Nella prima metà del secolo, nel nostro Comune, si commerciavano essenzialmente prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato. Buona parte di quelli agricoli erano venduti direttamente dai produttori, nei paesi vicini e a Taranto che assorbiva la maggior parte della produzione di Palagiano e di Massafra, il resto veniva venduto presso le abitazioni, poiché nel paese, non vi erano locali adibiti a mercato.Nel periodo della raccolta del pomodoro, dei piselli e delle fave, i piccoli produttori esponevano la merce davanti alle case e le donne, oltre alle incombenze familiari, avevano anche quella di vendere i loro prodotti.Si vendevano anche: verdure selvatiche e coltivate, lattughe, peperoni, melanzane, fichi, albicocche, pere, funghi, “lambasciun”, mele cotogne e olive.Erano in uso, per la pesatura, le bilance con i piattini e i pesi di ferro, quelle ad asta col bilancino centrale e i piattini a cestello per le verdure e i cereali, la bilancia a molla per i piccoli pesi, la stadera col romano per i cesti e i sacchi e la basculla, per le merci più pesanti.Fino alla fine della II Guerra Mondiale, poiché i camion erano rari, dai paesi vicini, venivano i commercianti con i carri da carico, a quattro ruote, tirati da cavalli, per comprare il nostro pomodoro e i legumi verdi. Si fermavano ai magazzini situati alla periferia del paese, specialmente all’inizio di via Lenne, dove oggi è il magazzino di vendita dei concimi.La vendita avveniva sempre, tramite l’intermediario, “lu zanzen”, la cui figura è talmente radicata, nel nostro sistema di vendita, da essere utilizzata ancora oggi.Alla fine dell’estate si vendevano le mandorle e, nell’autunno inoltrato, i cereali e i legumi per le semine: frumento, avena, orzo, piselli e fave ben selezionati.Le grandi derrate riposte nei magazzini delle masserie del principe Romanazzi, venivano vendute, quasi sempre, in blocco, subito dopo la raccolta, lo stesso avveniva per quelle dei proprietari terrieri.L’olio d’oliva veniva acquistato direttamente dai frantoi e trasportato in otri di pelle; era costoso e veniva consumato con tanta parsimonia. Erano pochi quelli che potevano acquistare la quantità necessaria, per l’intero anno, i più lo acquistavano, al dettaglio, dalle botteghe di generi alimentari o dai piccoli produttori.Gli agricoltori, nel periodo della potatura degli olivi, dei mandorli e delle viti, raccoglievano rami, tronchetti e sarmenti, non bruciavano nulla, come avviene oggi; legavano i rami e i sarmenti in fasci, li ammucchiavano e li conservavano nei locali attigui alle stalle, alle rimesse o sui terrazzi delle case. Vendevano grandi quantità di legna ai fornai, per la cottura del pane e alle famiglie, per il riscaldamento delle case.Gli agricoltori vendevano anche: legumi, farina, salsa, conserva, vino e piccole quantità di olio, scope di saggina e carbonella.Il commercio dei prodotti artigianali era limitato agli attrezzi di lavoro, agli utensili adoperati nelle case e ai mobili.I negozi erano dislocati quasi tutti nel corso principale Vittorio Emanuele e vicino alla piazza Vittorio Veneto, pochissimi fuori dal corso.Vi erano negozi di generi alimentari, osterie, cantine, poche caffetterie con pasticceria, qualche fruttivendolo, tabaccai, macellerie e una farmacia.Fino all’avvento dell’Acquedotto Pugliese vi era anche l’acquaiolo che vendeva acqua potabile per le vie del paese; c’erano anche i proprietari di pozzi che vendevano acqua.I generi alimentari più venduti erano: la farina, i legumi, il formaggio pecorino, il cacio ricotta e la pasta; non c’erano molti tipi di pasta, come oggi, erano molto in uso, gli spaghetti, le linguine e gli ziti lunghi.Gli anziani ricordano che, all’inizio del secolo, nelle macellerie, si preparava il brodo solo con le ossa di pecora o di maiale che veniva venduto per pochi centesimi a scodella; il consumo della carne era limitato alle festività, si vendevano solo carni di pecora, di agnello e di maiale, la carne bovina era un lusso.Nelle caffetterie d’inizio secolo si preparava il caffè con la caffettiera napoletana o alla turca. I contadini lo consumavano corretto con un cucchiaio di anice, specialmente d’inverno, nelle prime ore del mattino gelido, quando partivano per il lavoro nei campi.Le osterie erano frequentate dai carrettieri che potevano trovare, oltre a un buon bicchiere di vino, formaggio, polpette al sugo e “brasciole” piccanti.Nelle salumerie oltre ai salumi si vendevano anche aringhe, alici salate e baccalà; il salame più venduto era la mortadella, perché il meno costoso.C’era chi vendeva petrolio lampante, per i lumi in uso nelle case e per i fanali dei carri agricoli. La vendita del petrolio andò sempre più diminuendo, man mano che le abitazioni venivano servite dall’illuminazione elettrica; fu ripresa, negli anni della II Guerra Mondiale, quando, per motivi bellici, l’erogazione veniva a mancare durante i bombardamenti aerei su Taranto e nelle ore di oscuramento dell’abitato, per motivi di sicurezza.Nel 1940 oltre alla Società Italiana del Petrolio autorizzata alla vendita, vi erano gli “spacci dei combustibili” gestiti da: C. Michele, P. Pietro e T. Leonarda.Vi era una piccola rivendita di cozze tarantine tenuta, per diversi anni, da Luigi Serra detto “lu scjcch” (“il bello”), vendeva anche patate, cipolle e verdura, specialmente quella selvatica e, nel periodo autunnale, castagne crude e caldarroste.Sulla piazza Sinisi si teneva il mercato giornaliero dei generi alimentari. Si vendevano: frutta, verdura, ortaggi, legumi e pesce fresco. Per molti anni, la vendita del pesce fu appannaggio di Vincenzo Sebastio e dei suoi figli, sia prima, sia dopo la metà del secolo. Si vendevano principalmente: alici, sardine, sgombri, seppie, triglie e polpi, a basso prezzo e, nonostante tutto, non sempre venivano venduti; qualità pregiate come orate, spigole e dentici non se ne vedevano.Negli anni della guerra, con l’intensificarsi delle incursioni aeree e con la presenza, sempre più massiccia dei militari italiani e tedeschi sulle nostre coste, la pesca fu molto limitata, in particolare nel 1943, quando si temeva lo sbarco degli Anglo – Americani nel golfo di Taranto.I pastori provvedevano alla preparazione della ricotta e del formaggio fresco che vendevano giornalmente ai privati. Dal latte in eccedenza si ricavava il formaggio pecorino e caprino, più ricercato, che veniva salato e messo a stagionare.Il latte di mucca non era consumato, come oggi; quello di pecora veniva usato solo per i prodotti caseari; ai bambini e ai malati si dava il latte di capra che veniva venduto, per le strade, dai caprai che, di ritorno dal pascolo, mungevano le capre all’aperto davanti alle case. In casi particolari ai neonati si dava il latte di asina, ritenuto più leggero e nutriente di quello di capra.Durante le festività di Natale e di Pasqua i pastori vendevano: agnelli, capretti e pecore ai macellai locali.Negli anni del secondo conflitto mondiale il commercio, andò sempre più impoverendosi. Tutto fu razionato e i generi alimentari si acquistavano con la tessera; per acquistare qualcosa in più bisognava ricorrere al mercato nero, dove si poteva acquistare qualunque cosa, ma a prezzi proibitivi.Alla fine della guerra il commercio era inesistente; nelle piazze e nei mercati si vendevano: scarpe militari nuove ed usate, vestiti usati e stoffe provenienti dai mercati americani, coperte militari, pane e cibo in scatola proveniente dalle cucine delle truppe alleate.  

Attività commerciali dall’inizio del secolo al secondo dopoguerra[i]

Nome e Cognome

Tipo di Attività

Cessa

Continua

Ubicazione

Altre notizie

Caffetterie pasticcerie e bar

Giacomo Quaratino

Caffettiere

 

X

Corso Vittorio Emanuele angolo via Lenne

L’attività continua col figlio Cosimo

Cosimo Quaratino

Caffettiere e pasticciere

 

X

Idem

L’attività continua col figlio Donato

Donato Quaratino

Idem

X

 

Idem

Cessa l’attività nel 1990. Pasticciere rinomato. Preparava pranzi per gli sposi.

Antonio Oliva

Caffettiere

X

 

Piazza Vittorio Veneto

In attività dall’inizio del secolo, era anche cuoco; cessa l’attività prima della 2^ Guerra mondiale.

Cosimo Maggi

Caffettiere e dolciumi

X

 

Corso Vittorio Emanuele

Uno dei primi commercianti del secolo. Preparava il caffè alla napoletana. Cessa l’attività prima della 2^ Guerra

Giacomo Rinaldi

Barista

X

 

Piazza prospiciente corso Vittorio Emanuele

Preparava e vendeva anche gassose. L’attività è continuata fino agli anni ’90 con la figlia Rosa.

Geremia Favale

Pasticciere e barista 

X

 

Idem

 Cessa l’attività prima della fine del 2000.

Giuseppe Laterza

Barista e gelataio

 

X

Piazza Vittorio Veneto

Iniziò l’attività commerciale come fruttivendolo. L’attività continua coi figli Fernando e Domenico

Trattorie e osterie

Angelo Oliva

Osteria e trattoria

X

 

Corso Vittorio Emanuele

In attività dall’inizio del secolo

Orazio Tarasco

Oste

X

 

Idem

In attività dall’inizio del secolo. Vendeva anche cereali.Cessa nel ’30

Nicola Tarasco

Oste

X

 

Idem

In attività dall’inizio del secolo. Cessa nel ’30.

 Nunzio Belmonte

 Oste 

X

 

Piazza Vittorio Veneto

Inizio 2^ Guerra M.Veniva chiamato “lu spagniul”

Cataldo De Crescenzo

Vinaio

X

 

Via Dei Mille

Nel retro bottega si giocava a carte e a “patrun e sott” col vino.

Antonio Castiglia

Oste

X

 

Corso Vittorio Emanuele angolo via Sforza

Vendeva anche generi alimentari. L’attività cessa dopo la 2^ Guerra Mondiale

Pietro Tarasco

Vinaio

X

 

Corso Vittorio Emanuele

Gestiva anche la locale ricevitoria del Lotto.

Salvatore Granata

Vinaio

X

 

Via Lenne

Cessa l’attività nel secondo dopoguerra.

Generi alimentari e salumerie

Paolo Forleo e figlio

Salumaio e pizzicagnolo 

X

 

Corso Vittorio Emanuele

Più pizzicagnolo che salumaio. In attività dall’inizio del secolo fino agli anni ‘80

Leonarda Tarasco

Generi alimentari

X

 

Idem

In attività dall’inizio del secolo, l’attività cessa subito dopo la 2^ Guerra Mondiale.

Vincenzo Tinella

Generi alimentari

X

 

Corso Vittorio Emanuele angolo via Trieste

Vendeva solo pasta e farina. Cessa l’attività dopo la 2^ Guerra Mondiale.

Francesco Cervellera

Generi alimentari

X

 

Corso Vittorio Emanuele

Cessa l’attività nel secondo dopoguerra.

Notaristefano Pasquale

Generi alimentari

X

 

Idem

Cessano l’attività negli anni ’60.

Notaristefano A.

Generi alimentari

X

 

Idem

Rocco Mancini

Generi alimentari

X

 

Idem

Vendeva anche petrolio lampante

Liverano Nicola

Generi alimentari

X

 

Idem

Vendeva anche prodotti di merceria

Schiavone Maria

Generi alimentari

 

X

Via Mafalda

Continua l’attività la figlia Giuseppina.

Tarasco Vito

Salumaio

X

 

Corso Vittorio Emanuele

Cessa l’attività nel 1980.

Paladino Paolo

Salumaio

 

X

Corso Vittorio Emanuele

Iniziò l’attività come fornaio. L’attività continua.

Merceria

Scarano Pietro S

Merceria

X

 

Corso Lenne

Vendeva anche detersivi

Monopoli di stato, Sali e Tabacchi

Nicola Schiavone

Tabaccaio

 

X

Piazza Vittorio Veneto

L’attività viene continuata dal nipote.

Giuseppe Mappa

Tabaccaio

 

X

Corso Vittorio Emanuele

L’attività viene continuata dal nipote Giuseppe.

Pasquale Liverano   

Tabaccaio

 

X

Piazza Cesare Battisti

L’attività viene continuata dal nipote Sandro

Mulini

Praticò Mario

Mugnaio

X

 

 

L’attività cessa negli anni ’30.

Favale Pasquale

Mugnaio

X

 

 

L’attività cessa nel 2° dopoguerra.

Macellerie

Vito L’Erede

Macellaio

 

X

Corso Vittorio Emanuele

L’attività viene continuata dal figlio Antonio

Gisonna Gennaro

Macellaio

X

 

Idem

L’attività cessa negli anni ’60.

Pietro Cetera

Macellaio

X

 

Idem

L’attività cessa negli anni ’60.

Casamassima Erasmo

Macellaio

X

 

Idem

Idem

Dell’Aglio Fedele

Macellaio

X

 

Idem

Idem

Scapati Italo

Macellaio

 

X

 

Continua l’attività il nipote

Gisonna Gabriele

Macellaio

X

 

 

Cessa l’attività negli anni ’60

 

Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini