Ai quattro cantoni.

Quattro ragazzi si mettevano ai quattro cantoni, il quinto si metteva al centro. I quattro si impegnavano a scambiarsi velocemente il posto; chi stava nel mezzo ne seguiva attentamente ogni mossa e con scatto felino cercava di soffiare loro il posto.

 

Giro girotondo.

I bambini si prendevano per mano e formavano un cerchio iniziando a girare e cantar la filastrocca: “Giro girotondo, quanto è bello il mondo, centocinquanta la gallina canta, canta sola sola, non vuole andare a scuola, orsù orsù, dai un bacio a chi… vuoi tu. Giro girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!. Giro girotondo, come è bello il mondo, il mondo è una collina, si inginocchia la più piccina”. Finita la filastrocca, tutti i bambini si piegavano per terra, in una gioia indefinibile.

 

Giocare a scaldamani.

I ragazzi sovrapponevano le loro mani aperte appoggiandole una sopra l’altra e, traendo poi quella di sotto, battevano con essa su quella che, di volta in volta, risultava posizionata sopra.

 

Mamma gattona.

Si formava un cerchio, uno dei componenti scelto a turno faceva la parte di Mamma gattona, che iniziava dicendo: “A mamma gattona è scappato il gatto numero…” e si indicava il numero corrispondente ad uno dei giocatori. Il quale doveva prontamente rispondere: “il numero (e diceva il numero corrispondente) non fu”. “E chi fu?”, chiedeva mamma gattona. “Il numero…”. E veniva indicato il numero di un altro giocatore. Se il giocatore indicato non rispondeva con la stessa prontezza, usciva dal gioco. Vinceva l’ultimo che rimaneva.

 

Palla prigioniera.

Si formavano due squadre, e con la conta si individuava quella che, per primo avrebbe dato inizio alla gara, chi, in pratica, avrebbe lanciato la palla per primo. Se uno dei giocatori della squadra avversaria riusciva a prenderla al volo (la palla), il giocatore che l’aveva lanciata diventava prigioniero e si sistemava alle spalle della squadra che l’aveva catturato. I compagni, a quel punto, dovevano cercare di liberarlo, lanciandogli la palla e, se vi riusciva di afferrarla, ritornava nella squadra d’origine. Vinceva la squadra che alla fine del gioco fosse riuscito a mantenere più giocatori.

 

Palla al muro.

Si lanciava una palla verso una parete, recitando una filastrocca contemporaneamente al movimento eseguito: “palla ad uno, palla a due, palla a tre”; od anche: “Muoversi, senza muoversi, con un piede, con una mano, al abbattere, lo zigzago, la giravolta, il violino, un bacino ed un cuoricino”. Mia nota: Ricordo che qualcuno aggiungeva anche: “… angioletto, diavoletto, da sotto il ponte, la palla nelle mie mani”.