In alto, un esempio dei due grossi canali che costeggiavano viale Chiatona.

 

Palagiano e le sue bonifiche sino al dopo guerra

 Il comune di Palagiano sino al dopo guerra contava di un numero di abitanti all’incirca di cinquemila anime.Il paese si estendeva da Nord a Sud con i due rioni principali che erano i più antichi della sua fondazione, e cioè rione ( abbasc la terr ) e rione (abbasc la n’gegn ); il rione terra comprendeva innanzitutto il castello dell’allora dinastia Monarca ,di discendenza Principesca , e con tutto intorno piccoli vicoli con piccole caseggiate abitate dagli allora servitori del castello , mentre al rione (n’Gengna ) abitavano le famiglie che lavoravono più o meno per proprio conto ,  mentre più a sud, oggi Corso Vittorio Emanuele, proseguendo per Corso Lenne, era abitato da caseggiati più ampi per famiglie di padroni o per lo più benestanti. Il paese lo era e lo è situato in una posizione geografica di terreno piatto come il fondo di un biliardo da gioco , così come è stato definito pure da altri scrittori  che mi hanno proceduto , ed è situato a circa tre chilometri sotto la  murgia al Nord , e distanziata dal mare verso Sud di circa sei-sette chilometri .Essendo la nostra Palagiano in questa situazione geografica è stata da sempre esposta al rischio di allagamenti nelle stagioni di piogge torrenziali , questo proprio perché le acque piovane che scendevano e che scendono tutt’oggi dalla murgia passano obbligatoriamente per il nostro territorio invadendo pure il paese in discesa per il mare . Come faceva il popolo che ci ha proceduto, per alleviare i rischi di allagamenti?Il paese era attraversato di parecchi canaloni a cielo aperto che partivono dalle zone periferiche del versante Sud ,e che portavono verso zona ( S.Marco dei Lupini ), così come viene chiamato catastalmente , in quella zona sorge l’inizio di una gravina dove poi si congiunge con ( lama di Vite ) che nasce più a nord est di Palagiano e si convoglia al mare . I canali fatti a cielo aperto all’epoca erano fatti manualmente con vanghe e picconi non avendo ancora le attrezzature meccaniche che la scienza oggi ci regala . Quindi spiego come i canali almeno per quello che io all’epoca ragazzo adolescente ricordo .Da Nord Ovest del paese c’era ed è funzionale ancora oggi un canalone che porta le acque piovane di quel versante a Sud dove inizia un’altra lamicella e pure questa man mano che scende verso Sud si va a congiungere con ( lama di Vite ).Detto canale viene denominato ( Lamoscella) e nasce più o meno dai paraggi di via Matera che allora era (Tratturo), via per le transumanze del bestiame al pascolo .Un altro canale sorgeva in fondo a via Tinella,  inizio della zona Parco. Si denomina Parco perchè sino agli anni cinquanta era il parco del Principe , era tutto recintato con tufi sino a scendere giù  dietro oggi il polivalente comunale , zona appartenente al comune.Nello stesso,  ci abitava una famiglia di origini napoletani , mezzadri o fittuari del Principe,  che coltivavono ortaggi e quant’altro .Il canale di circa due metri di larghezza con più o meno un metro di profondità partiva dal punto di riferimento , avanti oggi macelleria De Chirico attraversando tutto il territorio e finiva a Sud Est all’imboccatura dell’incrocio di Via S.Marco che porta oggi per la zona Bachelet e che poi attraversava Via per Chiatona, mediante un ponticello il canale poi proseguiva nei terreni di proprietà Arnese sino ad arrivare pure alla citata grave di S.Marco.   Questo canale permetteva di drenare le acque piovane sia della zona centrale del paese, e cioè la piazza salendo a Nord ( Rione terra ) che era rione a rischio di allagamenti ,come pure a Nord Ovest zona (Capovento). Un altro canale per il drenaggio delle acque che affluivono dal rione  (N’gegna) questa zona ricordo ancora più a rischio di allagamenti essendo in posizione più bassa ,  da Via Adua , una volta Via (Archita ) nasceva un altro canale, e precisamente dall’inizio di via Bernini .La stessa zona sino agli anni sessanta era pure recintata in tufi di altezza vicino ai tre metri ,questo terreno era in parte agrumeto con oliveto  ed il restante scendendo più a Sud di oliveti secolari.Tutto ciò era di proprietà di un certo Generale Domenico Natale , e di qui prende il nome la zona Natale che oggi denominiamo.Dunque il suindicato canale pure esso fatto come quello già citato prima, attraversava tutto il terreno scendendo giù in diagonale  a Sud Est raggiungendo pure Via Chiatona all’altezza dell’incrocio di Via Carella , e via giù per la strada che porta per la grava S.Marco, mediante un canale a cielo aperto  che costeggiava la stessa strada.Questo canale drenava tutte le acque piovane che arrivavono da Nord della Murgia che attraversavono tutto il rione ( n,Gegna ). Sino ad arrivare in prossimità delle scuole elementari di viale Stazione, le acque scendevano a Sud del paese per via Mazzini ,via Galilei ,via Garibaldi ,via Manzoni e confluivono in parte per via S. Marco ,ma per lo più su via Adua che poi s’incanalava in parte al canale come citato che attraversava la zona Natale per poi finire al canale per via della grava S.Marco ,ed in parte per la stessa via Adua che allora era costeggiata da una grossa cunetta sul lato destro di essa, iniziando dall’allora periferia ( puzz dy B’nditt ) oggi attuale pizzeria lo Scantinato sino al congiungimento   all’incrocio di Viale Chiatona . Da precisare che le famiglie che ci abitavono in quei rioni a rischio di allagamenti si premunivono di tufi anzitempo prevedendo tutto quello che poteva accadere e al momento opportuno muravono le porte d’ingresso sino ad un metro o più , onde evitare che le acque potessero entrare nelle proprie abitazioni.Un altro canale sorgeva a Nord Est del paese oggi via Rossini  incrocio con viale Stazione  sorgeva il famoso primo (ponte) così lo chiamavamo da ragazzi quanto ci volevamo dare appuntamenti d’incontri con gli amici ,primo ponte perché era il primo partendo da Palagiano per la stazione ferroviaria ,perché poi su un tratto di tre chilometri sino ad essa di ponti se ne contavono dai quattro ai  cinque , e tutti avevano lo stesso scopo , consentire il passaggio delle acque torrenziali dalla Murgia al mare tramite le gravine che si sono formate nei secoli passati per il passaggio dai monti al mare .Il canale che passava da sotto il primo ponte era un canale dalle stesse caratteristiche degli altri già citati prima,  che allora attraversavono terreni periferici , dove oggi sono caseggiate ,  allora erono giardini di agrumeti oppure oliveti  di cui questi canali a cielo aperto avevano tutti lo stesso scopo, e conducevano tutti o quasi su via per Chiatona.Questo perchè via per Chiatona su tutte e due i lati della strada sia destra che sinistra aveva due grosse cunette che erono più  canaloni che cunette , e questi permettevano il drenaggio  più grosso delle acque che arrivavano dalla Murgia .Adesso notiamo che quando arrivono le piogge torrenziali il così detto viale Chiatona si trasforma in un fiume in piena perche l’acqua purtroppo vuole ciò che le appartiene e cioè il suo passaggio per andarsene al mare ,e siccome il progresso ci ha portato a sconvolgere tutto dell’ambiente naturale si capisce che le popolazioni future ne pagono le conseguenze.Da precisare che le amministrazioni che si sono succedute a poco la volta stanno provvedendo al caso con le famose fogne bianche , ma al confronto della posizione in cui la nostra Palagiano si trova , quello che si fa è ben poco .Ora pare che dopo l’ultima alluvione del duemilaetre , con provvedimenti di fondi della comunità Europea si stia  provvedendo all’adempimento di un grosso canalone a cielo aperto che comprende tutta la fascia Nord di Palagiano scendendo a Est Sud congiungendosi sempre con ( Lame di Vite ) che porta al mare , e da Ovest Sud che porta al Lamoscella che parte dai paraggi di via Matera , e per finire nella speranza che tutto questo sia di beneficio al paese ed alle popolazioni future palagianesi.  

Di Vittorio Favale

Via Taranto (38 )Palagiano (TA)