
Leggo sulla stampa un comunicato di Legambiente a firma Anzolin sulla questione “Pino di Lenne” che, francamente, lasciano basiti tutti coloro che conoscono appena questa intricata faccenda.
Sull’affare “Pino di Lenne”, da tempo, alcuni personaggi politici e pseudo ambientalisti, hanno voluto costruire la propria fortuna politica che, però, si è trasformata in un boomerang per i protagonisti, e in una vera e propria catastrofe per i cittadini, costretti, nel 2002, a sborsare, tramite le casse comunali, fior di miliardi di lire in favore della curatela fallimentare della Società Pino di Lenne. Il primo responsabile politico che ha cagionato tale danno al paese e ai suoi cittadini, è proprio Tito Anzolin, colui che ancora oggi, su questa questione, millanta vittorie certamente non sue.
Bisogna infatti ricordare che Anzolin, fu assessore comunale di Palagiano nel periodo caldo dell’affare “Pino di Lenne”. In particolare egli ricoprì la carica di Assessore Comunale dalla fine del 1990 agli inizi del 1991. Proprio in questo periodo, l’Assessore Anzolin, seppure per breve tempo, avrebbe potuto, sulla scorta della Sentenza definitiva della Corte di Cassazione, intervenire sulla questione “Pino di Lenne” dando così corso a quanto previsto dalla sentenza n. 2496. Non ebbe il coraggio di farlo allora, mentre oggi si arroga il diritto di giudicare l’operato di altri amministratori.
Infatti, il Pretore di Taranto nel procedimento penale n. 1619 del 14 maggio 1987 emetteva una sentenza di condanna verso coloro che avevano realizzato abusi edilizi presso il villaggio “Pino di Lenne” e li condannava al ripristino dei luoghi e al ristoro del danno ambientale al Comune di Palagiano. In appello, con sentenza del 13/2/1989 n. 292 viene riconfermata la sentenza, ulteriormente e definitivamente confermata definitivamente dalla Cassazione, sempre nel 1989 con sentenza 2496.
Si da il caso che proprio in quel periodo storico, nel 1990, pochi mesi dopo la sentenza di Cassazione, che doveva essere applicata dall’autorità amministrativa, era Assessore comunale proprio Anzolin, “l’ambientalista”, il quale si guardò bene dall’approvare atti conclusivi e definitivi sulla vicenda Pino di Lenne.
E’ fu proprio per questo gesto di ignavia politica che la faccenda si rese, successivamente, così complessa, tanto che, ancora oggi, non si è ancora posta la parola fine.
Proprio in quegli anni il resto della provincia occidentale di Taranto tentava di favorire insediamenti turistici al fine di utilizzare l’enorme ricchezza del nostro territorio per la tutela dell’ambiente, ma anche per promuovere nuove iniziative imprenditoriali e così contribuire allo sviluppo economico del territorio. Mentre altrove, dunque, sorgevano villaggi e il turismo iniziava a svilupparsi, a Palagiano e ai suoi cittadini restavano soltanto debiti, contenziosi e deserto di offerta turistica.
Questa è la storia raccontata con i documenti alla mano, il resto sono solo fantasticherie di personaggi sempre bocciati dall’elettorato e che ancora non si rasserenano e anzi, tentano di rifarsi un abito nuovo nel caos politico attuale.
Per quanto riguarda la mia amministrazione (2002-2012) posso solo dire che, seppure con difficoltà di movimento nel ginepraio della giustizia amministrativa, i tanti ricorsi e le tante opposizioni sostenute hanno visto sempre chiudersi positivamente i procedimenti giudiziari.
Nessun timore, dunque, delle contumelie e delle minacce di Anzolin, ché, in verità, lo vedono come il primo responsabile dell’abbandono e della paralisi del settore turistico ed imprenditoriale del territorio che proprio in quegli anni stava ponendo le premesse per il futuro sviluppo turistico ed economico.
E, come se non bastasse, lo stesso Anzolin, proprio in questi giorni, ripetendo l’atteggiamento del passato, sta procurando al paese un altro potenziale “Pino di Lenne”, utilizzando strumentalmente la battaglia dell’ambiente per bloccare altre iniziative imprenditoriali che possono rappresentare una nuova opportunità per l’intera cittadinanza.
Palagiuano, 19/5/2014
Rocco Ressa