
Con il grande e simpatico Lino Valente, sostenitore del M5S, parliamo del suo movimento, con uno sguardo alle recenti elezioni europee. Due articoli sull’analisi del voto, di Mimmo Forleo e Giuseppe Favale. I risultati locali, sezione per sezione. I voti di preferenza. I flussi di voto. Ed altro...
L’analisi del voto di Mimmo Forleo
Malvino (al secolo Luigi Castaldi, che di professione fa il ginecologo, ma che di politica sembra masticarne molta di più di un suo collega palagianese), ne I 38 milioni di italiani che non hanno votato Pd, afferma: “Solo un occhio miope può lasciarsi ingannare da quel 40% e più che oggi va al Pd di Matteo Renzi, per definirlo il più ampio consenso mai ottenuto dal partito: nei fatti, lo zoccolo duro dei cattocomunisti si è rifatto la zeppa, ma di cartone”.
Ad un occhio che non sia miope, quindi, l'attuale trionfo del Pd renziano tende ad assumere connotati fortemente emotivi – appare cioè condizionato dalla “paura” suscitata dalle parole di Grillo nell'elettore medio – e finisce col somigliare parecchio ad una vittoria d'altri tempi: quella conseguita, sempre alle Europee, dal PCI nel 1984 e indotta dall'onda di commozione provocata dalla morte di Berlinguer.
Va inoltre subito aggiunto che oggi il maggior “partito” italiano non è il Pd; ve n'è infatti un altro che conta “consensi” più che doppi: quello degli astensionisti. E dell'astensionismo particolarmente alto occorre tener conto, a mio parere, per poter inquadrare adeguatamente il risultato del Pd. Stretto tra l'astensionismo prevedibilmente elevato e un centro-destra frammentato e in forte crisi di leadership, l'elettore moderato è stato quasi costretto a dover “scegliere” Renzi per fare argine contro Grillo.
Andando al livello locale, il risultato del Pd palagianese appare in netta controtendenza rispetto al dato nazionale. Si mantiene infatti percentualmente lontano, di circa 12 punti, da quel dato e non appare spiegabile invocando esclusivamente l'attuale stato di crisi dell'Amministrazione, della quale il Pd fa parte. Per confortare questo convincimento è sufficiente rifarsi a un dato: i 12 punti di differenza misurati oggi tra il dato locale e quello nazionale, solo un anno fa (alle Politiche 2013) erano pari a 8. Il Pd palagianese quindi sembra proseguire lungo un percorso, iniziato l'indomani delle Politiche 2008, di costante allontanamento dal Pd nazionale.
A onor del vero però, se accettiamo come buone le considerazioni utilizzate per spiegare la portata del successo del Pd nazionale, occorre riconoscere che il Pd palagianese appare statico nei consensi, invece che in diminuzione. Grillo a Palagiano è sembrato meno “pauroso”, tanto è vero che il risultato dei grillini qui è stato meno penalizzante rispetto a quello nazionale (27,5% contro il 21,1%). Se in più si considera anche la miglior tenuta delle varie forze ascrivibili al centro-destra, che hanno totalizzato un soddisfacente 37,4% contro il 30,9% nazionale, i conti in qualche modo tornano in casa Pd.
Restano quindi da spiegare le buone performance offerte da grillini e centro-destra a Palagiano, a dispetto di prestazioni in campo nazionale aventi tutt'altro tenore. Certamente avrà anche inciso la crisi amministrativa, come dimostra lo scarso risultato ottenuto dall'UDC, ma credo che in misura maggiore abbia contribuito il meccanismo delle preferenze. Il Pd ha preferito puntare su Pittella e la Gentile, entrambi non tarantini e il primo addirittura non pugliese, e glissare sulla Leserri. Al contrario del M5S, che ha scommesso su una tarantina, o delle forze di centro-destra, che quando c'era da sostenere un tarantino l'hanno fatto in maniera decisa, vedi il massafrese Pilolli, e quando non c'era non hanno nemmeno immaginato di poter sostenere qualcuno che non fosse pugliese.
L’analisi del voto di Giuseppe Favale
Cominciamo con una piccola distrazione della stampa: “Mai nessuno come Renzi, neanche De Gasperi!”. Si, se parliamo di un distacco del 20% fra il primo e il secondo, Si se si parla di De Gasperi… ma il più Giovane di tutti i tempi, questa volta ha mancato, anche se solo di poco, il Guinness. La Palma spetta infatti a Fanfani, che nelle elezioni politiche del 1958, segnò una differenza di 19.67 punti dal secondo, un certo Togliatti. Renzi si è fermato a 19.66 punti e, non sembri offensivo, Grillo con Togliatti ha in comune solo la città natale: Genova. Vi è comunque da dire che Fanfani e Renzi sono due toscani: evidentemente, è stato ed è salutare respirare la stessa aria di Machiavelli e Guicciardini, anche se qualche maligno adombra l’idea che l’ex comico andrà da quelle parti, nei pressi dell’Arno, ma non per sciacquare i panni. Andando sul locale (stavo per scrivere “sul personale”, ma mi sono trattenuto), è sempre un po’ arduo confrontare dati fra loro non omogenei, ma fra le tante sciocchezzuole, qualcuna in più – la mia - forse neanche si noterà. Nelle europee del 2009, imperante il Cavaliere, il PDL veleggiava al 35.26%, contro un PD al 26.12%, del mite Franceschini. A Palagiano, in piena era Ressa, il PdL rafforzava il dato nazionale, con un 41.94%, mentre il PD scendeva al 23.02%. Poiché la Storia si scrive con le certezze, e non con i “se”, questo è l’unico dato realmente confrontabile, anche tenendo presente il contingente. Ma non è detto che sia esercizio inutile un confronto più ampio. In queste europee, a Palagiano, Forza Italia al 18.30% (16.81 nazionale, 23.52 Puglia), il Partito Democratico al 28.93% (40.81 nazionale, 33.58 Puglia). Il terzo “incomodo”, M5S, ottiene il 27.52% (21.15 nazionale, 24.61 Puglia). Pur avendo proceduto come una valanga all’incontrario, il PD locale diventa il primo Partito, in un momento per lui non certamente favorevole, vista la crisi amministrativa che soffoca il paese, e visto il suo ruolo e la sua presenza numerica nel gruppo di maggioranza. Dal momento poi che questa campagna elettorale si è svolta quasi esclusivamente sulla stampa e in televisione, gli converrebbe dormire con un occhio solo, lasciando stare il Principe di Condè, che aveva certezza della battaglia di Rocroi, mentre qui si è come i mulinelli in un giorno di tramontana. Che di campagna elettorale anomala si sia trattata, è risultato evidente anche dalla quasi totale assenza dei tanti Alessandri (in dialetto Al’sandr), antico distributore di santini, che negli anni cinquanta girava per il nostro Comune. Forza Italia, non sembri strano, è stata penalizzata, più che dalla frammentarietà dell’area di appartenenza, dall’inerzia amministrativa, non potendo far valere una maggiore incisività, limitandosi a denunce occasionali, ed esponendosi così all’ostracismo del “siete tutti uguali”. Chi ne ha più giovato, è stato il M5S, che alla potenza mediatica di Grillo e Casaleggio, ha unito la mancanza di raffronti a livello locale (infatti, non sono né maggioranza, né opposizione). Si è da più parti affermato che queste consultazioni fossero le più congeniali al M5S, vediamo perché. Dalle amministrative in su (Regionali, Politiche, Europee), va calando il rapporto con il territorio di appartenenza (identificazione delle persone da votare, e gli interventi concreti da effettuare). Ad esempio, Caio candidato nelle amministrative, è più conosciuto di Tizio delle europee, così come le loro proposte. Ecco perché la sconfitta del M5S, riconosciuta anche da Grillo, è più incisiva rispetto ad altra tipologia di consultazioni. Questo in linea generale, ma ci possono essere delle eccezioni. E’ esattamente quanto avvenuto a Palagiano, dove la crisi amministrativa non poteva essere trascurata, alimentando il “quelli sono tutti uguali”, escludendo da “quelli” il M5S. Per finire, va sottolineato che Grillo ormai è divenuto un “politico vero”. Infatti, da buon politico, fa promesse che poi non manterrà (“se perdo, mi ritiro”), e dà la colpa della sconfitta ad altri (ai pensionati). E la bassa affluenza dove la mettiamo? A parte il fatto che la domanda, un po’ peregrina, meriterebbe una risposta un po’ triviale, giova ricordare che gli assenti hanno sempre torto, e se proprio si volesse cercare un posto in cui collocarli, abbiamo delle splendide spiagge, dove potrebbero distribuire con successo tutti i santini dislocati nelle sedi dei Partiti. Né va dimenticato che la storia, pur essendo trascorsi duemila anni, ancora ha memoria in negativo di chi non volle decidere.
