L’antifascismo a Palagiano: quattro personaggi, quattro storie.Il ventennio fascista e i fermenti sotterranei e clandestini che si agitavano intorno allo stesso modus operandi et vivendi hanno lasciato una traccia anche nel nostro paese. Notizie in merito ce le fornisce Katia Massara nel suo ‘Un popolo al confino’, minuzioso lavoro di ricerca archivistica riguardante tutti i pugliesi che, appunto, nel corso del ventennio si sono prodigati, chi volontariamente chi, in verita’, involontariamente, nell’ostacolare le attivita’ del regime, nel propagandare ideali di liberta’ politica e ideologica che in quegli anni, sappiamo tutti, vennero meno. Questi palagianesi sono il bracciante Luigi Guarino, il giornalista Vincenzo Gaetano Maria Cavano, il farmacista Pietro Tommaso Carano, a cui aggiungerei Francesco Giovanni Leonardo Scarcella, farmacista calabrese operante nel nostro paese.A dire il vero non si tratta quasi mai di fulgidi esempi di lotta alla dittatura, eversione al regime ma, tranne che in un caso, di situazioni che vedono i nostri concittadini cimentarsi con la giustizia per motivi diversi.
Luigi Guarino, ad esempio,  risulta in realta’ un rissoso che sotto i fumi dell’alcool indirizza insulti alla figura del duce e per questo viene arrestato e confinato con l’accusa di antifascismo. Il Cavano, che oltre ad essere giornalista e’ anche studente in legge a Torino,  viene arrestato con altri complici per aver diffuso notizie false, a scopo di lucro, su di un presunto complotto ai danni dello Stato. Il Cavano risulta essere un apolitico, un crimine punibile con il confino, pena che non espio’ completamente. Lo Scarcella sali’ alle cronache cittadine perche’ accusato di disfattismo dai giovani del GUF, acronimo di Gruppo Universitario Fascista. Come si puo’ facilmente osservare non siamo in presenza di personaggi tipo Ferruccio Parri, Tommaso Fiore e via dicendo, ma di persone che, se si fossero trovate in un contesto storico leggermente meno autoritario, molto probabilmente se la sarebbero cavata con un richiamo. Un caso a parte e’ quello del nostro concittadino Pietro Tommaso Carano.Pietro Tommaso Carano, figlio di Domenico Antonio e di Vincenza Masella, nacque a Palagiano il 7 luglio del 1864. Residente a Massafra, citta’ in cui esercitava la professione di farmacista (ancora oggi esiste una farmacia Carano) risulta da subito schedato come comunista propagandista tra l’elemento contadino e assiduo lettore di giornali social-comunisti e della ‘Voce Repubblicana’. Dal 20 ottobre 1920 al 25 settembre 1923 fu sindaco di Massafra, guidando un’amministrazione di sinistra; durante la sua amministrazione i combattenti ottennero l’appalto dei lavori di bonifica del fiume Tara.Si iscrisse alla Massoneria e la sua farmacia costitui’ per parecchio tempo il ritrovo ideale dei principali elementi sovversivi della zona.Arrestato il 19 novembre 1926 in esecuzione dell’ordinanza della CP per attivita’ e propaganda sovversiva. Assegnato al confino di Acerenza, in Basilicata, per tre anni dalla CP di Taranto con ord. del 18-11-1926.
La Corte d’Appello con ord. del 15-01-1927 respinse il ricorso. Durante il periodo di confino subi’ un arresto dal 31 maggio al 12 giugno del 1927 per contravvenzione agli obblighi. Ottenne di essere trasferito a Garaguso, paese privo di farmacia, per poter esercitare la sua professione.Fu liberato il 2 dicembre del 1929 per fine periodo, dopo tre anni e 14 giorni.Alla fine di settembre del 1935 si trasferi’ da Massafra a Trieste dove mori’ il 4 marzo 1940, all’eta’ di 76 anni.I figli Domenico e Vincenzo, educati ai principi antifascisti, erano anarchici fuoriusciti in Francia e nel 1927 risiedevano Domenico a Parigi e Vincenzo a Bruxelles. 

 

Autore: Luigi Putignano. 

 

Fonte: www.palagiano.net