pacco di candele benedette. L'ultimo periodo della sua vita fu un vero calvario ma non se ne lamentò mai. Era a conoscenza del suo male fin dall'inizio ma da lui non trasparì mai abbattimento e sfiducia. Dal suo volto e dalle sue parole, traspariva la speranza che viene dal Cristo. Sostenne la lotta contro la malattia fino all'ultimo momento. Una sera aveva indossato gli abiti liturgici per celebrare la messa quando si accasciò in sagrestia, lo fecero sedere ma dopo un po' cercò di alzarsi per celebrare, dedito com'era ai suoi doveri di sacerdote. Non ce la fece e la gente che era presente in chiesa capì che Don Leonardo stava per essere abbracciato dal Padre. Durante gli ultimi giorni della sua vita nel suo letto di dolore la sua preoccupazione era per chi gli stava vicino, diceva: "andate a riposare". Morì serenamente all'alba del 20 marzo del 1976. L'amore dei palagianesi per il loro arciprete fu manifesto nel giorno del suo funerale. Un continuo, ed interrotto pellegrinaggio presso le sue spoglie in chiesa dimostrò il vuoto che aveva lasciato tra i suoi compaesani, lo piansero tutti perché tutti aveva amato e lo avevano amato. Fu padre per tutti e tutti, come figli, si sentirono in dovere, caso unico nella storia di Palagiano di accompagnarlo, nel suo ultimo viaggio, verso il cimitero. Fu profondamente uomo con una enorme passionalità, che metteva a servizio soprattutto dei bisognosi, dei poveri, degli emarginati, dei disoccupati. In una parola fu soprattutto sacerdote di Cristo.

 

Fonte: www.parrocchiaannunziata.it.