Come sono cambiate le tradizioni nel corso dei decenni. I nostri nonni in questo periodo non usavano svuotare zucche e riempirle con candele o fare dolcetto o scherzetto. Per loro la notte tra il primo novembre (Festa d’Ognissanti) e il due ottobre (Festa dei Morti) era più che altro un appuntamento, con le tradizioni e con il ricordo delle proprie radici. Già una settimana prima della Commemorazione dei defunti, quasi tutte le donne si vestivano di nero, dalla testa ai piedi, in segno di lutto soprattutto ma anche di rispetto per i propri cari.

La notte del 1° novembre in tutte le case si imbandiva, per modo di dire, la tavola. In un angolo si sistemava regolarmente la tovaglia con la pietanza del mezzogiorno, del vino con bicchiere, del pane e le relative posate, per chi le possedeva, ovviamente, inoltre sistemavano in un angolo forbici, ago e cotone per cucire. Dalla parte opposta del tavolo si collocava un lumino. In verità non era un vero e proprio lumino era più che altro un bicchiere riempito, fin quasi all’orlo, per trequarti di acqua e l’altro quarto di olio. Sopra, facendo molta attenzione, veniva posto un aggeggio (il nome non lo ricordo) a tre punte in cui erano infilzate dei tacchetti di sughero. Questo aggeggio molto leggero dotato di pezzi di sughero galleggiava e serviva, una volta posizionato a pelo di bicchiere, a sostenere un tondino di cartone cerato, grande quanto una monetina da 0,05 €, in cui alloggiava lo stoppino, lungo più o meno quanto un cerino, che a sua volta per metà si imbeveva d’olio, l’altra meta fuoriusciva per essere accesso e rischiarava così la stanza buia. Durante la notte la luce della cosiddetta “lampada dei morti”, formava un gioco di ombre che a noi bimbi ci terrorizzava. Rifugiarsi sotto le coperte era la norma, oltre ad essere la nostra unica possibilità. Il rischio di restare soffocati era altissimo. Non è ancora tutto. Il bello veniva la mattina del giorno 2, allorché di buon mattino le persone anziane si riunivano in casa di mia nonna, in primo luogo per sorseggiare un buon caffe, corretto rigorosamente con anice, e poi per raccontarsi come era trascorsa la notte fatidica. Qui viene il bello. Ognuna di loro raccontava di aver visto o sentito qualcosa muoversi durante la notte, però il piatto com’era stato lasciato così era stato trovato. Non osiamo commentare se le visioni erano vere o meno, sarebbe irriverente verso quelle persone che ora non sono più con noi, fatto sta che credevano fermamente in quel che facevano.

In questo universo di profonda spiritualità con il mondo dell’aldilà, trova spazio anche qualche vicenda tragicomica da cui si può benissimo trarre una commedia teatrale. Capitato e anche non poche volte che il famigliare che rientrava a casa a tarda ora, notando la tavola imbandita ha ritenuto che la madre prima di andare a letto aveva pensato di lasciargli qualcosa da mangiare. La fame che a quei tempi davvero non mancava faceva il resto. Solo che al risveglio se non si gridava al miracolo poco ci mancava.

Ecco perche la festa di Halloween, che si celebra in questo stesso periodo, oltre a non sentirla come una festa nostra, ha un senso completamente diverso da quello tramandato dalla tradizione, in parole povere più consumistica anziché di vero raccoglimento spirituale con l’aldilà.  

 

Antonio Notarnicola