>>Dal 25 agosto all’11 settembre del 1960, in Italia, per la prima e unica volta, si svolgono, a Roma, i Giochi della XVII Olimpiade, considerati giochi dell’era moderna. In quel turbinio di avvenimenti, all'insegna d’incontri non solo sportivi tra gente di nazionalità diverse, animate dall'unico desiderio di gareggiare ma era soprattutto considerato un appuntamento importante come occasione unica di unire i popoli della terra.

>>In quella storica e fortunata circostanza, la nostra comunità svolse un ruolo di primo piano, accogliendo il tedoforo partito da Taranto alle ore 7e 30’, dopo la sosta notturna, recante la torcia del sacro fuoco di Olimpia. Era la mattina del 21 agosto del 1960, quando il tedoforo (?), intorno alle ore 9, scortato dalla delegazione motorizzata coordinatrice della staffetta in terra ionica, apparve in lontananza, lungo i bellissimi filari di cipressi appuntiti che un tempo caratterizzavano viale Stazione. Una comunità festosa accolse, con il sindaco dell’epoca in testa, Nunzio Scalera, la delegazione dei Giochi Olimpici per dare seguito all’accensione del tripode innalzato a futura memoria all’ingresso della villa Comunale. Non solo a ricordo di quello storico evento venne deposta ai piedi del tripode, una stele (la foto mostra quel che resta) commemorativa che così recita:

>>“NOI CHE SCORGEMMO NEL SACRO FUOCO D’OLIMPIA UNA PROMESSA DI PACE E DI FRATELLANZA FRA I POPOLI LASCIAMMO AI POSTERI QUESTO TRIPODE A RICORDO DI QUELLA FIACCOLA CHE DALL’ELLADE GIUNSE ALLE SPONDE DEL TEVERE ATTRAVERSO QUESTO ANTICO CAPOSALDO DELL’APPIA” - PALAGIANO OLIMPIADE DEL MCMLX - .

>>Con l’andar del tempo, complice l’indolenza di chi era reputato a tenere in ordine e conservare quel che la storia tramanda, di quel cippo collocato quel 21 agosto del 1960 è rimasto ben poco.

La tristezza purtroppo si fa largo e ci assale nel dire che quel tripode, innalzato in quella circostanza per celebrare lo storico avvenimento sportivo che riuscì a proiettare la comunità in una dimensione mondiale, non esiste più.

>>La profonda aridità d’animo del predone di turno, ha privato e non solo la comunità palagianese, di cullare un sogno lungo 60anni. All’autore del trafugamento che evidentemente, non si è nemmeno reso conto dell’incalcolabile offesa morale procurata, si vuol dire solo due parole: al tuo buon cuore, se mai ne avessi uno, ci dici a cosa ti serve quel reperto, visto che ti sei preso pure la briga di segarlo alla base? Se era per bisogno di avere a disposizione un barbecue, diccelo chiaramente poiché siamo pure disposti a comprartelo uno, magari più igienico e più funzionale, purchè ci restituisci quel reperto storico che rappresenta la nostra storia, anche tua, pezzo di…!!!. Giuro che non ti verrà fatta nessuna denuncia, ne ti verrà torto capello alcuno.

>>Per tornare al discorso iniziale motivo di questo ricordo storico si sottolinea che i tedofori che parteciparono nel portare la torcia con la sacra fiamma olimpica, da Siracusa a Roma, in quei fatidici giorni di agosto erano 1200, quasi tutti del sud Italia. Tra questi vi è un nostro concittadino, Ottone Chianca.

Antonio Notarnicola