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Non al denaro, non all’amore, né al cielo. Atto finale per l’approvazione del Rendiconto di gestione anno 2013. Dopo alcuni Consigli comunali andati deserti, per mancanza del numero legale, è stato finalmente licenziato l’importante documento di bilancio. Non senza travagli e patemi d’animo. Scontata la reazione dell’opposizione, a quello che è sembrato rappresentare lo “sturm und drang” del gruppo di maggioranza. Ed è proprio su quest’aspetto, per niente secondario, che si è concentrato il fuoco di fila degli interventi.

Dopo l’appello, il Presidente del Consiglio, Salvatore Cirillo, ha letto una comunicazione del consigliere Ciccio Serra, capogruppo “PDL- Per il bene di Palagiano”, assente perché impegnato in un Campo Scuola. “Da un certo punto di vista mi sento sollevato, scrive Serra, dal non essere costretto a vedere spettacoli indegni delle cariche istituzionali di una comunità civile. Invito ad un serio esame di coscienza, circa i bassissimi livelli toccati fino ad ora. Questo non vuol dire fare politica di servizio, ma servirsi della politica”. Subito dopo, il personale “adelante, Pedro, con juicio”, del Sindaco Gaetano Tarasco: “E’ giusto cominciare questo Consiglio comunale, sperando che rappresenti la risoluzione della crisi che ha interessato la nostra amministrazione. E’ giusto rilevare l’impegno di tutti, di riconoscere prioritaria la necessità di dare una risposta alla cittadinanza. L’amministrazione ha necessità di essere rivisitata, ed in questa ottica potrebbe essere apprezzabile, a parte le modalità che potrebbero essere discutibili, il comportamento di chi decide di lavorare per l’interesse del paese. Mi impegno a ricostituire una maggioranza, che abbia la volontà di lavorare per l’interesse supremo della collettività”. Come ha reagito l’opposizione? Indossando i panni di “tribuno della plebe”, Donatello Borracci, capogruppo del Misto, ha snocciolato date e cifre, di quella che ha indicato come gestione fallimentare della res publica. Nel suo caratteristico aplomb, si è lanciato in accuse circostanziate, mettendo in risalto l’incoerenza dei maggioritari: “Mi sarei aspettato dal Sindaco un intervento chiarificatore, nella quinta seduta del Consiglio per approvare il Rendiconto, un atto che ha rilevanza politica e amministrativa, in cui bisogna valutare un anno di lavoro. Invece, ascolto che siamo in via di risoluzione, che ci proviamo a chiudere la crisi, non hai sostenuto che la crisi è risolta. Siamo in una situazione pietosa di stallo amministrativo, fateci sapere subito quello che volete fare. Facciamo un pò di politica, perché solo così può crescere il paese: cambiare la Giunta non porta da nessuna parte, perché la cultura di fondo sarà sempre quella della distruzione”. Gli tende la mano Francesco Mancini, che ha imparato con destrezza, tecniche ed agire de “lu ficca fu’c”: “Ti è stato affidato, Sindaco, il destino di questo paese. I cittadini sapevano che in caso di ricatti avresti detto che saresti tornato a fare il medico. Le poltrone è difficile lasciarle. Siamo fermi a maggio 2012, come disse Cifone, hai scaricato chi ti è stato vicino, come l’assessore Cervellera. Come pensi, con un cambio di nomi, di dare una svolta al paese? Spero che la Madonna ti illumini”. A metà del guado, soprattutto per la sua posizione di “maggioranza, ma non troppo”, un fintamente distaccato Mauro Tagariello, capogruppo “API – Palagiano in crescita”, ha cercato di smontare tutto l’architrave sul quale poggiava la programmazione dell’ente: “La maggioranza conta sugli stessi nomi, non c’è nessuna ricomposizione. Meno male che non ci siano più gli assessori Cervellera e Amatulli “. Nel mirino di Tagariello, la delibera 89 del 4.06.2014, “Integrazione piano del fabbisogno del personale”. Di fronte ai kalashnikov, con tric – trac e castagnole sono apparsi muniti gli armigeri amministrativi. Alla Menenio Agrippa il discorso di Piero Cifone, capogruppo PD: “La politica è la ricerca di una soluzione, affinchè una compagine eletta con una maggioranza schiacciante, chiede di poter amministrare. Mi è bastato ascoltare la dichiarazione del Sindaco, che guarda il bicchiere mezzo pieno, per l’incipit del mio discorso. Quando si annuncia una squadra nuova, si annuncia anche un nuovo programma, che non può essere quello del 2012. Chiediamo scusa alla cittadinanza, per le azioni che non siamo stati in grado di fare fino in fondo, ma abbiamo le potenzialità per poterci riscattare, i problemi sono tutti in questo bilancio. Chiedo un sforzo in più al Sindaco, mi mancano ancora dei tasselli, e vogliamo che tutti debbano uscire allo scoperto, come fa il Partito Democratico”. Timido e guardingo, come chi ha letto una novella del Decamerone “alla scusa” della fidanzata, quello che da più parti viene indicato come il grande tessitore, Rino Ing. Pucci: “Sono sempre per il bicchiere un pò pieno, e mi pongo subito i problemi che riguardano il futuro. Portare a compimento il programma elettorale è un’impresa ardua, spero che la prossima Giunta abbia la forza di portarlo a termine, e di fare quanto più possibile. Negli anni scorsi non si sono perse delle reali opportunità. I vagoni sui quali siamo saliti, arriveranno a compimento”. Dopo una breve pausa con Enzo Nardelli – capogruppo UDC, (“Spero che nella nuova squadra il Sindaco scelga persone in grado di lavorare per la vita amministrativa, e realizzare il programma elettorale. Prendo atto che il Sindaco, darà maggiore attenzione al mondo agricolo”), l’intervento di Maria Grazia Mellone. Contrariamente al solito, lo ha letto, ma questo non ha evitato il consueto elenco di cose fatte e da fare, realizzate e in via di allacciamento, asfaltate e di prossima urbanizzazione: “In questi giorni abbiamo sempre pensato a quanto ci sia cara questa comunità. L‘amministrazione Tarasco è nelle condizioni di tracciare un bilancio, e la situazione non è assolutamente ad elettroencefalogramma piatto, come qualcuno ha lasciato intendere”. Poi, con perfetta nonchalance dorotea, ha puntualizzato, in polemica con, che “non serve solo intercettare i finanziamenti, ma bisogna seguirli fino alla realizzazione del cantiere”. L’ultimo pensiero, è rivolto al Sindaco: “Apprezzo il comportamento del Sindaco, nuovo alla politica, ma che ha fatto ricorso esclusivamente a tutti gli strumenti della politica, per ricomporre la maggioranza”. Un elogio però di incerto destinatario, visto le accuse che le sono state rivolte, di essere molto ascoltata dal primo cittadino. A compimento, infine, voilà, madame, mademoiselle e monsieur, la tela tessuta da Mancini, e rifinita da Tagariello con “ndralland” e “supramen”, come ben conoscono i vecchi sarti. “Esprimo apprezzamento e stima personale, nei confronti di Amatulli e Cervellera”, è stata infatti la risposta di Tarasco, che dimentica gli altri assessori dimissionari, segno anche che la frattura con il PD è lungi dall’essere ricomposta. Circa la nuova Giunta, ha poi precisato di “aver deciso il nuovo esecutivo sulla base delle consultazioni con i Partiti che hanno la loro presenza in amministrazione, attraverso i consiglieri”. Sarà, ma i segnali sono quelli di una crisi politica, come evidenziato anche da Borracci, e dichiarata apertamente da Cifone, rattoppata con provvedimenti amministrativi. Come se Renzi, in disaccordo con Berlusconi e Alfano, ed i loro rispettivi Partiti, cercasse di aggiustare tutto solo cambiando i ministri.

 

Un piccolo giallo, ha fatto da cornice. Accortosi che Salvatore Monaco sedeva tra il pubblico, Mancini ha chiesto la verifica del numero legale. Nulla di fatto, ma la ferita rimane, in una maggioranza funambolica. Come era nelle previsioni, il Rendiconto è stato approvato, ma prima di passare al secondo punto all’Ordine del Giorno, il Sindaco ha chiesto i canonici cinque minuti di sospensione. Alla ripresa, ma nessuno di certo si meraviglierà, mancava il numero legale. Misteri della poesia, o forse, usanze altolocate.

Che dire? Dal momento che il primo cittadino non ha espresso considerazioni sulla crisi che accompagna il suo mandato, sin dall’indomani delle elezioni, indica che nessun chiarimento reale sia intervenuto, e ammanta così di paurosi dubbi la Pax Augustea, che viene offerta ad uno sbuffante pubblico, in una uggiosa giornata di metà luglio.

Quella che è andata in scena oggi, è sembrata la rappresentazione apocrifa dell’Antologia di Spoon River, con improvvisati ottici.

 

Non più ottico ma spacciatore di lenti

per improvvisare occhi contenti,

perché le pupille abituate a copiare

inventino i mondi sui quali guardare.

 

Il paese, comunque, continua a sognare un futuro migliore, che non sia “del dì presente più noioso e tetro”: Elpìs è infatti l’ultima dea che fugge i sepolcri. Ci si augura solo, con forza, che i dissidi intestini non diventino “intestinali”, specie ora che, per grazia ricevuta, è severamente proibito parlare di “purghe”.

 

Solo Speranza, come in una casa indistruttibile,
dentro all'orcio rimase, senza passare la bocca, né fuori
volò, perché prima aveva rimesso il coperchio dell'orcio
per volere di Zeus egioco che aduna le nubi.

 

Esiodo non spiegò perché solo Elpìs non volò via dal vaso di Pandora: vuoi vedere che lo scoprirà la nuova Giunta?

 

 

Giuseppe Favale