Un caso di partitocrazia. Un filosofo del II sec. D. C., che piaceva molto a Pascal e Leopardi che lo tradusse, Epitteto, diceva; di un evento negativo l'uomo comune incolpa un altro, il filosofo dilettante incolpa se stesso, il filosofo non incolpa nessuno. Ma Omero, ha scoperto il filosofo Romano Madera, ha mostrato che Nessuno è sempre qualcuno.

 

In questi giorni un paese ionico, "senza far nome" Palagiano, sonnecchioso quand'è privo dell'inebriante profumo dei fiori d'agrumi, è in subbuglio. La distribuzione del potere comunale lasciò scontentezze che, come d'uso, si dissolsero dopo pochi giorni. Poi è esploso il caso del concorso per il comandante dei vigili urbani. Per tre consiglieri da revocare e da riproporlo per due posti, seppure precari; per tutti gli altri intoccabile, quasi sia un dalit. C'è stato anche chi, senza far nome l'Udc, offrendo potere all'opposizione, ha tentato di procurarsi le pezze per rammendare gli strappi da fare, facendo cosi vivere il malinconico proverbio della "toppa peggiore del buco". Infine, in questa contesa s'è saputo di un vicesindaco nominato per tenere la sedia calda a un predestinalo, perché cosi il partito, senza far nome, il Pd, avrebbe soddisfatto le aspettative di tutti i suoi colonnelli.

Causa scatenante di questa sarabanda, dunque, il concorso, da cambiare oppure no: effetto maggioranza mutilata. I tre sostenitori del concorso revocabile stanno sull'uscio dell'uscita o rischiano l'espulsione, dopo di che la maggioranza sarà costituita da un solo voto, cioè basterà un callo dolorante di un consigliere per fermarne il cammino, per sprofondare nell’inamministrazione.

La disputa, dunque, è: concorso per un posto di comandante contro concorso per due posti precari. I tre restano se viene revocato il concorso del comandante; se ne vanno, o saranno espulsi se disobbediti. In palio è la funzionalità della maggioranza, perché dove uno è indispensabile, son tutti indispensabili e diventa indispensabile il desiderio di ciascuno; e il desiderio chi non ce l’ha, se lo fa venire. Questa contesa s'è svolta con comunicati slampa, con "puert e annusc", ambasciatori, quanto fedeli nessuna lo sa, e incontri riservati, poi resi pubblici, e, si sa, la violazione dei segreti è un affronto personale, che fa saltare rapporti e perfino amicizie. Questa contesa ha contraddistinto il terzo mese della consigliatura di Gaetano Taralo, un medico che riempiva il suo giorno fra casa, bottega e chiesa, soltanto benefico alla sua città.

Le domande: basta un concorso per un posto o due mezzi posti per mutilare una maggioranza e fermarla? C'è congruità fra la causa, il concorso, e l'effetto, la dissoluzione della maggioranza? Si può azzoppare una maggioranza per una questione che ha mille altre soluzioni? Ma è la concordia operativa il fine dei politici, o l’affermazione della propria maestà, il "ciò voglio, così comando" (hoc volo, sic iubeo), della capricciosa matrona giovenalea? Poi, sotto la croce, ci si può "dividere le vesti".

Tutto questo "allegro chiasso", come nei lempi pudichi si definivano le serate danzanti in casa per fidanzamenti e adulterii, in italiano ha una parola precisa: partitocrazia.

Una malattia endemica, forse tipica delle nazioni greco latine, la partitocrazia,basti pensare che la celebratissirna agorà ateniese, come poi il sacro Foro romano a Cesare, offriva la tirannide ad Alcibiade, stanca dei suoi politici perché "chiacchieroni". Oggi, i chiacchieroni italiani, a Roma, hanno offerto tutti i poteri a un po' di donabbondeschi professori per mantenersi un altro pò a galla, I loro emuli paesani vanno ancora cianciando di potere e di se stessi. Malattia endemica, allora, perciò aveva ragione Epitteto, nessuno è colpevole, anche se Nessuno è sempre qualcuno.

 

Michele Cristella

Fonte: Corriere del Giorno