Con DILL'uNA BUSCĂŹj!, la parabola esistenziale di un aspirante politico

La vita del piccolo borgo descritta da Giacomo Leopardi, attento a coglierne ogni nascosto particolare, lâodore dellâalba e del tramonto, la sottile e surreale ironia di Achille Campanile, mista alle celebri âTragedie in due battuteâ. A voler semplificare, questa è la felice sintesi che lega i lavori della âCompagnia del Teatro Palagianeseâ, attiva nellâassociazione Luce & Sale. Aspettative della vigilia confermate nella loro ultima rappresentazione, DILL'uNA BUSCĂŹj!, due atti in semivernacolo, con la regia di Domiziano Lasigna, liberamente ispirata a "Sogno di una notte di mezza sbornia" di E. De Filippo.
Partiamo subito dal âliberamente ispirataâ, quasi un ossimoro per la forza interpretativa dei protagonisti e per lâinnovazione della sceneggiatura. Bravi tutti, ma non si può tacere che Michele Mellone e Imma Casamassima, rispettivamente don NinĂŹ e Filomena Cerracchio, coniugi nella vita e sulla scena, non interpretano il testo, ma lo trasformano e lo adattano alle loro note particolari, calandolo in una visione popolare e quasi underground della realtĂ . Imma la conosco da sempre (le nostre case distavano tra loro di pochi metri): può interpretare Clotilde o Ermengarda, Filumena o la Vispa Teresa, ha la capacitĂ di non lasciarsi travolgere dal personaggio (non sono loro infatti a dettar legge, ad impadronirsi dellâinterprete), ma il contrario, perchĂŠ la Imma della scena è esattamente quella di tutti i giorni.
Non sembri irriverente lâaccostamento, ma ricorda una pubblicitĂ di fine anni â50: âBasta la parola!â. Con Domiziano Lasigna, altro punto di forza dellâassociazione, formano un trio incomparabile, i tre moschettieri del campo, circondati dal corpo della compagnia, dove il ruolo di DâArtagnan viene ricoperto a turno da tutti i soci, perchĂŠ qui non câè spazio per lâindividualitĂ , ma per la coralitĂ degli intenti e degli obiettivi. Di Michela Maniglia la presentazione del lavoro teatrale, preceduto dallâassegnazione del premio Don Giovanni Pulignano, in linea con quelli che sono gli scopi fondativi dellâassociazione, di difesa della Vita âin ogni momento del suo sviluppo terrenoâ. Dora Gesualdo, la destinataria dellâedizione 2010 del riconoscimento, palagianese, vive e lavora a Novasiri, paese del marito, Vincenzo Stigliano. âQuando rimasi incinta di Benedetta, è Dora che parla, mi riscontrarono un tumore alla tiroide, e il consiglio dei medici fu di abortire. Mi sottoposi allâintervento, continuando con la gravidanza, rimandando la terapia a dopo lâallattamento. La bambina nacque a dicembre 2008, iniziai la ioduria nel gennaio 2010. Chiamai la bimba Benedetta in onore della Madonna, perchĂŠ per noi questa nascita ha rappresentato un miracoloâ.
Nelle precedenti edizioni, i premi sono stati assegnati a Don Salvatore Casamassima, al Dott. Mario Cetera, alla memoria di Don Gaetano Infante, alla famiglia Licomati, e alla cooperativa Ortaj coop.
Dopo il doveroso omaggio a questa esemplare figura di donna e di madre, Domiziano e Michele si impadroniscono della scena, con un gustoso siparietto nella tradizione dei migliori Musco, Dapporto e Campanini. Di mira, difetti, pregi e virtĂš di una gente apolide, con riferimenti puntuali a fatti e persone che hanno caratterizzato la scena locale. In prima fila, il Sindaco di Palagiano Rocco Ressa, e il parroco della Chiesa Madre Don Rocco Martucci. A loro i primi ringraziamenti. Chiamato sul palco, un entusiasta Ressa propone di assegnare il Premio Don Giovanni, il prossimo anno, proprio a Luce & Sale, per lâopera meritoria che porta avanti, associandosi ai ringraziamenti per Don Rocco, che mette lo spazio dellâoratorio a disposizione.
Presenti anche âassessori, è il tormentone che segue, consiglieri di maggioranza, di opposizione, e quelli ânon si sa maiâ, che equilibrano lâamministrazioneâ. âPalagiano è il paese delle mezze veritĂ , proseguono con pungente ironia. Al Palazzetto dello Sport manca il tetto, al Teatro mancano le poltrone, abbiamo avuto mezze strisce pedonaliâ. Con riferimento poi ad una âistituzioneâ locale, il portale www.palagiano.net di Mario Liverano, luogo virtuale di incontri e scontri sui fatti piĂš disparati, osservano con sarcasmo âche qui câè gente che parla di una cosa recente, il Pino di Lenneâ. Duellanti dâeccezione, il Sindaco e il Dirigente scolastico Tito Anzolin. âTelefonativi, vi diamo noi i rispettivi numeri di telefono!â. Inizia cosĂŹ la commedia, parabola esistenziale di un aspirante politico, che vuole diventare assessore agli Affari Pubblici. Domina la scenografia, povera ma essenziale, un busto del Sindaco (straordinariamente somigliante a Ressa), al quale Don NinĂŹ accende subito un lumino, per ingraziarselo. Il perchĂŠ di questa aspirazione è presto detto: âPoichĂŠ da piccolo facevo pulitic per niente, ero predestinato a fare il puliticanteâ.
Il quadro successivo è per una splendida e applauditissima Imma, che subito lamenta le scarse prestazioni sessuali del marito, ricordando le parole di suo padre: âSe tuo marito vuole fare politica, mandalo a fare inâŚâ. Eâ poi tutto un susseguirsi di personaggi âvari ed eventualiâ, come la vedova Carolina (Lizia Monaco), la cui figlia Luana è fidanzata con Antonio (Gianvito Motola), figlio di Don NinĂŹ. Carolina e Filomena si interrogano di quale tipologia di pazzia sia vittima lâaspirante assessore: se silente, non silente o autoindotta, rivelandosi poi per questâultima, come dimostrerĂ la scomparsa di cinquanta euro. Uno dei tormentoni della serata, i tanti discorsi che per ogni circostanza e nellâeventualitĂ , Don NinĂŹ ha subito pronti, con i quali affligge chi lo circonda, come quello sulla Sagra della Palma, da tenersi ogni anno nella festivitĂ omonima, e che nelle sue intenzioni dovrebbe sostituire la Sagra del Mandarino.Â
Il momento clou arriva quando papĂ Cerracchio racconta di una sua âvisioneâ, un sogno rivelatore: âLâAutoritĂ veniva verso di me, e mi disse di essere al corrente della mia devozione verso la sua effige. Mi ha cosĂŹ dato quattro numeri da giocare, con i quali sarei divenuto ricco, 8 â 13 â 52 â 90â. Numeri che rendono realmente felice tutta la famiglia, per la vincita milionaria che ne segue, meno Don NinĂŹ, perchĂŠ consapevole che quei numeri in effetti rappresentavano ora e momento della sua morte: âFra otto mesi, alle ore tredici, allâetĂ di 52 anni, novanta giorni dopo il tuo compleannoâ.
A scombussolare lâormai precario equilibrio familiare, lâarrivo della figlia Lina (Domiziana Cumbo), con il suo fidanzato di colore Bogongo (Rocco Forleo). Giunge intanto lâora prestabilita per la dipartenza, mestizia dappertutto, fino alla visita del dottore (Vito Pesare), che sentenzia: âDon NinĂŹ, hai una salute di ferro!â. Finale: tutti i presenti si rivolgono al busto ormai reso sacro, con una preghiera: âHai sempre detto la veritĂ , almeno una volta DILL'uNA BUSCĂŹj!â. Altri interpreti, i camerieri Assunta (Amalia Anzolin) ed Erasmo (Antonio Petralla), Mimmo il garzone (Francesco Curione). Un parterre con 800 posti da tutto esaurito per entrambe le serate, grande soddisfazione per gli organizzatori, meritati, sinceri e ripetuti applausi da parte del pubblico. In definitiva, un lavoro teatrale dove i dialoghi sono volati tra gli spettatori, sedendosi tra loro e prendendoli per mano, amalgamando e rotolando la scena, mentre le emozioni entravano nei loro ricordi, in un vagare etereo che dura a lungo.
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Giuseppe Favale