Variazione del toponimo Palagiano.

 L'attuale toponimo Palagiano ha subito varie modificazioni nel corso dei secoli.

Gli storici Girolamo Marciano di Leverano, nel 1600, Francesco Caramia di Mottola e Giacomo Arditi di Presicce, nel 1800, ipotizzarono che dall'importanza di un tempio, edificato ai tempi della Magna Grecia in onore della dea Pale o Palete da contadini e da pastori per ringraziarla del dono di un importante pascolo nella pianura, quindi, sarebbe derivato Paleano e Palesano per indicarne il luogo. (Cfr. G. Arditi, La corografia fisica e storica della Provincia di Terra d'Otranto, Bologna, 1979, pag. 464).

Fra le altre citazioni che troviamo nei libri di storie comunali c'è quella di Palatianum risalente con molta probabilità ad epoca romana, in quanto la si ritrova nella discussione sulla esatta ubicazione dalla Mansio ad Canales indicata sul tracciato della via Appia presso Taranto.

Nella Cronaca, invece, di Lupo Protospata all'anno 1023 troviamo la seguente annotazione: «Venit Rayca cum Saffari Criti Barum mense Junii, et obsedit eam uno die: et amoti exinde comprehenderunt Palagianum oppidum, et fabbricatum est castellum in Motula», cioè: «Raica venne a Bari con Saffari Crito nel mese di giugno, e l'assediò per un sol giorno: e fatta diversione sulla fortezza di Palagiano la espugnò, e poi costruì un castello su Mottola. Nella prima metà del XII secolo si cita il toponimo in diversi atti pubblici con loco Palaiani (luglio 1131) e anche Palajani (marzo 1155). Ancora in un altro atto del 1238, dei Benedettini, si legge Palaianus.Il centro abitato fu anche indicato come Casalis Palagiani in un ordine di restituzione da parte di Francesco Monteleone, Giustiziere e Vicario di Taranto, a favore del Priore Pietro del monastero di Sant'Angelo di Casalrotto il 29 gennaio 1308. Giacomo Castaldo di Venezia, nella «Descriptione della Puglia», nell'an­no 1567, incideva su rame, a Venezia, una rarissima carta geografica, su cui si legge chiaramente Castelpalasano. Gerardo Mercatore nel 1585 descrivendo la «Carta di Puglia» poneva accanto a Paglianel, (Paglianello o Paglienelli, cioè Palagianello) anche C. Palasano, ossia Castel Palasano. Nel 1595 A. Ortelius da Anversa stampava una Carta della Puglia di Giacomo Castaldo in cui è scritto Castel palasano. Nello stesso anno, sempre A. Ortelius, in un'altra sua carta geografica sul «Regno di Napoli, descritta da Pyrrho Ligorio», a fianco di Paglianelli porta per la cittadina in questione Paligiano. Nell'atto di vendita del territorio di Casalrotto di Mottola da parte dei Benedettini di Cava dei Tirreni al Marchese Marco Antonio Caracciolo si parlava, nel 1616, di confini con le terre di Don Donato Calabrese, detto di Palasciano. L'incisore Donato Rasciotti ripeteva a Venezia, nel 1617, l'opera del        cosmografo Giacomo Castaldo, la «Descriptione dela Puglia», in occasione del soggiorno della flotta spagnola nel porto di Brindisi e indicava ancora Castel palasano. Nel 1620 G. Antonio Magini, in una sua «Carta della Terra d'Otranto» riporta accanto a Palescianello anche Palesciano. Più tardi Giovanni Bleau, nel 1635, scrive Palesciano e Palescianello nel suo «Atlante» pubblicato in Amsterdam. Gli stessi due nomi troviamo in un altro Atlante del 1639 fatto da Hendrick Hondius e da Giovanni Jansonio. Palesciano e Palescianello sono ripetuti ancora da Antonio Bulifon nell'«Atlante del Reame di Napoli» attorno al 1692.Nel 1684 il rilevatore incaricato dall'abate Gian Battista Pacichelli descrivendo l'area della diocesi di Mottola, per la nostra cittadina incideva in una litografia, data a stampa a Napoli nel 1703, il nome Paligiano. Nel 1700 Cristoforo Weigelio, a Norimberga, stampava una carta colorata del Regno Napoletano sulla quale era scritto, presso Palescianelli, anche Palesano. Un'altra ripetizione di Palesano si trova nella «Carta del Regno di Napoli» data alle stampe nel 1703 a Parigi da A.H. Iaillot, geografo di Luigi XIV. Antonio Zatta da Venezia, disegnando la Terra d'Otranto nel suo «Atlante Nuovissimo» annota nell'anno 1783 Palegiano e Palegianello, aggiungendo anche il fiume Chiatano, come nascente da Serra Amara, nel territorio di Mottola e scorrente fra Palagiano e Palagianello, nei pressi di Casalrotto, per ricevere un'affluente nei pressi della masseria Pescheria, non lontano da Parete Pinta (attualmente Parete Pinto), fino a sfociare nel mare Jonio. L’incisore Giuseppe Guerra, nella “Carta della Basilicata e della Terra d’Otranto”, nel 1790, porta oltre al fiume Chiatano e Palagianello l’ultima forma, la vigente, Palagiano. Comunque con Palaggiano databile alla fine del XVIII secolo è posseduto dal dott. Nicola Vacca di Lecce per due acquerelli raffiguranti un uomo e una donna in abiti tradizionali e di folklore locale.

 

   Pasquale Lentini, in "Tasselli di storia palagianese".