Massafra è un comune di 41.628 abitanti della provincia di Taranto. È posta ad un'altitudine di 110 m sul livello del mare e copre una superficie di 190 km2. Massafra è stata anche soprannominata "Tebaide d'Italia".


Geografia.

L'altitudine arriva fino ai a 480 m s.l.m. in contrada "Cicerone" e ai 450 m sul Monte Sant'Elia e sul Corno della Strega, mentre lo stesso abitato è situato tra i 115 e i 130 m s.l.m.Il territorio massafrese va dalla Murgia tarantina fino al mar Ionio e presenta una grande varietà di paesaggi. È solcato da una serie di gravine e di lame (naturale continuazione delle gravine con pareti più dolci) di origine carsica. L'abitato si è sviluppato intorno a due di queste, la gravina di San Marco e quella della Madonna della Scala.Il terreno è costituito da una forte coltre di ricoprimenti sabbio-ghiaiosi ed argillosi, tipica della conformazione geologica che va da Taranto in direzione del fiume Bradano. Nell'entroterra compaiono i sabbioni pliocenici, sovrapposti al calcare compatto cretaceo da cui si estraggono i tufi.Il territorio comunale comprende una parte del litorale jonico, che va dalla zona di Lido Azzurro fino a Chiatona, attraversando zone più o meno omogenee: "Pantano", "la Macchia", "Patemisco", "Ferrara" e "Marinella". I fiumi che sfociano in mare sono il Tara e il Patemisco. 

Età antica.

Il territorio massafrese ha conservato tracce di frequentazione a partire dal Neolitico, attestate dalle selci lavorate rinvenute nella gravina della Madonna della Scala.Nella zona detta "Corvo" è stata rinvenuta un'iscrizione messapica, che è la più settentrionale del territorio occupato da questa popolazione. Gli antichi contatti con il mondo greco sono testimoniati dai frammenti di ceramiche micenee.

Il nome di Massafra deriva da Massa Afra. Nonostante l'assenza di documenti scritti, i ritrovamenti archeologici, tra cui quello del Thesaurus Massafrensis, con monete bizantine e vandale del V-VI secolo, permettono di ipotizzare che l'abitato sorse in seguito all'arrivo di un gruppo di profughi, cacciato dall'Africa settentrionale per l'arrivo dei Vandali. Giunti in Puglia avrebbero chiesto aiuto al Vescovo di Taranto, che avrebbe affidato loro una sua "massa", un podere di grande estensione, situato tra le attuali gravine della Madonna della Scala e di San Marco, dove i profughi di provenienza africana ("Afri") scavarono le loro abitazioni nella roccia.Massafra viene citata per la prima volta in un documento longobardo del X secolo come gastaldato, ovvero sede di un funzionario regio che amministrava il territorio.Con l'avvento dei Normanni, nel 1080 il feudo di Massafra, assieme a Mottola, Oria e Castellaneta, venne assegnato a Riccardo Senescalco, nipote di Roberto il Guiscardo, passando sotto la diocesi di Mottola. Questi fortificò il paese costruendo e restaurando il castello e donò la chiesa di Santa Lucia con l'annesso monastero e la terza parte della pesca che si faceva annualmente nel fiume Patemisco all'abbazia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni.Nel 1269, sotto gli Angioini, Massafra fu concessa a Oddone di Soliac da Carlo d'Angiò, rimasto padrone assoluto dell'Italia meridionale, dopo aver sconfitto gli Svevi. Il nuovo feudatario governò in modo violento e brutale  e nel 1296, il re Carlo II lo privò del feudo e lo bandì dal regno.Massafra venne unita quindi al Principato di Taranto in possesso del ramo Durazzo degli Angiò e vi rimase fino al 1463. Sotto questa dominazione la città (dal 1419) acquisì lo status di città libera o demaniale e fu prescelta come sede dell'allevamento delle cavalle règie.

Dal Rinascimento all'età moderna.

Nel 1484 Massafra venne occupata dall'esercito aragonese. In quello stesso anno il re Ferdinando I la donò ad Antonio Piscitello, che ne divenne barone.Un decennio dopo (1497) fu saccheggiata dai francesi di Carlo VIII di Francia venuto nel Regno di Napoli per far valere i suoi diritti dinastici, e il feudo passò ad Artusio Pappacoda, di una nobile famiglia napoletana, il cui dominio durò per circa un secolo e mezzo. Ad Artusio successe il figlio Francesco, che restaurò il castello e fece costruire la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.Nel 1633 la terra di Massafra passò alla famiglia Carmignano, anch'essa originaria di Napoli, che la acquistò per 110.000 ducati. Dopo circa cinquant'anni passò alla famiglia Imperiale, marchesi di Oria e di Francavilla che tennero il feudo dal 1661 al 1778. Un membro di questa famiglia, Michele II, nei primi del XVIII secolo promosse il riordinamento delle campagne, fece piantare uliveti, vigneti, mandorleti e frutteti, la ricostruzione e ammodernamento del Castello e la costruzione del monastero di San Benedetto e della Torre dell'Orologio. Per queste opere architettoniche si avvalse dei migliori artisti ed architetti del Salento fra i quali Mauro Manieri di Lecce e la sua scuola.Dopo la Rivoluzione napoletana del 1799 anche a Massafra terminò il feudalesimo.

L'età contemporanea.

Durante la prima guerra mondiale nel paese furono ospitati diversi reggimenti dell'esercito italiano diretti al fronte. Per ricordare i numerosi caduti massafresi fu edificato un Monumento in piazza Vittorio Emanuele II.Nel 1923 entrò a far parte della neonata provincia dello Jonio, derivata dall'antica provincia della Terra d'Otranto. Nel 1953 si svolge la prima edizione del Carnevale Massafrese. Nei primi anni '60, l'industria siderurgica di Taranto, l'Italsider, assorbì molti lavoratori massafresi. A Massafra aprì una fabbrica per la produzione di birra di proprietà della Dreher.

Lo stemma è a sfondo azzurro, con una torre merlata alla ghibellina a tre pezzi, con la porta aperta poggiante su una pianura verde, sormontato da una corona. Al di sotto dello scudo un ramo di ulivo a sinistra e uno di leccio a destra uniti insieme da un nastro tricolore; ambedue i rami circondano parzialmente lo stemma principale.Nella simbologia araldica, la torre rappresenta "forza e prestigio", la porta aperta ospitalità, l'azzurro "giustizia e lealtà" e il verde la floridezza delle campagne.

Massafra è un comune di circa 41.628 abitanti. Gli stranieri residenti erano nel 2000 129, pari allo 0,41% della popolazione locale e in particolare albanesi (82 unità), e marocchini (11 unità).

Luoghi di interesse.

Insediamenti rupestri.

Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri, di origine sia preistorica, sia alto-medievale, sviluppatisi in un periodo di instabilità e decadenza (V-X secolo), con incursioni di Goti, Longobardi e Saraceni). Esistono anche delle vere e proprie chiese, cappelle e monasteri di monaci basiliani.

Torre dell'Orologio.

La "Torre dell'Orologio" si trova in piazza Garibaldi, all'inizio di via Vittorio Veneto, con fronte a via Laterra. Costruita agli inizi del XVIII secolo dal feudatario Michele II Imperiale come torre civica, raggiunge un'altezza di 22 m ed è dotata di campane settecentesche. Presenta una decorazione in stile barocco, in accordo con la coeva chiesa di San Benedetto. Rappresenta il simbolo civico del paese.

Castello di Massafra.

Il "Castello di Massafra" si trova nel centro storico, in località lo Pizzo e si affaccia sulla gravina San Marco. La sua struttura e i motivi architettonici sono simili ad altri castelli pugliesi, con quattro torrioni disposti a quadrilatero e legati da cinte murarie. Le torri più antiche sono a pianta circolare mentre il torrione a sud-est è ottogonale.Le prime notizie sicure del castrum risalgono al 970. In un diploma del 1081 il castello risulta di proprietà di Riccardo Senescalco. Con il dominio angioino, il castello assunse l'aspetto di un fortezza con bastioni e torri merlati. Subì ulteriori trasformazioni sotto gli Aragonesi e nel XVIII secolo la famiglia Imperiale ricostruì la torre ottagonale e la facciata verso la gravina, opera dell'architetto leccese Mauro Manieri. Il castello passò successivamente in possesso di diversi proprietari e fu infine acquistato dal Comune.L'ingresso principale, su via La Terra, è tramite un ampio portale da cui si accede all'atrio, con al centro un pozzo ed una rampa che portava al ponte levatoio, di cui sono ancora visibili le carrucole. Da una scala d'onore si accede agli ambienti della residenza signorile. Si conservano locali adibiti a diversi usi: scuderia, fienili, armeria, prigioni (corrispondenti alle torri su via La Terra e alla torre ottogonale), magazzini, neviere e pecerie (dove si conservava la pece per le fiaccole). Vi era anche una cappella dedicata a San Lorenzo. Secondo la tradizione popolare esistono passaggi segreti e una galleria che collega il castello al mare.Negli anni recenti sono stati eseguiti diversi restauri alla struttura. Nel 1965 venne riparata la torre a sud-ovest, che era crollata e nel 1975 il parapetto che era franato. Intorno al 2000 gli ambienti interni del castello sono stati restaurati, sostituendo le chianche originarie con lastre di marmo e intonacando le pareti; è stato inoltre costruito un moderno ascensore. Gli ambienti del castello sono utilizzati come sede della "Biblioteca civica" e del "Civico museo storico-archeologico della civiltà dell’olio e del vino".Nel 2007 il castello è stato immortalato, come simbolo della città, in un francobollo dedicato a Massafra, emesso il 13 febbraio.
Civico museo storico-archeologico della civiltà dell’olio e del vino.

Il "Civico museo storico-archeologico della civiltà dell’olio e del vino" è stato inaugurato nel giugno 2003. Insieme alla biblioteca comunale, è ospitato negli ambienti al piano terra del Castello.Le raccolte comprendono oggetti d'uso quotidiano ed attrezzi tradizionali, testimonianze della vita rurale tra il XVI secolo ed i primi anni Cinquanta del XX secolo, legati alle produzioni tipiche del territorio massafrese. Tra questi si conservano una pressa del XVI secolo e un frantoio a tre macine del XVIII secolo. Nell'aprile 2005 è stata allestita una mostra permanente la Bottega del Carradore o Maestro d'Ascia.  Dal 12 aprile 2007 il museo fa parte del Fondo per l'Ambiente Italiano.

Palazzo De Notaristefani.

Il palazzo signorile de Notaristefani, situato sulla "Strada Maggiore" (attuale via Vittorio Veneto), è attualmente la sede di rappresentanza del Comune. Si conservano un giardino interno e due caratteristici camini ottogonali sulla terrazza superiore. Al palazzo è annessa una cappella del XVII secolo dedicata alla Santissima Trinità.

Il municipio di Massafra, ubicato in piazza Garibaldi, venne costruito nel 1841, su progetto dell'architetto Campanella e per volontà del sindaco De Carlo. Ha sostituito il vecchio municipio all'interno del palazzo La Liscia, nel rione dei Santi Medici. Ospita la sala consiliare e il "Teatro comunale"

Chiesa Madre.La "Chiesa Madre", dedicata al Santissimo Crocifisso, fu la prima chiesa ad ospitare il "Capitolo collegiale". Fu costruita nel XVI secolo su un'antica cripta, forse dedicata a San Lorenzo e fu consacrata da monsignor Giacomo Micheli l'11 febbraio del 1582. Nel XVIII secolo venne ricostruita la parte terminale e vennero aggiunti all'interno degli altari, che coprirono gli affreschi cinquecenteschi.La chiesa presenta la facciata e i fianchi ad arcate cieche, coronate da caditoi simili a quelli presenti sul castello. La facciata, con rosone è coronata da un timpano che ospita la statuetta chiamata "Sante Miseriédde". All'interno ospita il Cristo sospirante. Vi ha sede la "Venerabile arciconfraternita del Santissimo Sacramento", fondata nel Cinquecento.
Santuario della Madonna della Scala.Il santuario è situato all'interno della gravina omonima ed è accessibile tramite una maestosa scalinata di 125 gradini, che secondo la tradizione popolare non possono essere contati, in quanto scendendo le scale risulta un numero e salendo un numero diverso.L'attuale santuario, dedicato alla Madonna della Scala, fu costruito sopra una cappella più antica a partire dal 1729, su progetto dell'ingegnere Scarcia di Taranto, e venne terminato ed aperto al culto nel 1737. La facciata è in stile barocco e l'interno è a croce latina.Sull'altare maggiore è collocata l'icona della Madonna della Scala. Alle pareti si trovano altri sei altari, tre per lato: vi si conservano un dipinto di Nicola Galeone che rappresenta il Miracolo delle cerve e sedici tele seicentesche, opere della scuola di Cesare Fracanzano, raffiguranti Apostoli ed Evangelisti.La devozione verso la Madonna della Scala trae origine dal "Miracolo delle Cerve": secondo leggenda alcuni pastori videro questi animali soffermarsi ripetutamente presso un masso tufaceo sul quale si conservava una raffigurazione affrescata della Vergine, resto di una piccola cappella crollata. L'evento, ritenuto un segno miracoloso, diede vita a pellegrinaggi devozionali e alla costruzione di una chiesa, in seguito sostituita da quella attuale.
Chiesa dei Santi Medici.La chiesa, dedicata ai santi Cosma e Damiano è situata nella cosiddetta "Serra". Anticamente si trovava sul luogo un grotta detta "della Salute", dove sgorgava dell'acqua ritenuta miracolosa. La fonte era stata dedicata ai Dioscuri, e con l'avvento del cristianesimo venne dedicata ai due "Santi Medici".L'attuale struttura risale al 1720 e presenta un'unica navata a pianta rettangolare. Vi si conservano affreschi del Settecento e un piccolo affresco cinquecentesco con i Santi Medici, collocato presso la sacrestia.Durante la festa dei Santi Medici (27-29 settembre) parte da qui una processione, con le statue portate dai "muschier", che percorre l'abitato fino all'ospedale "Matteo Pagliari".
Santuario della Madonna di Tutte le Grazie.Il santuario mariano dedicato alla Madonna di Tutte le Grazie è ubicato nella parte sud della gravina della Madonna della Scala, in corrispondenza delle "Forche". Venne costruito tra il 1648 e il 1655, in seguito alla miracolosa apparizione della Vergine ad una pastorella, alla quale chiese la costruzione di un santuario sul luogo stesso. Secondo la tradizione la giovinetta andò a riferire l'accaduto al vescovo di Mottola, Tommaso Aquino, il quale tuttavia inizialmente non le credette e fu convinto a costruire il santuario solo in seguito ad una serie di intemperie.L'edificio è ad una solo navata con quattro altari laterali. A destra dell'altare maggiore si conservano i resti della chiesa rupestre di Sant'Eustachio. All'esterno ci sono i resti di altre due chiese rupestri: Santa Maria Maddalena e Santa Parasceve.
Santuario e convento di Gesù Bambino.Il tempio sorge nell'omonimo rione, in dialetto U' Bommin, in largo Ciura ed è affiancato da un convento francescano.L'origine del santuario è legata ad una statuetta in cera di Gesù Bambino ritenuta miracolosa. La statuetta, acquistata la vigilia di Natale del 1846 da Isabella Accoliti Gil, sposata al nobile massafrese Francesco Broia avrebbe infatti trasudato e tre anni dopo vi sarebbero comparse tracce di sangue. Alle preghiere rivolte da donna Isabella alla statuetta sarebbe inoltre stata attribuita la guarigione del marito, colpito da emorragia.Il re Ferdinando II diede il permesso di costruire il santuario dedicato alla Prodigiosa Statuetta nel 1850: la chiesa e l'annesso convento vennero progettati dall'architetto Simone Sante di Conversano e la chiesa fu aperta al culto nel 1858 da Bartolomeo D’Avanzo, vescovo di Castellaneta. Nel 1945 divenne parrocchia e nel 1956 ebbe il titolo di santuario.La chiesa è costituita da una sola navata, con quattro cappelle laterali. La facciata è in stile neoclassico, affiancata da due piccoli campanili a cupoletta. All'interno una teca custodisce la statuetta miracolosa; su di essa è collocata una corona d'oro donata dal cardinale Benedetto Aloisi Masella in occasione delle celebrazioni centenarie del miracolo nel 1950. Il santuario è una delle cinque chiese d'Europa dedicate a Gesù Bambino.
Chiesa e convento di San Benedetto.La chiesa venne edificata verso la fine del Seicento in stile barocco pugliese, per volere testamentario di donna Maddalena Capreoli. I lavori iniziarono nel 1710 su progetto dell'ingegnere Donato Toselli, della scuola dell’architetto leccese Mauro Manieri, e venne terminata nel 1765 con denaro dell'"università" (la comunità paesana).La chiesa ha una ricca facciata barocca ed è ad una sola navata con altari laterali, con tele di Domenico Carella e di Vincenzo Fato. L'interno è decorato a stucchi di color avorio su fondo azzurro realizzati da Saverio Amodeo nel 1764. Il pavimento del presbiterio è in marmo e al centro vi è raffigurato l'antico stemma di Massafra. Nel coro vi è uno splendido organo a mantice del 1768.
Chiesa di San Lorenzo.La chiesa dedicata a San Lorenzo è sede del "Capitolo collegiale" ed è chiamata anche "Chiesa Nuova".La sua costruzione fu iniziata nel 1853, su suolo donato dalla marchesa Pizziferri e su progetto dell'architetto A. Bruni di Napoli e fu completata a cura dell'allora arciprete Antonio Ladiana. I lavori ebbero termine nel 1931 su disegno dell'ing. G. Giorgio di Roma.Il colonnato esterno è di pietra locale, tagliata nelle cave di Citignano e l'interno ha pianta a croce greca, coperta a cupola, con capitelli scolpiti ed una larga iscrizione in latino sul cornicione riportante la preghiera dell'Ave Maria. Tra gli altari laterali spicca quello del Sacramento; vi si conservano tele e statue, molte delle quali provenienti da altre chiese antiche, come l'ex chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.La chiesa, ben visibile da qualunque punto del circondario per la grande cupola che sovrasta l'abitato, è divenuta, assieme al Castello ed ai ponti, uno dei simboli della città.
Chiesa di Santa Lucia.La piccola chiesa di Santa Lucia sorge a sud dell'abitato, presso la via Appia. In origine doveva essere una cripta rupestre, forse di origine longobarda (VIII secolo).Nell'XI secolo vi fu costruita una piccola chiesa ad una sola navata con abside, con la caratteristica copertura a due cupolette piramidate. La costruzione è seminterrata e conserva resti di affreschi del XII secolo nella calotta absidale.
Convento dei Cappuccini.L'antico convento dei frati Cappuccini è costituito da un vasto edificio con venticinque celle dei monaci al primo piano e una serie di ambienti al piano terreno. Dopo la ricostruzione della vicina chiesa è in corso di restauro ed è destinato a sede di un centro giovanile.
Chiese minori.A Massafra si trovano anche piccole chiese nate come oratori privati o come cappelle di campagna.

Luoghi di interesse naturalistico.

Le Gravine.

Le gravine hanno una lunghezza che va da 1 a 10 km e una larghezza dai 10 ai 300 m, con una profondità massima di 50 m. Le pareti sono caratterizzate da grotte naturali e artificiali. Le principali gravine di Massafra sono: "Velo", "Santa Caterina", "San Marco", "Madonna della Scala","Monte Sant'Elia" , "Colombato", "Portico del Ladro", "Giulieno", "Capo di Gavito" e "Canale Lungo".Di queste quelle antropizzate, cioè collegate direttamente all'abitato, sono la gravina della Madonna della Scala, la gravina di San Marco e la gravina di Santa Caterina.
Gravina della Madonna della Scala.La gravina della Madonna della Scala è lunga 4 km, profonda 40 m circa e larga dai 30 ai 50 m. Ha inizio dal bivio della strada provinciale tra Martina Franca e Noci e, rasentando la parte occidentale dell’abitato, termina in località detta La Pil d'u Boie ("la pila del boia"), quasi alla confluenza della S.S. n. 7 via Appia.Al suo interno si trova il Santuario della Madonna della Scala e oltre 200 nuclei abitativi dell'originario villaggio. La parte nord è denominata "Capo di Gravina", a cui segue la gravina detta "Valle Delle Rose" che si estende ad ovest del paese, un tempo denominata Vallis Rosarum per la ricca vegetazione spontanea che ricopre l'intero letto dell'antico fiume Patemisco.Vi sono presenti 599 varietà di piante, alcune molto rare  che gli antichi ritenevano essere medicamentose. All'estremità sud, detta "Gravina di Calìtro", vi è il santuario seicentesco della Madonna di Tutte le Grazie e i resti di tre chiese rupestri: Santa Maria Maddalena, Santa Parasceve e Sant'Eustachio.
Gravina di San Marco.Sempre a nord dell'abitato, la gravina di San Marco ha origine nelle vicinanze della "Masseria Pantaleo". Si estende ad est del centro storico, separandolo dal resto del paese. Completamente inglobata nell'abitato, prende il nome da una chiesa rupestre dedicata a San Marco.Fu in passato chiamata Il Paradiso di Massafra (dal greco paradeisos ovvero giardino), perché, lungo i costoni e i terrazzamenti, si sviluppa una rigogliosa vegetazione spontanea insieme con orti terrazzati, giardini, agrumeti e una vasta coltivazione di fichi d'india.
Gravina di Santa Caterina.La gravina di Santa Caterina è situata a sud dell'abitato ed è oltrepassata dal terzo ponte di Massafra, che collega la zona di Sant'Oronzo con via La Rotonda. Prende il nome dalla chiesa rupestre di Santa Caterina d'Alessandria.

Riserva naturale del Monte Sant'Elia.

La "Riserva naturale del Monte Sant'Elia" è un' "oasi" del WWF, al quale la "Comunità dell'Arca" ha donato circa cento ettari di bosco e seminativi. La riserva è costituita dall'omonima masseria con un nucleo di trulli databili al XVIII secolo, circondata dalla macchia mediterranea e da boschi di leccio e fragno. L'Oasi è aperta al pubblico ed attrezzata per visite. La gestione dell'Oasi è affidata alla Cooperativa "Il Filo di Arianna" di Massafra.

Riserva naturale Stornara.

La riserva si estende per 1.501 ettari, che comprende anche i comuni di Castellaneta , Ginosa, e Palagiano. Nella riserva viene tutelato il bosco costiero formato da una pineta di pini d'Aleppo. Il nome "stornara" deriva dai numerosi storni che vi migrano in inverno.

Tradizioni popolari.

Secondo la tradizione popolare Massafra sarebbe "terra di masciari", cioè di coloro che praticano la magia. A questa tradizione è legata la leggenda del "mago Greguro", di cui viene indicata l'abitazione rupestre nella gravina della Madonna della Scala. Secondo la leggenda Greguro aveva una figlia, Margherita o Margheritella, desiderata da tutti gli uomini e invidiata dalle donne: condannata al rogo, sarebbe stata salvata all'ultimo momento dall'"igumeno" Anselmo.La tradizione della presenza dei masciari, diffusa in particolare nel XIX secolo, si tramanda in numerosi toponimi ("gravina della Zingara", "gravina del Volo", "farmacia del Mago Greguro", "Noce dei Maghi", "Corno della Strega", "grotta Kabirica", "grotta del Diavolo", "grotta della Masciaredda", "Sacco della Morte" presso la punta del Monte Moro, "Ponte degli Zingari", "rione degli Ostinati").Legata a questa credenza popolare magica è la consuetudine di raccogliere erbe medicamentose nelle gravine, dove fioriscono spontanee oltre 600 varietà di piante officinali: agrimonio, per l'epatite, alloro, per decotti e infusi antidoloriferi, antillide, per ferite e malattie cutanee, asparago, diuretico, avena, rinfrescante, biancospino, per l'ipertensione e l'insonnia, camomilla, per infusi antispasmodici e sedativi, carruba, per decotti espettoranti, cisto, disinfettante e astringente, edera, per decotti purgativi, fico, per catarri bronchiali, fragno, per decotti disintossicanti, malva, per guarire ferite, origano, contro il catarro, papavero, come calmante dell'irrequietezza infantile, parietaria, per la disinfezione dei genitali, rosmarino, afrodisiaco, rovo, per le infiammazioni dentarie, ruta, contro le convulsioni, salvia, digestivo, sambuco, per le dissenterie.

Feste religiose.

Le ricorrenze religiose principali che vengono ricordate con particolare solennità sono quelle di San Leopoldo (maggio), di Sant'Antonio da Padova (13 giugno), della Madonna del Carmine (16 luglio), di San Gaetano di Thiene (7 agosto), di Santa Lucia (13 dicembre), e di Gesù Bambino.A queste si aggiungono le ricorrenze natalizie (presepi allestiti nelle grotte delle gravine) e pasquali ("Processione dei Misteri").Altre consuetudini sono la benedizione degli animali presso la chiesa di Sant'Antonio abate (17 gennaio), l'accensione di falò simboleggianti il calore domestico per la festa di san Giuseppe (19 marzo), e le "barchette della navigazione della speranza" appese nei vicoli per il Ferragosto.
La Settimana Santa.Durante la Settimana Santa si svolgono diversi riti: i pellegrinaggi penitenziali dei "Crucifissi" nel fondo della gravina della Madonna della Scala, i canti tradizionali della Via Crucis, l'allestimento del "Sepolcro" e la distribuzione delle palme.Il Venerdì Santo si svolge la "Processione dei Misteri", organizzata dall'"Arciconfraternita del Santissimo Sacramento", durante la quale i gruppi scultorei settecenteschi raffiguranti i vari momenti della Passione, vengono condotti dalla Chiesa Madre per le vie cittadine, accompagnate dai suonatori di flauto, grancassa, tamburo e "troccola", uno strumento tradizionale in legno con battenti di ferro. Seguono il gonfalone della confraternita e la "Croce dei Misteri", con i simboli della Passione, e le statue di "Gesù nell'orto", della "Veronica", della "Cascata", del "Calvario", del "Cristo Morto" ed infine dell'"Addolorata". La processione è chiusa dai "cruciferi" e dai "pupiranni", confratelli incappucciati che rappresentano i penitenti.
Processione dei Santi Medici.La processione per la festa dei santi Cosma e Damiano, detti i "Santi Medici" che si tiene l'ultimo dei tre giorni di festa, il 29 settembre, si apre con una sfilata di cavalli bardati, con bambini vestiti da "angeli".La cavalcata rievocava in origine la vittoria dei massafresi sui Turchi nella battaglia svoltasi il 22 settembre 1594 nella località di "Scardino", presso il fiume Tara. La rievocazione venne a più riprese soppressa e ripresa: nel Settecento fu accompagnata da una rappresentazione in costume della battaglia tra "Cristiani" e "Saraceni", seguita da una processione dei figuranti con ceri accesi dietro la statua del santo protettore. La processione venne detta "degli scamisciati", a causa delle condizioni degli abiti dei finti guerrieri dopo la rappresentazione della lotta. In seguito i Borboni proibirono la finta battaglia, ma la manifestazione continuò come processione notturna in occasione della festa dei Santi Medici, conservando il nome di "Scammisciata" o "Cavalcata degli angeli".La processione è dedicata anche a san Michele Arcangelo, divenuto patrono della città dal 1721 in seguito ad un'apparizione del santo presso Citignano.
Festa della Madonna della Scala.In onore della Madonna della Scala, patrona di Massafra dal 1776, si organizza ogni anno la prima domenica di maggio la festa della "Consegna delle chiavi". Dopo una messa solenne, celebrata nel santuario, la statua viene portata a spalla in città, mentre dal municipio parte il corteo civico con il sindaco e le autorità civili, a cui si unisce il vescovo dalla chiesa di San Lorenzo. Quando le processioni si incontrano vengono offerte alla statua della patrona le chiavi della città. Infine la processione si conclude portando la statua nella collegiata. La festa si conclude la sera con luminarie, musica e fuochi d'artificio.

Fino ai primi decenni del secolo scorso operavano a Massafra molti produttori di ceramica rustica ("cretaglia") e tessitori di felpa (una sorta di velluto coordinato colorato, che si confezionava con telai, azionati in casa o nelle grotte). Collegabili a questi prodotti sono i ricami artistici su stoffa, che venivano eseguiti per la preparazione dei corredi nuziali.Un'altra attività artigiana popolare è quella (ancora esistente) dei "panierai", che confezionano, con sottili strisce di canna, ceste e panieri di ogni dimensione ed uso.In riferimento all'antica ed ormai scomparsa attività dei maestri d'ascia, si è diffusa la creazione di manufatti in legno naturale. In prosecuzione dei tradizionali mestieri dei "ferrai" e degli "stagnini" in via Muro, si producono tuttora oggetti in ferro battuto e in rame. I vecchi "zoccatori" e maestri scalpellini scolpivano la morbida pietra calcarea. Altri prodotti artigianali sono opera dei "fiscolari", che utilizzano cordame. La cartapesta viene utilizzata per i carri che sfilano nel Carnevale massafrese.

Massafra possiede 4 frazioni:
                   Chiatona e Marina di Ferrara, borgate marine che si affacciano sul mare Ionio. Marina di Ferrara sorge nei pressi della foce del fiume Patemisco mentre Chiatona vicino al confine con il comune di Palagiano. Si animano d'estate grazie al turismo balneare.
                   Citignano e Cernera sono delle piccole contrade abitate dagli stessi massafresi nei paraggi del Monte Sant'Elia. A Citignano sono stati rinvenuti numerosi fittili votivi di età ellenistica, segno della presenza di un impianto culturale non ancora identificato.

 

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