Premessa
II termine "pittaggio" probabilmente è oggi sconosciuto alla maggior parte della popolazione e a coloro che non si occupano di ricerca storica, perché esso è ormai in disuso essendo stato sostituito da sinonimi più significativi e rappresentativi della realtà attuale; è necessario, pertanto spiegarne il significato in relazione al contesto storico in cui esso fu coniato ed usato."Pittaggio" deriva dal latino pittacium e significa "pezzo", "parte", "porzione" di un centro abitato, di un paese o di una città; esso serviva ad indicare "pezzi" di centri abitati piuttosto piccoli, considerate le dimensioni modeste dei medesimi. E' noto che, dopo l'unità d'Italia e soprattutto nell'ultimo mezzo secolo, con il miglioramento del tenore di vita della popolazione, con l'accrescersi della ricchezza nazionale e con l’avanzamento rapidissimo e così rilevante della scienza e della tecnica, i contesti urbani, sia come abitanti e sia come aree edificate, sono cresciuti a dismisura raggiungendo dimensioni molto maggiori di quelle precedenti. Ecco perché, oggi, esso è stato sostituito da termini come "quartiere", "sestiere", "rione"; il primo significava letteralmente "la quarta parte", il secondo "la sesta parte", parti comunque limitate dell'abitato, col terzo infine si indicava e si indica semplicemente una vasta zona del paese o della città, che non corrisponde necessariamente ad una porzione di paese uguale alle altre.Infatti proprio a causa delle difficoltà della scelta dei criteri di divisione di un centro abitato, se dividerli ad esempio sulla base dell'estensione territoriale oppure per numero di abitanti, di dividere le diverse zone di un paese o di una città in parti pressoché uguali, la difficoltà della scelta del numero delle parti in cui dividerli, si è preferito usare un termine più generico e meno impegnativo come quello di "rioni", che a sua volta deriva da "regione", per indicare appunto i diversi quartieri di un paese, che sicuramente oggi hanno dimensioni di gran lunga più grandi dei vecchi "pittaggi".

E allora perché riportare alla ribalta un termine ormai in disuso nel codice linguistico della comunicazione ufficiale del paese? Non certamente per sfoggio culturale o per pura esercitazione filologica: i motivi veri, invece, legati indissolubilmente tra loro, sono essenzialmente due: il primo è quello di fornire al nostro concittadino un altro sia pur piccolo elemento che lo aiuti a calarsi nella realtà del passato per coglierne lo spirito che lo animava e lo caratterizzava, il secondo è quello della conservazione della memoria storica dei toponimi il più delle volte dialettali, legati appunto al particolare contesto storico nel quale essi venivano coniati ed usati dai nostri antenati per indicare le diverse zone del paese.

E' per questi motivi che si è preferito ricercare i toponimi originari delle diverse zone di Palagiano ed elencarli, così come ci sono stati tramandati dalla tradizione, sia che essi siano espressi in italiano sia in dialetto.Il termine "pittaggio" è presente in documenti diversi e in atti notarili dei secoli passati, di paesi e città, compresi Taranto e Palagiano. Risulta, ad esempio, che Taranto vecchia era suddivisa in quattro pittaggi: quelli del Ponte e del Baglio, che erano i quartieri nobili, e gli altri due che erano i quartieri popolari; anche a Palagiano esistevano diversi pittaggi, ma di uno solo ho trovato finora testimonianza scritta in alcuni documenti notarili di fine Ottocento, cioè del "pittaggio di S. Donato".

Sviluppo dell'abitato di Palagiano.
Il centro abitato di Palagiano, dopo le vicende del Tardoromano e dei primi secoli dell'alto Medioevo, era ormai spopolato e distrutto. Esso ricompare nelle cronache degli annalisti antichi e nei documenti a partire dall'inizio dell'XI secolo. Nelle prime tre decadi di esso, il paese rinasce e si sviluppa gradualmente e lentamente fino al XVIII secolo, quando comincia a crescere e a svilupparsi con maggiore celerità.Il primo nucleo nasce, appunto, nell'XI secolo e, fino alla prima metà del XV, comprende la zona, poi "pittaggio", del vecchio castello, delimitata da via De Gasperi, via Roma, piazzetta S. Francesca Romana, via le Mura, via Pagano.Successivamente e fino al XVII secolo, Palagiano si estende verso sud, dove nasce il pittaggio "de lu Cummènt"; poi si sviluppa ancora ad ovest dove si trovava "la pezz d' la Chies", poi ancora verso est, sud e sud-ovest, dove nascono i nuovi pittaggi "d'la chiazz o d' Sant D'nèt", "d' Card'nèl”, "d Chep'vient” detto anche "d'la chies", "d' via Lenn e d' la vasc" ossia "d la c'stèrn d' lu duch". Palagiano si sviluppa ancora in varie direzioni nel primo quarantennio del '900.A partire dal dopoguerra, infine, si ha una crescita demografica ed uno sviluppo urbanistico enorme, tanto che le aree edificate raggiungono uno sviluppo di oltre cinque volte quelle edificate fino agli anni quaranta.Attualmente le aree edificate del paese coprono una superficie di circa cento ettari di terreno.

Pittaggi di Palagiano.I toponimi in genere e quindi anche quelli dei diversi pittaggi di Palagiano sono strettamente legati ad alcune delle caratteristiche dei luoghi a cui si riferiscono (che possono essere di tipo geografico, geologico, climatico, ambientale-naturalistico, storico, ecc.) oppure al nome di vecchi proprietari.

In questa sede, pur senza aver fatto una delimitazione precisa dei diversi pittaggi, proprio allo scopo di potervi includere nuove zone di espansione del paese, cercando di conservare i vecchi toponimi, sono giunto alla individuazione dei seguenti pittaggi:

1)     Chep'vient (capovento, luogo cioè in cui nasce il vento, che parte dall'interno di
un "inghiottitoio", un pozzo profondissimo che sale dalle viscere della Terra);

2)                Rèt a P'ppin (mulino di strazzacambiel); zona alle spalle di un tal Giuseppe
detto Peppino;                                                                                                 
3)                Iind lu bbarc, nel parco, una volta proprietà del principe Romanazzi;
4)                Allu cummènt, zona circostante il vecchio convento dei francescani dell'o.f.m.;
5)                Abbasc la térr, rèt lu mùr, o allu castiedd, zona circostante il castello;
6)                A card'nèl, nei pressi delle case del cardinale Innico Caracciolo, vissuto nel '700;
7)                Iind'a N'còl Misciagn, in proprietà Nicola Misciagna;
8)                A Carell, zona presso la ex masseria Carella, oggi detta zona Arnese;
9)                A Santa Sofiije, nella terra o contrada di S. Sofia, una volta appartenente al
celebre monastero di S. Sofìa di Benevento (che non ha niente a che vedere con la
chiesa di S. Sofia di Costantinopoli); 
10)                A Sant D'nèt, a San Donato, forse nella zona di piazza V. Veneto, presso le case
della Confraternita del Sacramento, in particolare il locale occupato dal "Bar Mincuccio";
11)                Abbasc la 'ngegn, pozzo dotato di noria;
12)                A r'p'ddòn, (ripa alta, forse un cumulo di terra che fungeva da recinzione) nella
zona dell'ex mercato coperto, proprietà Scapati;
13)                Allu trattùr ossia alla via vecchia d' Matèr, antica via Appia;
14)                Abbasc la vasc ossia alla c'stern de lu duch (Don Francesco II Caracciolo);
15)                Mmienz all'èr ossia all'èr d' M'ngòn (aia di Mincone, forse dai nome di un tal
Domenico grande e grosso).
16)                Allu puzz d’ B’n’ditt, presso il pozzo di un tal Benedetto. 

 

Giovanni Carucci