Ricordate gli studi di settore? Quello strumento a disposizione del Fisco per valutare in astratto se chi svolge attività professionali e d’impresa è un evasore? Quello strumento di cui ci parlano spesso in campagna elettorale e che ci dicono di dover eliminare in nome di una certa semplificazione?  Questa volta li hanno eliminati davvero, ma non in nome della semplificazione! Ma di uno strumento analogo, anzi ancora meno “semplificato” e molto più cervellotico.

Si tratta degli ISA, Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale, attraverso i quali il Fisco valuterà quanto il popolo delle partite IVA sia affidabile.

In base al grado di affidabilità sono previste agevolazioni o penalità, che non avranno incidenza sulla misura delle imposte da versare, ma esclusivamente sulla possibilità di essere controllati!

 

Se per la generalità dei settori produttivi ciò non desta particolare meraviglia, lo stesso non può dirsi per il mondo agricolo che, al contrario, è stato colto assolutamente di sorpresa!

E’ infatti sufficiente consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate per rendersi conto che mentre i vecchi studi di settore attenevano i settori dei servizi, delle manifatture, del commercio e delle professioni, gli ISA pretendono l’applicazione, oltre che dagli elencati settori, anche dagli esercenti attività agricole.

 

Allarmato dall’elaborazione degli appositi modelli ministeriali ISA, da allegare alle dichiarazioni dei redditi da presentare nei prossimi mesi, nel febbraio scorso mi sono servito di un’azienda agricola a me vicina per inoltrare apposita istanza di interpello alla Direzione Regionale della Puglia dell’Agenzia delle Entrate.

 

Menzionando tutte le norme di riferimento che disciplinano la materia, nell’istanza ho spiegato come - a mio modo di vedere - l’Amministrazione Finanziaria non si possa servire del nuovo strumento per accertare il reddito degli agricoltori, già messi in ginocchio in questo momento da una serie di difficoltà ben più gravi.

 

In particolare, ho sostenuto che tale strumento è inapplicabile alla gran parte degli operatori agricoli del nostro territorio poiché non determinano il reddito in maniera analitica deducendo i costi di produzione all’ammontare dei ricavi realizzati. Tali soggetti, infatti, sono tenuti a dichiarare esclusivamente i redditi dominicali e agrari dei terreni coltivati risultanti in catasto.

 

Oggi leggo con soddisfazione il parere appena giunto dalla Direzione Regionale della Puglia dell’Agenzia delle Entrate che ha condiviso in toto la mia posizione e ha chiarito che i nostri produttori agricoli non devono essere assoggettati al nuovo obbligo.

Ancora una volta Palagiano avrà risonanza a livello nazionale per essersi fatto promotore dell’atteso chiarimento che solleva gli agricoltori, già abbondantemente messi alla prova, da un nuovo macigno burocratico.

Francesco Carucci