Non ha deluso le aspettative della vigilia, il recente Consiglio comunale del paese delle clementine, che diede i Natali a Rocco Ressa, le Pasque a Nunzio Scalera, le Befane a… lasciamo perdere. Nonostante la bella giornata di sole, i giardini erano stranamente vuoti, e gli alberi non osavano stormir foglie, frasche e rametti penduli.

L’attesa era pesante, tanto che le tortore avevano ceduto il passo ai fringuelli. Il gruppo “PdL – Per il bene di Palagiano”, si è presentato al completo e in gran spolvero, con Ciccio Serra che accarezzava, se non un KO, almeno un conteggio al tappeto (cosa che parzialmente è avvenuta). Non da meno Mauro Tagariello, che aspettava ansioso l’anfratto in cui infilarsi velocemente. L’assessore Michele Amatulli, in forza (o in debolezza) all’UDC, ha fatto il suo ingresso triste come la Traviata all’ultimo atto, in cerca di un Alfredo che gli sussurrasse “Curatevi... mertate un avvenir migliore”, mentre l’assessore Vito Cervellera, in equilibrio su un red carpet invisibile, regalava sorrisi e fiori come la Primavera del Botticelli. La squadra, si fa per dire, del Partito Democratico, è arrivata in ordine sparso, quasi alla chetichella. Ad un Piero Cifone, capogruppo del PD, con area più triste e pensosa del solito (che già di per se rappresenta un traguardo non facilmente raggiungibile), si accompagnava Rino Pucci, con i suoi baffi alla Tartarin di TARASCOna, quasi cercasse il leone nel posto sbagliato. Anche il consigliere Francesco Mancini, di solito morigerato, appariva stranamente agitato, ma più tardi si vedrà che accarezzava un crescendo rossiniano con do di petto e rientro di trombone. Donatello Borracci, sfoggiava un sorriso alla “Son qua! Mi avete chiamato?”, presagendo la direzione dell’assise, con Giovanni Romanazzi incupito e guardingo, come quando Penelope, ormai certa moglie del giovane Antinoo, vide comparire il canuto Ulisse. Questo il quadro, nel quale si è consumato il fattaccio, il “lasciamoci così senza rancor”. Ha iniziato il Sindaco Gaetano Tarasco, parlando dell’abbandono deleghe da parte degli assessori Mario Caputo, Salvatore Petrocelli e Prudenza Bommino, leggendo il documento da loro presentato. Cifone ha poi presentato il cahiers de doléances, firmato dai consiglieri del Partito Democratico, mancante della firma della consigliera Maria Grazia Mellone. Guerriero e spavaldo, Tagariello è poi intervenuto, olè, danzando sulla poltrona: “Il documento del PD, ha voluto evidenziare, riporta quanto da tempo io e Simone andiamo dicendo: l’azzeramento della Giunta, riconfermando la fiducia al Sindaco. Mancavano solo le nostre firme. Forse il PD ha bisogno di tempo per capire, e mi fa piacere che i Monelli avevano intuito la strada giusta. Sindaco, sei in un vicolo cieco, e ribadisco che i Monelli non sono vicini a nessuno, ma pronti al dialogo. Mantengo il numero legale solo per ascoltare gli altri interventi, ma dopo gli interventi politici dei consiglieri, abbandonerò l’aula”. In perfetto stile democristiano, è toccato alla Mellone, recitare quello che è sembrato il de profundis del Gruppo, con la gentilezza del boia che sistema scrupolosamente il cappio al condannato: “Non ho letto le firme che accompagnano il documento presentato da Cifone, ha sostenuto, ma ritengo che il documento di un capogruppo dovrebbe rappresentare la sintesi del sentire comune di tutto il gruppo, altrimenti si parla come un semplice consigliere. Cirillo non è il Presidente di una singola parte, per cui avrebbe dovuto avere la responsabilità politica di non andarsene. Rappresento il Partito Democratico ai vari livelli, e sono di opinione diversa rispetto a Cifone”. Caricato a pallettoni l’intervento di Mancini, in un crescendo urlato: “L’opposizione per due anni ha detto la verità, questo viene fuori oggi. Vien da piangere pensare alla raccolta differenziata, al cimitero, e sembra che il PD amministri da due anni: pensate che a Palagiano le persone abbiano l’anello al naso? Sindaco, il tuo progetto è fallito, consegna il mandato elettorale al popolo”. Serra poi, in un intervento da amico della porta accanto, quasi prendendo sottobraccio il Sindaco, ha suggerito: ”Sindaco, dimettiti, per smascherare chi vuole continuare l’esperienza amministrativa a modo suo. Diversamente, la tua credibilità sarà irrimediabilmente lesa, come vuole anche qualcuno al di fuori dell’assise comunale”. Infine, la risposta di Tarasco: “Nella vita non si é mai in un vicolo cieco, quando si cerca il bene comune, e questo dà la forza di non dimettermi; con tutto il rispetto verso le forze politiche, il mio prossimo impegno sarà di ricercare la strada per ricomporre una maggioranza. Se sarà necessario, ci sarà il passaggio dell’azzeramento della Giunta, conoscendo però la strada successiva da percorrere”. Su richiesta di Cervellera, si è poi proceduto alla verifica del numero legale, e tra le proteste ironiche di Tagariello, è calato il sipario sul Consiglio comunale.

Ora che Bob Hoskins non c’è più, è ormai persa la speranza di conoscere “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, ma consola sapere che in serata, Sky ha regalato una invidiabile scelta ai suoi abbonati: Vite nel caos, The Bing Bang theory o, il più appropriato, visto le circostanze, “Il trono di spade”. E per chi non fosse abbonato a Sky? Niente paura, ci ha pensato mamma Rai con “Un medico in famiglia”, mentre Rete 4 ha regalato, ai più romantici, “Il tempo del coraggio dell’amore”.

Per il Sindaco Gaetano Tarasco, tra un assorto Cervellera, che cercava di ricordare il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo (Celentano o Mina?), e un Amatulli alle prese con le sue memorie (ma quanto sono lunghe queste memorie?), non si potrebbe pensare ad un finale più struggente, triste e profetico, del Passero Solitario:

Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

 

 

Giuseppe Favale  

 

Intervento integrale di Piero Cifone, capogruppo PD

Sign.Sindaco,carissimi colleghi consiglieri,

nel dichiarare il parere favorevole del gruppo consiliare del Pd all’approvazione del Conto Consuntivo 2012, al solo fine di licenziare un atto contabile previsto dalla legge e che, comunque, rappresenta il lavoro svolto dall’Amministrazione nell’anno 2012 di cui, nostro malgrado, ce ne assumiamo la co-titolarità e la corresponsabilità, sento il dovere, a nome del gruppo del Partito Democratico, di rappresentare, a Lei Sig. Sindaco, tutto il nostro disagio - misto ad amarezza - per il resoconto della nostra azione politica, a distanza di un anno dall’inizio della nostra esperienza amministrativa.

Così iniziavo la dichiarazione di voto al consuntivo 2012 e finivo Il rodaggio è finito, ora, se ne saremo capaci e se lo vorremo, c’è solo da correre, superare gli ostacoli e recuperare il tempo perduto.

Il Gruppo consiliare del Partito Democratico per le suesposte motivazioni, per la convinzione che questa compagine amministrativa può e deve tanto alla nostra comunità, conferma il voto favorevole.

Questo è il Partito Democratico un partito che si assume le sue responsabilità, che dà fiducia ad un Sindaco che ha contribuito in maniera preponderante ad essere eletto, ma che non perde di vista la realtà.

Nel corso di questa esperienza amministrativa non abbiamo posto ostacoli al cammino, abbiamo posto invece domande che, puntualmente, sono rimaste senza risposta.

Di quanto affermo ne sono testimonianza una serie innumerevoli di documenti politici che ti abbiamo consegnato, perché noi le cose le scriviamo perché poi non si possa dire.

Già nell’ultimo congresso del Pd la segretaria così si esprimeva

“Bisogna ammetterlo. A cominciare da noi, dal Partito Democratico, non stiamo dando una bella immagine di noi. Il paese, dopo un decennio di iperattivismo amministrativo si ha l’impressione di essere passati ad una spaventosa quiete.

  1. La crisi che da molti anni ha colpito l’Italia, la mancanza di fondi, la volontà di non agire, e giustamente, sulla leva fiscale locale, la frammentazione politica, l’inesperienza hanno, in qualche modo, frenato l’attività. Ma nel paese si percepisce un senso di stanchezza, di delusione e, in alcuni casi, di rabbia.

Noi dobbiamo agire. Ci avviciniamo alla scadenza del secondo anno dall’insediamento della nuova amministrazione, non abbiamo più giustificazioni. Non dico che non si è fatto nulla, dico che si doveva fare di più e meglio. Invece ci siamo lacerati per mesi su deleghe e incarichi ed intanto che eravamo impegnanti

Dobbiamo essere leali al Sindaco, dargli tutto il nostro sostegno ma, allo stesso modo, dobbiamo chiedere al Sindaco ed alle altre forze politiche di maggioranza, il rispetto del programma elettorale con cui ci siamo impegnati con la cittadinanza. Per questo rimarco con forza la necessità di una verifica amministrativa entro la fine dell’anno, così come già richiesto mesi fa al Sindaco. La verifica è il luogo del chiarimento, della rimodulazione, dell’approfondimento, del confronto, ed è anche il luogo che ci consente di ripartire con un nuovo progetto condiviso che rafforza il Sindaco e tutta l’Amministrazione a beneficio dei cittadini”.

Ancora più nello specifico: cosa ti abbiamo ripetutamente chiesto?

  • L’immediata approvazione del Piano per gli insediamenti produttivi;
  • l’Immediato incarico all’università degli studi di Bari per la redazione del Documento programmatico preliminare del Piano Urbanistico Generale;
  • L’accelerazione delle numerose opere pubbliche ereditate dalla precedente amministrazione;
  • L’ottimizzazione del servizio di pulizia del paese e l’aumento del dato della differenziata per non incorrere nelle penalizzazioni previste dalla legge;
  • La soluzione intelligente del problema della messa in sicurezza del Cimitero comunale;
  • L’assunzione di nuovo personale: Palagiano manca di un Comandante di Polizia Municipale e di un Assistente Sociale, nonostante i fatti di cronaca che chiederebbero un urgente rafforzamento delle politiche sociali.

A queste domande noi, in due anni, non abbiamo avuto risposta. Abbiamo notato improvvisazione, assenze, tentennamenti ingiustificati, inerzia.

Siamo anche consapevoli, nonostante per tempo abbiamo denunciato l’impasse amministrativo, che anche noi, Consiglieri del Partito Democratico, anche i nostri Assessori, abbiamo la nostra parte di responsabilità, ma vivaddio, è da tempo che ci siamo resi conto che così continuando non facciamo il bene dei nostri cittadini.

Sentiamo forte il peso della responsabilità di amministrare un paese, abbiamo il senso del limite che ci consente di prendere contatto con la realtà.

E noi il limite lo abbiamo raggiunto, non possiamo superarlo. La realtà abbiamo il coraggio di guardarla per tentare di migliorarla; non si può far finta di niente, non si può continuare a mettere la testa sotto la sabbia e pensare che tanto, va tutto bene. Né si può solo dar colpa alla crisi economica, sicché i nostri ritardi possano apparire giustificati. Noi dobbiamo osare di più, dobbiamo snellire le procedure burocratiche, dobbiamo affidarci a persone che hanno esperienza e che si mostrano interessati al bene comune della nostra popolazione.

Ed invece assistiamo a funzionari che sbattono la porta e vanno via, anzi restano a metà; a dipendenti non governati da nessuno, men che meno dalla politica, a dirigenti che non predispongono gli atti come si deve e che contribuiscono a mettere in difficoltà la politica e l’amministrare quotidiano.

A questo gioco al massacro noi non vogliamo più partecipare.

E’ per questo che da oltre un anno ti chiediamo con forza di cambiare marcia, di azzerare l’esecutivo - e noi ti abbiamo dato ampia dimostrazione, attraverso le dimissioni di tre nostri assessori, che non sono le poltrone che ci interessano, quanto, invece, il gestire il potere per fare bene il bene.

Chiediamocelo, come maggioranza, stiamo facendo bene il bene? Oppure c’è bisogno di una boccata d’ossigeno, di una cambio di rotta, di ristabilire nuovi obiettivi che però siano certi nelle strategie e nei tempi d’attuazione?

Possibile che la spinta all’antipolitica non ci faccia capire che ciò che i cittadini pretendono da chi fa politica, da chi amministra, è proprio la certezza della concretezza, del raggiungimento di obiettivi condivisi, anche se minimi?

Raccontarci la verità, può far male, ma è di qui che si deve ripartire per risalire la china, recuperare il tempo perduto e realizzare qualcosa di significativo nel tempo che seguirà fino alle prossime elezioni amministrative comunali.

A questo serve l’azzeramento della giunta comunale, azzeramento richiesto, in primis, dal capogruppo dell’UDC e, a seguire, dal PD e da SEL; a questo serve una verifica serena, ma severa, come ti abbiamo scritto nell’ultimo documento politico consegnatoti solo qualche giorno fa.

Ciò che ci crea disagio e perplessità è che di fronte a queste richieste tu non mostri un minimo di disponibilità, eppure è la quasi totalità della maggioranza che sostiene l’amministrazione che te lo chiede. Non un solo consigliere dunque, o un solo partito, ma tutto il gruppo consiliare e il 90% dei componenti la tua maggioranza; a questo servivano le dimissioni dalla giunta degli assessori del PD; a dirti che c’è un problema, che abbiamo un problema, e che non siamo più disposti a far finta di niente.

Riteniamo di interpretare il pensiero della maggioranza dei nostri cittadini che ci stimolano a fare di più e meglio, che non vogliono rassegnarsi, che pretendono un’amministrazione più celere, più laboriosa.

Non abbiamo problemi nel riconfermarti la nostra fiducia, ma la condizione necessaria è che tu, con chiarezza ed in piena autonomia, ci indichi una strada che sia condivisa e che rappresenti una frattura con il recente passato, un cambio di marcia.

Non vogliamo essere noi a registrare il fallimento di un’amministrazione votata da 6300 cittadine e cittadini, anzi, vogliamo dar loro conto, attraverso il nostro impegno, sostenendoti con lealtà e coraggio, lavorando instancabilmente, ma devi essere tu a creare un clima sereno affinché lavorare sia una gioia e non una passione continua.

Sappiamo che hai la capacità e la forza per continuare a rappresentare la cittadinanza, fallo, e noi ti seguiremo con fiducia. Diversamente saremo costretti a fermarci qui.

Ora il nostro gruppo abbandonerà i lavori consiliari, non leggere questo nostro comportamento come un atto di sfiducia, ma come l’esigenza di confrontarci per proseguire questa esperienza amministrativa con la giusta determinazione per costruire quel paese migliore che abbiamo promesso ai nostri concittadini, promessa che siamo determinati a mantenere oppure a trarne le relative conseguenze.

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