La nostra comunità non è sempre stata propensa ad accettare i mutamenti della vita politica nazionale che si sono susseguiti; l’abitudine secolare a sopportare, pazientare, tirare avanti alla meno peggio, ha consolidato il nostro carattere refrattario alle novità; la comunità è rimasta soggiogata dal pessimismo e dal fatalismo derivanti dalla secolare dipendenza dall’autorità feudale e padronale, protrattasi per secoli, fino alla prima metà del 1900.

Il Fascismo sostanzialmente fu vissuto, come uno dei tanti avvenimenti della nostra storia locale.Dare comunque un giudizio sereno e obiettivo quando i ricordi dei caduti in guerra sono ancora vivi, quando sono ancora presenti coloro che portano mutilazioni nella propria carne, quando sono ancora viventi coloro che hanno perso gli anni più belli della loro gioventù lontano dagli affetti, dalla Patria, nei campi di prigionia, diventa veramente difficile.La maggior parte della nostra comunità, prettamente agricola, ha vissuto nel silenzio e nella sopportazione le contraddizioni del Fascismo plaudendo, nel proprio intimo, per le opere a carattere sociale di una certa rilevanza e maledicendo l’imposizione fiscale che colpiva i più deboli, l’impossibilità di parlare apertamente, l’inquadramento forzato nel Regime, la guerra, l’invio dei propri cari nei luoghi coinvolti nel conflitto mondiale, i bombardamenti, le paure, l’occupazione militare, la fame e la povertà.Il nostro Comune contava, all’avvento del Fascismo, 4636 abitanti risultanti al censimento del 1921. Durante il Regime la gente continuò a lavorare sodo per tutto il ventennio, sperando in un miglioramento di vita che la legava alla sudditanza atavica al padronato e al feudatario, sperava di liberarsi dall’ignoranza e di vedere riconosciuti i propri diritti.Subito dopo i primi anni di Regime, gli agricoltori si accorsero che non era cambiato quasi nulla; continuarono a condurre la coltivazione delle terre sempre su decisione del proprietario e i braccianti continuarono ad essere ingaggiati in piazza, pagati così come stabiliva il proprietario.Gli artigiani continuarono a lavorare in modo precario, come negli anni precedenti, o emigrarono nelle colonie d’Africa insieme ai braccianti agricoli.Le tasse fioccavano su tutti e su tutto; furono tassati persino i mezzi di lavoro come i carri agricoli e i cavalli da tiro; ogni carro era munito di targa, come i camion di oggi e sulla sella da tiro del cavallo era posto, in modo visibile, il numero del carro e la provincia di appartenenza, proprio come il bollo delle macchine, la tassa era annuale.Si riportano alcune tasse sugli animali, applicate nel 1941: Cavalli da 1 a 3 anni, valore L.1800 imposta 2% L.36.Cavalli da lavoro oltre i 3 anni, valore L.3000 imposta 2% L.60.Cavalli di lusso, valore L.5000 imposta 2% L.100Muli da 1 a 3 anni, valore L.2500 imposta 2% L.50.Muli oltre 3 anni, valore L.4000 imposta 2% L.80.Asini da 1 a 3 anni, valore L.700 imposta 2% L.14.Asini oltre 3 anni, valore L.1200 imposta 2% L.24.Capre, valore L.200 imposta 1% L.2Pecore, valore L.130 imposta 2% L.2,60.Maiale, valore L.800 imposta 2% L.16.Per una vacca tassa L.15.Per un bue tassa L.25.Per un bufalo L.10.Tuttavia, l’arrivo dell’acqua nel paese, in seguito alla costruzione dell’Acquedotto Pugliese, il miglioramento della viabilità, la bitumatura della Taranto - Bari, la sistemazione della via di Chiatòna, il rifacimento del ponte sul fiume Lenne, in località “Venti”, l’obbligo per i Comuni di costruire gli edifici scolastici per le scuole elementari, le prime opere assistenziali come: la “Maternità e Infanzia”, “il Patronato scolastico”, i “Premi di natalità” in occasione della “Festa della Madre e del Fanciullo”, le sovvenzioni e le spese ospedaliere per le famiglie povere, le prime contribuzioni per assicurare la pensione di vecchiaia e “La Mutua”, in campo sanitario, accesero speranze in non pochi.Le manifestazioni di simpatia, per il Regime, si ebbero anche nel nostro Comune. In qualche raduno, in piazza, Mussolini fu salutato come “l’uomo della Provvidenza”. Parecchi contadini credettero che era giunto finalmente l’uomo che avrebbe dato loro la terra, ma attesero invano lo spezzettamento del feudo del Romanazzi e l’assegnazione delle terre.I fascisti palagianesi provenivano dagli agrari, dai piccoli proprietari terrieri, da alcune famiglie artigiane, dai braccianti speranzosi di trovare lavoro, come la propaganda prometteva e da giovani professionisti. Parecchi degli agrari locali e dei professionisti occuparono cariche di rilievo, non solo nell’Amministrazione comunale, ma anche in seno al Partito Fascista.Le condizioni di povertà di diversi nostri concittadini, li spinsero a emigrare nelle colonie africane, o ad arruolarsi, come legionari, nella guerra di Spagna, dove misero seriamente a rischio la propria vita, spinti da nessuna ideologia, ma dal bisogno di guadagnare un po’ di soldi per l’acquisto della casa o di un pezzo di terreno.

 Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini