TARANTO - Pubblichiamo di seguito l’intervento di Cataldo Portacci, testimone della Notte di Taranto del 1940 in cui avvenne l’attacco degli aereo-siluranti inglesi alla base navale. “Nonostante il passar degli anni ci sono ricordi ed avvenimenti che non si lasciano dimenticare facilmente.

La notte dell’11 novembre 1940 avevo poco più di 13 anni . Sono nato nella Città vecchia in uno stabile di vico Vasto, situato nel pittaggio Turri¬penna che si affaccia sul canale navigabile lato mar Piccolo. Ma dopo il cosiddetto “risanamento” le nostre case furono demolite e ci trasferirono nelle palazzine popolari I.A.C.P. del rione porta Napoli a lato del ponte di pietra. Insieme ad altri ragazzi in estate facevamo il bagno vicino e imparavamo a nuotare proprio nei pressi del canale navigabile. Avevamo imparato tutti a conoscere il nome, l’appartenenza e la classe delle navi da guerra in entrata ed uscita dal mar Piccolo verso il mar Grande. Classe cacciatorpediniere navigatori: Vivaldi, Da Verazzano, Pigafet-ta, Usodi¬mare, Darecco. Squadriglia vento: Grecale, Maestrale, Libeccio. Incrociatori legge-ri classe condottieri: Bande Nere, Colleoni, Scipione l’Africano, Alberto di Gius¬sano, Al-berico da Barbiano. Sin da ragazzi eravamo affezionati alle navi . All’ora come oggi, numerose famiglie tarantine avevano un parente imbarcato o che lavorava in arsenale per il funzionamento delle stesse. Per i tarantini le navi e l’Arsenale M.M. assicuravano reddito per l’economia della città e sono sempre state parte integrante della vita di ogni giorno. I primi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia (giugno 1940), non si registrarono a Taranto incursioni nemiche contro la nostra flotta marina da guerra. Alcuni aerei nemici da ricognizione sorvolavano i cieli della nostra città durante l’estate ma furono contrastati da un nutrito fuoco contraereo della nostra artiglieria. Quando suonava la sirena dell’allarme aereo, si correva ai ricoveri. Anche se non esistevano veri ricoveri sicuri in caso di bombardamento aereo, quelli in cemento erano pochi o in fase di costruzione, situati per la maggior parte negli ambienti militari. La popolazione si riparava negli androni dei portoni o in alcuni scantinati dei palazzi puntellati con travature di legno. Ci sentivamo sicuri per la presenza delle nostre navi da guerra ; per il volume di fuoco antiaereo in caso di attacco, per le numerose batterie di cannoni e mitraglie situate nel perimetro dell’intera base navale. Su alcuni palazzi più alti furono installate posta¬zioni di mitragliere traccianti. Nelle palazzine, ove era possibile, fu istituita la figura dei capi fabbricato. In caso di allarme aereo i capi fabbricato avevano diversi compiti: assicurare che tutti i condomini entrassero nei ricoveri; vigilare per il rispetto assoluto dell’oscuramento e intervenire per i primi soccorsi. Erano provvisti di maschere antigas, torce elettriche, pala e sabbia nei portoni e sui terrazzi negli stabili . In caso di crolli e di interventi di soccorso dovuti ai bombardamenti, oltre alla croce rossa fu costruito l’ U.N.P.A. Unione nazionale protezione antin-cendi. I mezzi di cui disponevano erano rudimentali e non esistevano le pale meccaniche. Una parte del personale non era del tutto preparata alle emergenze. Nel mar Piccolo e nel mar Grande furono ormeggiati dei natanti requisiti nella laguna veneta tipo piccoli bragozzi sui quali erano sistemati fusti contenenti materiali fumogeni per occultare gli obbiettivi militari: emanavano un fumo molto denso ed acre. Sui punti più importanti della rada di Taranto erano inoltre collocati una serie di palloni frenanti. Il ponte girevole rimaneva sempre aperto, si chiudeva solo in caso di passaggio di mezzi militari, materiali logistico bellico o per rifornimenti vari per la città. Il collegamento alla banchina del mar piccolo alla rampa Leonardo da Vinci e viceversa per il transito dei mezzi e delle persone era assicurato da pontoni trainati da rimorchiatori e dal Ferry Boat requisito dallo stretto di Messina. Funzionava un servizio di barche da diporto e da pesca attrezzate per portare le persone nei due sensi del canale . Quella sera dell‘11 novembre , verso le 19:30 ci colse la sirena dell’allarme aereo, ero con mio padre nella città vecchia , si tornava a casa con la spesa per il giorno seguente. I generi ali¬mentari erano tutti razionati con i bollini della carta anno¬naria. Si andava alla ricerca di qualche pagnotta di pane al mercato nero. La razione pro-capite era di grammi 150 , ai lavoratori dipendenti di aziende pubbliche e/o private veniva dato un supplemento di doppia razione di grammi 300. Passato il ponte di Pietra a Porta Napoli arrivammo a casa: Palazzina IACP IV Novembre. Erano già in funzione i fumogeni situati sulla chiatte del mar Piccolo.Dopo le 20.30 iniziarono il fuoco le batterie contraeree. Esplosione dei colpi di fuoco concentrati sull’Arsenale M.M. e sul mar Piccolo. Davanti ai nostri occhi si presentò uno spettacolo mai visto: razzi luminosi simili a grandi lampadari, illuminavano quasi a giorno il mar piccolo, l’arsenale e il borgo. Riparate per modo di dire nel portone puntellato con le travi di legno le famiglie erano in preda al panico. Alcuni giorni prima mio padre aveva provveduto per combattere la fame e il freddo in caso di allarme aereo, ad acquistare una bottiglia di rum San Marzano. Ci si confortava a vicenda con qualche sorso di rum. Dopo una pausa del fuoco antiaereo, la sirena del cessato allarme, così come accaduto altre volte non suonava. Tutti erano preoccupati con il timore che qualcosa di peggio stesse per accadere. Infatti dopo le 22 la contraerei riprese a funzionare. Le batterie di cannoni nei pressi del fiume Galeso poco distanti dalle nostre abitazioni alimentavano il panico. Così continuò per tutta la notte.Un incrociatore pesante tipo Trento faceva fuoco con le mitraglie in direzione Ponente. I colpi sibilavano fulminei, davano l’impressione di rasentare i cornicioni delle palazzine.Si osservavano scene di paura, ma nello stesso tempo di conforto reciproco con le donne in preghiera con il rosario in mano. Quando il rumore degli scoppi si attenuò si sentivano i fischi delle sirene, dei rimorchiatori e delle macchine dei mezzi portuali verso il canale navigabile in uscita verso mar grande. All’alba alcuni pescatori si recarono a lavoro, avevano le barche ormeggiate negli stabilimenti balneari sotto il lungomare al borgo. Pescavano nei pochi specchi d’acqua consentiti, molto ristretti, restrizioni dovute agli eventi bellici per motivi di sicurezza. Ma quella mattina tornarono indietro, il passaggio nel canale navigabile era consentito in quel momento solo ai militari, agli operai dell’arsenale e agli addetti dei servizi di emergenza. Furono i pescatori a comunicarci la notizia dell’affon¬damento delle navi, nonostante la stanchezza per le tribolazioni sofferte e dell’intera notte. Un gruppo di persone, comprese alcune donne e io insieme a loro, si recarono sul corso Vittorio Emanuele lungo la ringhiera della città vecchia. Ormai era giorno nonostante la foschia , si notava in mar grande un impetuoso flusso di mezzi militari. Lo spettacolo nel vedere alcune navi affondate provocò in noi grande sconforto e amarezza, alcuni non trattennero le lacrime. Prima di mezzogiorno del 12 novembre nuovo allarme aereo, erano certamente i ricognitori. La reazione della contraerea fu violenta e rabbiosa. Ma il 12 novembre non fu semplicemente un’altro giorno, i tarantini cominciarono a sentire di più sulla loro pelle il peso di una guerra ingiusta voluta dal fascismo che portò lutti e rovina. Si intensificò lo spo¬polamento della città verso la provincia lontano dagli obbiettivi militari. A distanza di tanti anni queste poche righe di memoria storica vogliono essere da stimolo alle nuove generazioni per non dimenticare. Intensificare l’impegno, la lotta per la pace, per dire mai più guerra. Continuando a percorrere la strada tracciata dalla nostra Costituzione Repubblicana Art. 11 nata dalla resistenza alla lotta al fascismo al nazismo affinché il Mediterraneo sia un mare di Pace di Sviluppo e di Cooperazione tra tutti i popoli del mondo”.

Fonte: www.tarantosera.com