
Il ponte ha una storia che merita di essere conosciuta. Fu costruito per superare il breve tratto della Gravina grande e collegare i Comuni di Castellaneta e quello di Palagianello: si parlò di una grande modernità.
Era il 1836 e, trattandosi di una strada statale, furono necessari accordi con l’intendente della provincia di Lecce (perché Taranto ancora non era provincia autonoma) per realizzare il nuovo viadotto. La municipalità castellanetana si impegnava a realizzare un nuovo collegamento dall’abitato del paese fino alla gravina, innestandosi al nuovo ponte e continuando sulla strada che conduceva a Palagiano. Con Delibera Decurionale (così allora si chiamava il Consiglio comunale e decurioni erano i consiglieri) del 23 ottobre 1836 fu approvata la realizzazione del collegamento. Così recita la delibera, nella caratteristica prosa ottocentesca: “Con tale tratto di strada e ponte gli abitanti tutti si liberano dal cordone delle acque che in tempo di inverno li rende isolati. A nulla vale dire che tale tratto di strada non corrisponde più alla strada Consolare”. Una vera variante moderna all’esistente collegamento stradale che, nella direzione di Taranto, si muoveva sull’antico tracciato della via Appia. Una strada che i Romani chiamavano “regina viarum” cioè regina delle strade e collegava Roma a Brindisi, il più importante porto per la Grecia e l'Oriente.
Costruita con perizia, era percorribile con ogni tempo e mezzo grazie alle grandi pietre levigate e perfettamente combacianti che ne costituivano il fondo. Larga mediamente 4 metri (14 piedi romani), misura che permetteva la circolazione nei due sensi, affiancata sui lati da marciapiedi per il percorso pedonale, in epoca medievale diventò uno dei percorsi principali in direzione della Terra Santa e quindi una delle vie dei Crociati. Il tracciato scendeva a sud, nell’agro di Castellaneta, fino a località Masseria Fungito, dove la gravina diventa lama, e passava in territorio di Palagiano verso la località Fontana del Fico. Un percorso che esalta le qualità tecniche degli antichi romani perché supera tutte le difficoltà orografiche del nostro territorio, solcato da ben dieci fra gravine e gravinelle, senza l’ausilio di un ponte. Ma con un punto debole cioè il passaggio nella lama, che le acque meteoriche invernali puntualmente invadevano rendendolo spesso impraticabile. E la nuova variante realizzata rappresentò la definitiva soluzione al problema.
Così nella lontana provincia del Regno delle Due Sicilie si realizzava un moderno collegamento stradale sulla direttrice Taranto-Matera. Non solo, perché il nuovo tracciato viario, progettato dall’ing. Rossi, “passato Palagiano, mette in comunicazione con la strada Consolare di Taranto e Bari (SS. 100)”, realizzando una nuova arteria infrastrutturale per la quale si era prevista la spesa di 8000 ducati: “…per la cennata strada e ponte alla gravina la spesa ammonta in tutto a circa 8000 ducati, salvo il ribasso e l’impreveduto”. Per fare in modo che il ponte attraversasse la gravina nel tratto più corto fu necessario realizzare un vero tornante in discesa, poi una curva a destra e dopo il breve rettilineo del ponte ancora una curva a destra e poi ancora una a sinistra. Un tracciato che era sicuramente comodo allora quando le strade servivano alle velocità animali perché vi passavano cavalli, asini, muli e giumente con i loro carri, fossero traini, calessi oppure omnibus o diligenze. Ma oggi è diventato scomodo e pericoloso: lo dimostrano del resto i numerosissimi incidenti accaduti. Stanno per iniziare nuovi lavori di ristrutturazione al ponte che alimentano polemiche, anche per la contemporanea chiusura delle strade Sp12 e Sp13 nell’agro, mentre da più parti si richiede un intervento strutturale non più rinviabile, che affronti in modo risolutivo il problema di un collegamento razionale su una strada statale. Cioè un viadotto nuovo.
Aurelio Miccoli
Fonte: www.corgiorno.it