Bambina vestita con abito di Sant’Antonio (Archivio Raffaella Intini)

La dote. Attraverso il matrimonio, nel pas­sato prendevano corpo strategie economiche e sociali di scambio volte a consolidare e talvolta ad incrementa­re patrimoni.

 

L'attribuzione della dote doveva essere uno «scambio» che comporta­va necessariamente unioni tra pari. Essa veniva pattuita nel momen­to del fidanzamento. La dote compo­sta di biancheria e denaro costituiva nella maggior parte dei casi il capita­le iniziale per giovani contadini o ar­tigiani che, con il matrimonio lascia­vano la bottega (puté) paterna o quel­la del suo datore di lavoro (d’ mestr) dove aveva esercitato l'apprendista­to, per mettersi in proprio. Importante era la camera da letto, lo stipo la credenza e le sedie realizzate artigia­nalmente. Le «robbe (pann’ a iott’)» comprendevano in generale la bian­cheria per il letto, quella per la tavola e la cucina. Lenzuola ricamate, tova­glie di tela o di lino, coper­te di lana cordata, utensili di cucina, venivano conser­vate in due cassoni che co­stituivano parte integrante del corredo insieme all'oc­corrente per la toilette: uno veniva posto ai piedi del letto e l'altro in cucina. Una settimana prima del matrimonio, in casa del­la sposa, si faceva mostra del corredo, La prima a prendere visione era la fu­tura suocera che «control­lava» se il «patto» tosse sta­to rispettato. I genitori godevano della possibilità di «obbli­gare» i figli a sposarsi se­condo la propria volontà e
in molti casi, il matrimonio di un figlio condizionava quello degli altri. Quando il matrimonio era fortemente contrastato gli innamorati facevano la    fuga d'amore    (s    nsc'nnav'n'). La sposa indossava per la cerimonia un abito sem­plice, scuro ed era costretta a sposarsi, con l'unico uomo della sua vita, la mat­tina molto presto nella chiesa semibuia e disadorna. Era abitudine, fino a non molti anni fa, vestire i bambini con l'abito di Sant'Antonio o di Santa Rita. Era­no quattro, nell'arco dell'anno, le occasioni in cui il caratteristico abito veniva indossato.

 

 Fonte: “Palagiano tra saperi e sapori”, Franca De Marco.