
Un passo avanti, e due indietro. Dopo due Consigli comunali, evaporati per mancanza del numero legale, e la diffida del Prefetto, il gruppo di maggioranza che amministra il Comune di Palagiano, ancora una volta non è riuscito ad approvare il Rendiconto di Gestione anno 2013. Il cambio di orario, dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio, ha però giovato al parterre, pieno di gente attenta, partecipante e, a tratti, rumoreggiante. Intanto, fra i tanti misteri dell’Universo, colmi di perché, come e quando, da ieri se ne registra uno in più: il Consiglio comunale di Palagiano.
Infatti, non si comprende perché il Sindaco Gaetano Tarasco lo abbia presieduto, pur conoscendone l’esito. Dopo la comunicazione dell’azzeramento della Giunta part – time, i presenti si sono schierati come in un ipotetico plotone di esecuzione: Prima fila, per terra; Seconda, seduti; Terza, in piedi. Accenniamo subito all’intervento di Piero Cifone, capogruppo PD, che sarà più volte richiamato dagli intervenuti: “Non ci sto come consigliere e come capogruppo del PD, rischiamo di essere stritolati dalla incapacità del Sindaco e dei suoi più stretti collaboratori, Michele Amatulli, Vito Cervellera, Maria Grazia Mellone, e penso anche ai consiglieri dell’UDC, che giocano fra loro a ping pong, facendo ricadere le responsabilità sul mio Partito”.
Iniziamo ora dalla terza fila, che ha visto schierati Ciccio Serra (“Stanno volando gli stracci nella maggioranza, e le analisi di Cifone meritano rispetto. Questo esula dal fatto che la pensiamo e la penseremo diversamente. Sindaco, devi prendere una decisione, anche tu ti stai un po’ intestardendo in questa atarassia. Il paese è al tracollo, la maggioranza è esplosa in tutti i suoi personalismi”), Francesco Mancini (“Piero, hai fatto tutto il mio intervento, sintetizzando quello che diciamo da due anni, e le bugie hanno la gambe corte. Sindaco, prendi atto che non hai più la maggioranza, e dimettiti. Già Carmine Montemurro parlava del fallimento del progetto Tarasco“), Francesco Carucci (“Avevamo ragione nel chiedere le dimissioni del Sindaco. A nome di quale PD ha parlato Cifone?“), Donatello Borracci (“E’ sempre difficile prendere la parola quando si assiste a diverse scene che non hanno nulla di istituzionale. La politica riguarda tutti, ma non è per tutti, e in questo paese ha raggiunto livelli davvero bassi. I Partiti hanno smesso di svolgere la loro funzione di filtro e di formazione delle classi dirigenti. Sindaco, non so cosa ti abbia indotto ad essere qui oggi, se non per fare il de profundis della politica palagianese“). Quasi in disparte, a guardia della cassetta dei medicinali, una crocerossina per vocazione, Maria Grazia Mellone, che ha sferrato un attacco frontale verso il capogruppo PD, mentre leggeva i nomi dell’elenco telefonico. “Cifone ha fatto un intervento da semplice consigliere, ha sostenuto fingendo nonchalance, e non ha rappresentato l’intero gruppo consiliare. Non ha potuto parlare neanche a nome del PD, perchè diverse erano state le posizioni condivise nel Partito. E’ entrato pochissimo nel merito dei fatti, rivolgendo solo accuse alle persone, e nomignoli attribuiti con toni ironici”. Tra gli altri intervenuti, Simone Lippolis (“Il Sindaco non ha detto chi lo teneva in ostaggio, cioè il PD. E’ una barzelletta, da parte del PD, dare la colpa ad altri”), Mauro Tagariello (“Dopo due anni hanno capito che servivano i Monelli. Il Sindaco ha ricevuto un’altra scoppola dai consiglieri. Il PD era fra i più stretti collaboratori del Sindaco quando sono stati cacciati i Monelli”), Vito Mastronardi (“Mancini in ogni Consiglio chiede le dimissioni del Sindaco. I consiglieri dell’UDC non giocano”).
E Rino Pucci? Già, e Pucci? Un discorso che ha scontentato tutti, o quasi: opposizione, perché ha detto poco; gruppo PD, perchè ha detto troppo; il pubblico, perché non ha capito un discorso da ruota panoramica: “C’era la possibilità di salvare questa amministrazione, ha detto con la tristezza del sensale di un matrimonio non riuscito, con una Giunta di persone volenterose, ho fatto di tutto per raggiungere questo obiettivo. Non c’è nessun ricatto. Ci sono solo banali questioni di principio. Non so per quale motivo siamo qui oggi, sono sempre possibilista, spero che quello che sta accadendo ti porti a riflettere, Sindaco, su quello che è possibile rivedere, di salvare il salvabile, fino all’ultimo minuto”.
A chiudere questo Consiglio ante litteram, l’intervento del primo cittadino, che dopo un passaggio ironico (“sono stati fatti commoventi elogi funebri verso questa amministrazione”), ha voluto puntualizzare che “la mia casa non è un indirizzo, la mia casa è Palagiano. Domani – oggi per chi legge - vi farò sapere le mie decisioni”. Ha poi chiesto “cinque minuti di sospensione, per rivedere la situazione”.
Si è trattato, in definitiva, di un Consiglio a trazione posteriore: un passo avanti e due indietro. Avanti, perché finalmente, dopo la pausa natalizia, un Consiglio dove si discute. Due indietro perché: il discorso di Cifone, a molti è parso quasi l’Eterno Riposo dell’esperienza amministrativa, aprendo una voragine tra Partito Democratico e alleati; il discorso di Pucci, molto attendista e possibilista, ha spalancato la porta dei sette venti, scatenando un uragano, con epicentro il PD.
Ricordo che quando il prof spiegò gli insiemi matematici, alla fine domandò: “Ci sono domande?”. Al silenzio che ne conseguì, commentò: “…allora non avete capito niente!”.
E’ di oggi la notizia dell’avvertimento Istat: a causa della crisi, sono in aumento gli italiani depressi. Di certo, ha molto influito il dato palagianese.
Giuseppe Favale
P.s. Ho contattato nel pomeriggio qualche amministratore, nulla si sa di eventuali decisioni del Sindaco.
Intervento di Piero Cifone
Ciò che contraddistingue un politico interessato unicamente al bene della Comunità da un politico interessato alla sterile gestione del potere fine a se stesso è il senso di responsabilità verso i cittadini e i loro interessi, le loro aspettative, le loro attese.
E sono proprio queste aspettative che noi in questi due anni abbiamo tradito. Ho più volte denunciato in questi due anni, ne sono testimonianza documenti e interventi consiliari, lo stato di completa disorganizzazione della vita amministrativa del nostro Comune, la mancanza di un progetto unitario, l’assoluta assenza di una guida autorevole, capace di creare sintesi delle differenze e delle divergenze. Il perdurare di tale situazione ha fatto sì che non si procedesse con speditezza alla realizzazione di opere e progetti già finanziati dalla precedente Amministrazione, né tampoco, a progettare nuove opere, nuovi servizi oppure, solamente, l’ordinaria amministrazione.
Tutti noi siamo responsabili di questo stato di cose, il mio Partito ha sempre, con responsabilità, fatto una seria autocritica ma, ahimè, l’autocritica di un solo partito non basta. Non basta se alcuni consiglieri ed ex assessori, insieme al Sindaco, sono ciechi e sordi di fronte alla realtà delle cose e leggono una realtà inesistente ritenendo che tutto proceda bene.
Insomma, la maggioranza dei consiglieri e dei gruppi politici, così come, ne sono certo, la maggioranza dei cittadini ritengono che si sia lavorato poco e male, e di fronte a questo stato di cose, anziché metterci a lavorare seriamente cercando di comprendere cosa non ha funzionato e recuperare il tempo perso, spesso, mi sono trovato di fronte un Sindaco, quando presente, ed ai suoi consigliori Amatulli- Cervellera-Mellone , tanto per rispettare la quota rosa, che invece di comprendere e analizzare le ragioni delle critiche le derubricavano a sterile polemica o a semplice opposizione interna per ottenere, magari, maggiore visibilità.
Cosi il tempo passava e si assisteva allo svotamento dei dipendenti dagli uffici comunali, all’assenza sistematica del Sindaco e degli assessori di Sel e Udc che vivevano il comune come il dopolavoro ferroviario, ma che erano solerti a bacchettare gli altri specie se esterni all’amministrazione.
I nostri avversari in campagna elettorale vedevano le ombre, questi in due anni hanno vissuto di allucinazione.
E mentre noi del Pd, anzi prendendo a prestito una citazione grillina del Pd menoemme, le provavamo tutte fino alle dimissioni degli assessori, il nostro Sindaco non ha pensato altro che formulare una giunta a due formata da Amatulli sfiduciato dal suo capogruppo Nardelli e Cervellera che per vederlo bisognava sintonizzarsi con la trasmissione Chilavisto, nella parte degli scomparsi ovviamente.
Caro Sindaco in questi due anni le abbiamo provate veramente tutte, ma oggi non abbiamo più strade da percorrere insieme.
E’ bene ricordare che il sottoscritto, in questi due anni, con senso di responsabilità e per il bene dell’Amministrazione, di passi indietro ne ha fatti tanti, troppi forse. Ma ho sempre agito tenendo bene a mente la mia storia personale, il mio decennale impegno politico e amministrativo e l’interesse esclusivo dei cittadini, mai ho fatto calcoli di potere, mai ho anteposto me stesso agli interessi generali.
Noi siamo un partito organizzato non ci spaventano le sfide, sapremo bene spiegare le ragioni delle nostre azioni, sapremo dire la verità, apriremo un confronto permanente con i cittadini, sapremo prenderci le nostre responsabilità, ma da protagonisti del nostro agire.
Per la mia storia politica sento il dovere di liberare il mio partito ed il paese dal cappio che il Sindaco e i suoi consultori stanno stringendo intorno all’amministrazione ed al paese.
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