Il servizio di nettezza urbana fu quasi sempre dato in appalto. La ditta appaltatrice doveva provvedere alla pulizia delle strade, alla rimozione dei rifiuti solidi e allo smaltimento dei liquami, dal momento che non vi era la fogna comunale; pochi fortunati avevano il pozzo nero per smaltire le acque fognarie.

D’ estate, all’alba e, in inverno, nel primo mattino, passava un carrobotte trainato da un animale dove si versavano i rifiuti umani accumulati durante la notte nei “cantr” o nei vasini da notte. Le donne provvedevano a svuotarli e a lavarli, alla meglio e, in fretta, con acqua e scopino.Lo smaltimento delle acque per gli usi domestici non sempre era possibile. I liquami portati appena fuori dal paese venivano versati nelle campagne, mentre i rifiuti solidi erano ammassati in zona S. Marco.Anche il letame degli animali veniva depositato fuori dal paese, nelle campagne, o lungo i bordi del vecchio tratturo di via Matera.In questi rifiuti trovavano l’ambiente idoneo, per la loro proliferazione, migliaia di insetti, in particolare, mosche e zanzare che, nel periodo primaverile invadevano, a sciami, il paese, portando tifo e malaria, vere piaghe per la nostra popolazione.I casi di malaria iniziarono a diminuire con alcune opere di bonifica realizzate nelle paludi, tra i fiumi Lenne e Lato, durante il Fascismo e completate dopo la fine della II Guerra Mondiale; dal 1960 in poi non si ricordano casi di malaria.I casi di tifo diminuivano man mano che le abitazioni potevano collegarsi ai tronchi fognari delle strade.Dagli anni ’30 in poi, si ebbero tronchi fognari oltre che nel corso principale, nelle vie adiacenti alla piazza Vittorio Veneto e in Corso Lenne.Le opere fognarie furono rallentate negli anni della II Guerra e riprese subito dopo. 

 Fonte: Memoria storica del nostro ‘900, di Michele Orsini