La Controra degli Orrori. A cura del Gruppo – #NonSoloCarnevale – Palagiano (TA). Un percorso ai limiti dell'Impossibile, giovani e diversamente giovani hanno dimostrato che, con passione – volontà – impegno, si raggiungono anche le vette più innevate. Bravi tutti!.

Soffia leggero, l’alito, nel buio fitto,
arriva “Scorciamen”, con odor di soffritto.

“Basta capricci, non fare il monello,
o il Lupo Mannaro ti azzoppa il girello”.

 

Il bimbo guarda, spalanca gli occhi,

mentre s’odono lugubri rintocchi.

Visi atterriti, incalza lacrimuccia,
e il terrore si appresta con “a cuccia!”

 

E il cuccia arriva, con tremor di budelli,
e si minaccia nenia di Petrocelli!


Mamme, nonne e zie, con grande sintonia,

gareggiavano in si tetra agenzia.

 

E nascevan mostri per ogni occasione,

forieri di grande agitazione.


Ma la più temuta era però la trentadue,
musa eletta di Cimabue,
cognome ignaro, di nome Patrizia,
di rado fa rima con mestizia.

 

Sempre felice e sorridente, con minaccia costante:

Alla prossima, ancor più birbante!.

La Controra degli Orrori: Quando Scorciamen ti aspetta all'ANGOLO!


Nei caldi pomeriggi d’estate, quando il sole, in vicoli angusti, balla con ombre minacciose, o nelle fredde notti d’inverno, con i cani ululanti alla Luna piena, si è materializzato, a Palagiano, uno scenario che ha dell’incredibile, per lavoro e fantasia: un percorso horror artigianale, degno di un film di Dario Argento, che gioca con la spettacolarizzazione delle nostre tradizioni. Si è così accampata, in oscuri e stretti meandri della nostra memoria, una controra infestata dallo Scorciamen, che con mirabolanti giri di valzer, ha danzato con i vari personaggi che ci tormentavano da bambini. Eggià: l’Uomo Nero, il Lupo Mannaro, la Mangiabambini, Francesco Mancini che recita la Divina Commedia, Salvatore Petrocelli con i suoi “mi avvio alla conclusione” che non arriva mai, emblemi di occhi spalancati e sguardi atterriti, come se nel buio della notte, comparisse all’improvviso Lino Valente, tutte figure mitiche con le quali nonne, mamme e zie, in un lontano passato… tornato all’improvviso, più raccapricciante che mai!

A ideare tutto questo, un gruppo di ragazzi e ragazze di ogni età, (NdR - gli Anta e le Ante sono compresi in questo range), con fantasia mista a grande follia... perché solo con una buona dose di follia, si può mettere su uno spettacolo del genere, un percorso che ha sorpreso e incantato tutti, grandi e piccini, spaventati, ma anche affascinati.

Entrando nel percorso, ci si ritrova immersi in un caleidoscopio di scene tratte dalle storie della tradizione popolare, dove al posto delle luci e degli effetti speciali di Hollywood, ci sono materiali di recupero, trucco artigianale, e una cura per i dettagli che rende il tutto tremendamente… realistico.

Ma non ci sono stati solo brividi: il percorso ha avuto anche momenti di intensa ironia, che solo i nostri ragazzi sanno regalarci. Da scena nella doccia di Psyco, una “Mangiabambini” un po’ stanca, che uscendo dall’ombra, sospira: “Siete venuti dal padrone mio, perché sapete che a quest’ora è innocuo!”. Si sorride guardinghi, senza distrarsi, perché si rischia in un attimo, di ritrovarsi faccia a faccia con Pinuccio Favale.

Siamo di fronte non solo ad un successo, ma anche ad una sinfonia di creatività e di coraggio, nel realizzare un progetto innovativo con mezzi di fortuna, con un ardore autentico, e una passione sconfinata. I visitatori – adulti e bambini – hanno fatto ore di fila per vivere un’esperienza tanto semplice quanto intensa, che richiama il fascino delle leggende popolari, e il brivido della paura ancestrale.

Tavola dei Morti

Un progetto nato da un’idea o, spiegato alla Marzullo, un’idea nata da un progetto, coltivato con mani instancabili e intelligenza creativa. E se all’indomani, nello smontare tutta la giostra della fantasia, avete notato qualcuno con un stanco sorriso, sappiate che dietro quel sorriso, ci sono notti insonni, giornate passate a cucire costumi, e a studiare come far venire la pelle d’oca al pubblico.

Grazie, quindi, a questo fantastico gruppo, all’eterna Patrizia D’Auria, in collaborazione con l’associazione #NonSoloCarnevale, per averci fatto ricordare come ci si sente a essere piccoli e vulnerabili, e per aver riportato in vita le storie della nostra infanzia, tra un brivido e una risata.

Mi avvio alla conclusione”! Avete assaporato il terrore che ci appartiene, il terrore che parla in dialetto, quello che non se ne va nemmeno se accendiamo tutte le luci in casa. E “siete” portato qualcuno con voi, perché, lo sapevate, da soli… beh, meglio di no.

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